Pagine Giovani - Gennaio/Aprile 2019
Farfariel è un diavoletto dispettoso che tormenta Micù, un ragazzino di 10 anni già con rilevanti problematiche. Rimasto segnato dalla poliomelite, è preso in giro dai compagni di classe e, pur essendo dotato di una intelligenza brillante, non viene apprezzato dal padre. Gli piacerebbe avere il supporto affettivo del nonno Berardo, detto Tatà, ma l’uomo è ritornato dall’America, ha dimenticato il dialetto e non riesce più a comunicare. Nonostante tutto, il ragazzino dimostra di poter gestire da solo la sua vita, supera gli incubi notturni, i soprusi scolastici e gli umilianti sguardi del padre che lo feriscono più di ogni altra cosa. Insomma, tiene alta la testa e dimostra di essere un autentico abruzzese, tenace e volitivo. La storia è ambientata in un paesino dell’arcaico Abruzzo, a Canzano (TE) nel 1938. L’A., nativo del posto, riesce a descrivere con opportune pennellate gli ambienti, gli usi e i personaggi dimostrando di avere abile sicurezza di sceneggiatore e di autore di testi teatrali. L’affresco umano è commentato da Farfariel che aggiunge le sue annotazioni in rosso sulle pagine, cancella parti intere, sostituisce, integra. Altro elemento interessante è la scelta di aprire ogni capitolo con una foto d’epoca, incorniciata in un passepartout verde scuro. Romanzo intrigante, che probabilmente avrà un seguito.
di Claudia Camicia


Scarica l'articolo in pdf