La biblioteca che vorrei - 4 maggio 2020
Titolo banale e già sentito? può darsi, ma è un dato di fatto che troppi pochi lettori conoscano Siobhan Dowd.
Di origini irlandesi, londinese di nascita e laureata a Oxford in lettere classiche, ultima di quattro sorelle, legatissima all’Irlanda, trasferita per sette anni a New York, oltre che scrittrice è stata un’attivista per i diritti umani: è stata, infatti, ricercatrice e poi direttrice del PEN American Center’s Freedom-to-Write Committee a New York City, un’associazione in difesa degli scrittori minacciati e incarcerati in aree del mondo dove la libertà di parola è seriamente a rischio.
Gli ultimi anni della sua vita l’hanno vista impegnata, nella sua Inghilterra, presso scuole in aree socialmente disagiate, nelle prigioni, nei riformatori e nelle comunità di recupero. Tutti ambienti che faranno da sfondo ai suoi romanzi, molti dei quali vinceranno diversi premi tra cui, nel 2009, la Carnegie Medal (il più importante riconoscimento per la letteratura per bambini e ragazzi in lingua inglese) e il Premio Andersen nel 2012 come miglior libro per ragazzi oltre i 12 anni con Il mistero del London Eye.
In Italia, se abbiamo la fortuna di leggere i suoi libri nella nostra lingua, lo dobbiamo a due case editrici: la uovonero e la Mondadori.
Di Siobhan Dowd la casa editrice uovonero ha pubblicato: Il mister del London Eye, La bambina dimenticata dal tempo, Crystal della strada, Il riscatto di Dond, Le rose di Shell e Il pavee e la ragazza. Tutti titoli che meritano davvero una lettura e una pubblicità maggiore.
Scomparsa però, prima di portare a termine i suoi due ultimi romanzi, Dowd ha lasciato appunti, idee e soggetti che sono stati raccolti da altri due scrittori che hanno voluto rendere omaggio al suo genio: Robin Stevens per Il mistero del Guggenheim (il seguito del Il mistero del London Eye) e Patrick Ness per Sette minuti dopo la mezzanotte.
di Massimo Battista

