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Recensione di La bambina dimenticata dal tempo su Dalla carta allo schermo

Dalla carta allo schermo - 19 gennaio 2022

Trama

1981. John Lennon è morto da un anno e in Irlanda sembra che i sogni di pace delle sue canzoni siano definitivamente sfumati. Il paese è scosso da attentati fratricidi e i membri dell'IRA in carcere stanno facendo lo sciopero della fame per ottenere dal governo Thatcher lo status di detenuti politici. Anche il ritrovamento del cadavere mummificato di una bambina sul confine fra Eire e Irlanda del Nord è fonte di contrasti quando si scopre che è vecchio di duemila anni. Fergus, casuale autore del ritrovamento insieme a Zio Tally, ha diciotto anni. Sta per iniziare gli esami di maturità, dove vuole ottenere voti alti per andarsene lontano a studiare medicina. Per aiutare il fratello Joe, in carcere, inizia a portare avanti e indietro dal confine degli strani pacchetti per conto di Michael Rafters, detto "il Matto", un personaggio ambiguo e collegato all'IRA. In questa situazione, in cui nascono l'amicizia per il soldato britannico Owain e l'amore per la bella Cora, Fergus comincia ad avere strane visioni, in cui un mondo antico che si intreccia sempre più con quello presente gli appare attraverso gli occhi di Mel, la bambina dimenticata dal tempo. Con questo libro, vincitore della prestigiosa Carnegie Medal nel 2009, Siobhan Dowd si conferma come una grande scrittrice, dotata di grande talento e sensibilità. Come nel precedente «Il mistero del London Eye», l'attenzione dell'autrice si concentra in modo particolare sul tema della diversità. Da un lato, una diversità che spaventa e che diventa capro espiatorio. Dall'altro, la presunta diversità tra popoli fratelli, costruita per ragioni politiche ed economiche, ma inesistente quando gli esseri umani riescono a incontrarsi in modo autentico. Età di lettura: da 12 anni.

 

Recensione

In questo romanzo il concetto di confine risulta centrale se si vuole individuare una chiave di lettura. 

Il primo confine che si presenta al lettore è fisico e sinistro: il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord nell’anno 1981. I cosiddetti troubles, i disordini, imperversano e la famiglia McCann vive con emozioni diverse la decisione del figlio maggiore, militante dell’IRA in carcere, di aderire allo sciopero della fame. Se per i genitori è naturale orientarsi verso due reazioni drammaticamente opposte, il giovane Fergus, diciottenne protagonista della vicenda, si trova in maggiore difficoltà, soprattutto perché si confronta con altri confini: quello tra l’adolescenza e la vita adulta, tra innocenza e complicità, tra inconsapevolezza e presa di coscienza. Fergus si trova di continuo in bilico tra la voglia di crescere, con le responsabilità che questo comporta e la tentazione di tornare indietro nel tempo, ai tempi dei giochi innocenti e delle canzoncine cantate a squarciagola con gli amici. 

Altro confine è quello temporale. Il giovane protagonista è l’autore, per caso, di uno straordinario ritrovamento archeologico, quello del cadavere mummificato di una bambina dell’80 d.C. Anche questa barriera è continuamente infranta, per mezzo di una serie di visioni oniriche che sembrano mettere in contatto Fergus e Mel, quasi a dimostrare che epoche lontanissime tra loro possono dialogare e che alcuni atteggiamenti umani, alcune violenze e discriminazioni, sono destinate a ripetersi nei secoli.

Un romanzo che cattura grazie ai diversi spunti e alla scrittura fluida. Non a caso, il libro, ha vinto nel 2009 la Carnagie Medal come miglior libro dell'anno per ragazzi o giovani adulti pubblicato nel Regno Unito.

 

Alcune note su Siobhan Dowd

Nata a Londra da genitori irlandesi. Diplomata in lettere classiche all’università di Oxford, è entrata a far parte nel 1984 del Pen Club International, un’organizzazione di scrittori il cui obiettivo è quello di “riunire scrittori di tutte le nazionalità che abbiano a cuore i valori della pace, del rispetto e della libertà, senza i quali la creazione diventa impossibile”. Per vent’anni si è battuta contro la censura e per la difesa degli scrittori minacciati e incarcerati in ogni parte del mondo. Ha soggiornato in Indonesia e in Guatemala e ha diretto per sette anni il comitato “Libertà di scrittura” del centro americano del Pen Club, a New York. Al ritorno in Inghilterra ha continuato questa missione sociale inviando scrittori nelle scuole svantaggiate e nelle prigioni.

Il suo primo romanzo per ragazzi, "A Swift Pure Cry", è uscito soltanto nel 2006. Ha ricevuto critiche molto favorevoli da parte della stampa anglosassone e numerosi premi in Gran Bretagna e in Francia. Da allora, Siobhan Dowd è paragonata ai piú grandi scrittori irlandesi contemporanei.

Il mistero del London Eye (edito in Italia da Uovonero nel 2011) ha vinto il Premio Andersen per la fascia d'età oltre i 12 anni. È il secondo libro che ha pubblicato, ma il primo che ha scritto. 

Siobhan è riuscita a completare altri due romanzi prima di morire improvvisamente di cancro nell’agosto 2007, all’età di quarantasette anni. I quattro romanzi per ragazzi di Siobhan Dowd rappresentano un capolavoro, ancora piú prezioso se si considera che la sua realizzazione si è interrotta nel punto piú alto della sua traiettoria. Essi testimoniano il suo enorme talento di scrittrice, la sua profonda passione per la vita e l’affetto che ha sempre avuto per l’Irlanda, dove si recava regolarmente.

Tutti i diritti d’autore delle opere di Siobhan Dowd sono destinati alla Siobhan Dowd Trust, una fondazione di beneficenza creata appena prima della sua morte per migliorare le possibilità di accesso al piacere della lettura da parte dei ragazzi che vivono in aree socialmente disagiate.

Insieme a Patrick Ness ha scritto Sette minuti dopo la mezzanotte, edito in Italia da Mondadori nel 2013. Tra i suoi titoli ricordiamo: La bambina dimenticata dal tempo, Il riscatto di Dond, Le rose di Shell.

 

di Angelo Fuzato

 

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