Lea e Noa sono proprio inseparabili e complementari, ogni ricordo che hanno comprende l'altra.
Tutto cambia però quando all'improvviso, a scuola, Noa dice a Lea "Tua mamma sta per morire, l'ho vista ieri sera in TV al Galà del Cancro".
Queste parole non solo destabilizzano totalmente Lea, ma la catapultano in un vortice di disperazione, rabbia e soffocante sensazione di esser stata tradita: dalla sua migliore amica, da sua mamma, dalla sua famiglia, dalla vita.
Non è possibile, non può essere vero!! Sua mamma sta benissimo, e se davvero fosse malata, gliel'avrebbe detto lei di persona... o no??
La guardo. Ha qualcosa di diverso, ma non so cosa. C'è qualcosa che mi fa paura. Le mamme non dovrebbero cambiare. Le mamme dovrebbero rimanere sempre uguali.
Il mondo le crolla letteralmente addosso. Da quel momento Lea decide due cose: che odierà terribilmente Noa per averglielo detto, e tratterà con cattiveria chiunque proverà a compatirla.
Lea non ha nessun problema a fare a pugni con chiunque, siano le bambine smorfiosette e pettegole della sua classe, sia Konrad (il bambino che ha palesemente una cotta per lei), o le compagne della squadra di calcio... insomma da un momento all'altro Lea inizia a detestare tutti. Perfino la maestra Anna, che è sempre stata così buona con lei.
L'esistenza della bambina è totalmente travolta dal dolore e dalla paura, perché dura è constatare quanto la notizia sia purtroppo vera, ma ancor di più è vivere con la costante ansia che sua mamma Johanna possa morire da un momento all'altro.
La sua mamma così giovane (ha solo 38 anni!), così speciale e con la quale è così in sintonia, quella mamma forte che sta lottando con tutte le proprie forze contro la malattia e che vuole trasmettere positività e voglia di vivere a chiunque la vada a trovare a casa: i nonni, i vicini di casa, le sue amiche e soprattutto Nadja, la mamma di Noa.
Questo è forse il problema più grande: Nadja è la migliore amica di sua mamma, ma Lea deve categoricamente evitare di vedere lei e la figlia, perché crede che solo finché continuerà a odiare e evitare Noa, sua mamma non morirà.
Non importa se dovrà rinunciare a un’amica inseparabile, agli allenamenti di calcio e alla scuola: è disposta a tutto pur di bloccare il tempo.
Gli atteggiamenti improvvisi e scorbutici di Lea vengono compresi dagli adulti che la circondano, ma quella che si stupisce maggiormente del proprio comportamento è Lea stessa. Non sa cosa fare, ma non vuole parlarne con nessuno, non vuole trovare soluzioni, non vuole più essere felice, e stare da sola è forse la maniera migliore per lei, in quel periodo, per affrontare qualcosa di così grande e tremendo, qualcosa che vorrebbe tanto sconfiggere ma che va ben oltre le sue capacità.
Tra fughe e nascondigli, pomeriggi interi passati dalla vicina Alma col cane Ragnar, lacrime che non scendono o che scorrono a fiumi, litigate, riflessioni e attacchi di panico, la protagonista di questo libro affronta una situazione tosta che la vita le ha messo di fronte.
Solo quando Lea capirà che non servirà a nulla impuntarsi e detestare tutti, comprenderà il vero significato della vita e dell'amore che le sta trasmettendo sua mamma, a prescindere da tutto.
Scrivendo "Tanto amore non può morire", l'autrice Moni Nilsson parla di una tematica forse tra le più difficili che un bambino possa affrontare: la perdita prematura e dolorosa della mamma per colpa della malattia.
Vederla soffrire, sperare in una guarigione, provare rabbia e impotenza sono solo alcune delle sensazioni che l'autrice ha descritto in maniera assolutamente veritiera narrandola dal punto di vista della piccola Lea.
Davvero complimenti alla casa editrice Uovonero per questa scelta, sia grafica che emotiva!
La versione italiana è stata composta utilizzando il font ad alta leggibilità, quindi adatto davvero a qualsiasi tipo di lettore.

