Pepeverde - n. 5 gennaio/marzo 2020
Una storia personale quella che ci racconta qui Maria Teresa Andruetto (vincitrice nel 2012 del prestigioso premio Hans Christian Andersen Award) e una storia universale: quella del potere salvifico dei libri. Clara, la protagonista, è la mamma della scrittrice. Vive in un piccolo paese nella distesa pianura argentinadove non vi è scuola né biblioteca. Di rosso non ha il cappuccio ma le scarpe, ma come la protagonista della celebre fiaba deve andare dall’altra parte del paese, mandata dalla mamma che la ricopre di raccomandazioni, con un cesto in mano, a portare, non la focaccia, ma i panni lavati e stirati a un signore che abita in una bella e grande casa. Deve lasciare i panni e prendere i soldi sotto lo zerbino. Ma un giorno, l’uomo che non esce mai, le chiede dai vetri come si chiama, e Clara risponde con un’altra domanda «Perché te ne stai rinchiuso?». Lui non risponde ma prosegue: «Sai leggere?». Sì, Clara sa leggere, gliel’ha insegnato la nonna. E mentre guarda con occhi meravigliati e carichi di desiderio i tantissimi libri che riempiono quella casa, un legame speciale si instaura con l’uomo alla finestra. Ogni volta che andrà lì, Clara potrà portarsi a casa un libro nuovo da leggere. La bambina si innamora delle storie e l’uomo si dimentica delle sue paure tanto da raccontarle la sua storia e il suo dolore, il coraggio che non ha avuto.
Un albo poetico, delicato, potente, con poche parole, essenziali, cariche di tenerezza. E con le splendide intense, emozionanti illustrazioni della giovane Martina Trach che raccontano la storia più delle parole. I gialli ocra, sfumati, le tonalità del marrone ci portano nella distesa infinita della pampa argentina, nella solitudine, nella lontananza, nel calore dei libri. Ci fanno respirare l’aria che Clara respira e sentire il dolore di Juan, ci fanno rimanere senza fiato nell’attesa e tirare un sospiro nella corsa finale di Clara verso casa sussurrando con lei: «Coraggio».
di Clelia Tollot

