InformadisAbile - 16 ottobre 2021
Come fanno i libri ad essere davvero inclusivi? A spiegarlo, durante il Salone del Libro di Torino, è stata la casa editrice Uovonero, fin dalla fondazione baluardo nell’ideazione e nella realizzazione di libri e giochi per tutte e tutti trattando tematiche importanti come l’autismo, la disabilità e l’identità di genere.
Il primo concetto che deve essere chiaro, nel concepimento di un libro inclusivo, è la differenza di significato con il termine accessibilità: “I due concetti – ha spiegato Enza Crivelli, pedagogista clinica e responsabile scientifica di Uovonero – spesso sono usati come sinonimi ma non sempre un libro accessibile, se concepito nel modo sbagliato, riesce a fare inclusione. Per capire se sono davvero inclusivi, i libri vanno fatti provare a persone che abbiano certe peculiarità e non a insegnanti, terapisti o logopedisti.
Questo paradigma è amplificato ulteriormente quando si parla di autismo: Per una persona che pensa per immagini – ha proseguito – i libri scritti sono un grossissimo problema: 11 anni fa ho fondato la casa editrice con mio marito e siamo stati i primissimi a proporre i libri con i simboli che oggi vediamo un po’ dappertutto. Nel corso degli anni abbiamo creato altri progetti sfociati in 6 collane con diversi progetti di ricerca.
Crivelli ha poi illustrato i caratteri principali di un libro inclusivo, che deve essere funzionale, esecutivo, estetico, comunicativo, ludico, economico ed educativo favorendo l’accoglienza, l’autonomia, l’autostima e la crescita culturale: Quasi sempre – ha sottolineato – i libri pensati per chi ha certe caratteristiche sono brutti: la scelta dei materiali e l’attenzione al lato estetico è importante, tutti devono essere considerati come dei lettori e hanno diritto di accedere a prodotti equiparabili agli altri.
Tra le collane proposte da Uovonero sono presenti sia libri pensati per un utilizzo da parte di chi ha difficoltà di lettura che altri rivolti alla comprensione della neurodiversità, definita come un “modo di funzionare” e come uno “stile di pensiero”. Nel primo gruppo sono inclusi i libri in simboli e i giochi in tessere, nel secondo il progetto “30 giorni per capire l’autismo”, comprensivo di una serie di prove destinate a ragazze e ragazzi delle scuole medie per immedesimarsi nella “visione” delle persone nello spettro autistico”.
di Marco Berton

