Penna di corvo - 10 ottobre 2024
Uovonero celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale (10 ottobre)
con una storia di amicizia, coraggio e solidarietà contro i pregiudizi di ieri e di oggi.
Arriva in Italia il romanzo dell’autrice e attivista per i diritti J. Albert Mann
ispirato alle vicende delle internate nella Scuola del Massachusetts per deboli di mente. Una storia che racconta le atrocità inflitte, nel nome della “scienza”, a ragazze e donne considerate inadatte e incapaci di vivere nella società e per questo rinchiuse.
«Mann ha ricostruito in maniera efficace e dettagliata l’ambientazione, ma, cosa più importante, ha creato quattro personaggi complessi che traggono forza e ispirazione l’uno dall’altro. Affrontando temi come disabilità, pregiudizi, abusi e resilienza, spinge il lettore a riflettere sul modo in cui vengono usate e attribuite le etichette».
Stati Uniti, anni ’20 del secolo scorso: la Scuola del Massachusets per deboli di mente è un luogo da cui, una volta entrati, non si può più uscire. Le giornate sono scandite da orari e regole ferree: il fischio alle cinque e trenta del mattino nel dormitorio, le sedute periodiche ai gabinetti, le camminate in tondo sulle piste dell’istituto, i pasti, le attività pratiche di Educazione alla Manualità, le punizioni per chi non rispetta le regole.
È il destino che accomuna Rose, Maxine e Alice, tre ragazze definite “idiote”, “imbecilli” o “ritardate”. Rose ha la sindrome di Down e deve fare i conti con operatori crudeli e compagne prepotenti. Maxine, sua sorella maggiore, cerca in tutti i modi di proteggerla. Alice è stata abbandonata lì dal fratello per via del suo piede equino ed è innamorata di Maxine, ma l’omosessualità viene considerata una malattia, quindi è costretta a nascondere i suoi sentimenti. Eppure, in quel luogo dove non è consentito esprimere emozioni, dove ognuna nasconde ciò a cui tiene di più, le tre ragazze sono amiche e complici, sostegno e ragione di vita l’una per l’altra.
L’arrivo di London, coraggiosa e ribelle, cambierà le loro vite e rafforzerà il legame che le unisce. London è incinta, non è sposata ed è ritenuta debole di mente e moralmente instabile. Non ha però alcuna intenzione di accettare passivamente il giudizio di una società ingiusta ed è determinata a correre ogni rischio pur di fuggire. Proprio come Edmond Dantès, il protagonista de Il conte di Montecristo, il romanzo di Alexander Dumas che London legge e rilegge, affascinata dalle sue avventure. Riuscirà a instillare nelle compagne un germe di libertà?
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, istituita il 10 ottobre 1992 con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui problemi di salute mentale e combattere stigma e discriminazioni, arriva in Italia Le Degenerate, di Jennifer Albert Mann, attivista statunitense per i diritti delle persone disabili e autrice di numerosi romanzi middle grade e young adult. Un romanzo sul coraggio e la forza dell’amicizia in grado di combattere i pregiudizi e scardinare le regole.
ISPIRATO A VICENDE REALI
«Una ritardata è un elemento pericolosissimo per la società. Da un punto di vista biologico è un essere umano inferiore. È una cosa certamente sgradevole a dirsi, ma scientificamente inappuntabile».
London, Alice, Maxine e Rose e tutti gli altri personaggi che si incontrano fra le pagine del romanzo danno voce a persone realmente esistite, le cui vite si sono intrecciate nella Scuola per idioti e deboli di mente del Massachusetts (chiamata in seguito Scuola del Massachusetts per deboli di mente, poi Scuola Walter E. Fernald dopo la morte del dottor Walter Fernald, uno dei sovrintendenti). La scuola fu fondata nel 1848 e rimase in funzione ben oltre l’epoca di London, Rose, Alice e Maxine, chiudendo i battenti solo nel 2014.
«Tutte le affermazioni discriminatorie pronunciate dai medici e dalle infermiere sono state davvero scritte da medici e infermieri nella realtà. Ho ripreso parole e frasi da documenti e relazioni, cambiando solo i pronomi o i tempi verbali secondo necessità, e le ho inserite nella narrazione. La struttura, il metodo e i programmi di questo istituto, e di molti altri in tutti gli Stati Uniti – spiega ancora Mann – sono cambiati pochissimo nel corso di quei 166 anni. Il mondo è andato avanti… dimenticandosi delle persone rinchiuse in quegli istituti. Oggi, purtroppo, si sta ancora rimediando ai danni creati dall’idea che la diversità debba essere punita anziché valorizzata».
Dalla nota di J. Albert Mann al termine del romanzo
IL RUOLO DELL’EUGENETICA
Le teorie e i metodi applicati nella scuola Fernald sono riconduncibili all’eugenetica, pseudoscienza che negli Stati Uniti fece propria l’idea del miglioramento della razza umana e definì come “migliori” gli uomini e le donne di pelle bianca, delle classi medie e alte, gli eterosessuali e “normodotati” che vivevano secondo gli standard sociali e morali del tempo. Chiunque non rientrasse entro quei confini perché ‘diverso’ rischiava di venire rinchiuso in istituto e/o sterilizzato, anche contro la sua volontà. Si stima che tra il 1907 e il 1980 negli Stati Uniti siano state sterilizzate settantamila persone. Gli Stati Uniti non furono i soli a adottare programmi di eugenetica che prosperarono in America Latina, Europa e Asia e nella Germania nazista.
LA SCUOLA FERNALD E I MANICOMI ITALIANI
Il pregiudizio nei confronti dei ‘diversi’ ebbe conseguenze anche in Italia. Le vicende delle protagoniste del romanzo ricordano le sorti toccate ai ‘matti’ segregati nei manicomi in condizioni degradanti e disumane, senza prospettive e abbandonati a sé stessi. Fu solo la legge Basaglia sul finire degli Anni Settanta a restituire dignità alla malattia mentale, chiudendo i manicomi e considerando il paziente come una persona da accogliere, ascoltare e aiutare, e non da recludere o nascondere. Molto è stato fatto, ma ancora oggi permane lo stigma nei confronti della malattia e del disagio mentale.
UNO SGUARDO AL PASSATO CHE CI SPINGE A RIFLETTERE SULLA NOSTRA SOCIETÀ
Sebbene ambientato nel passato, Le Degenerate è un romanzo che fornisce molti spunti di riflessione sulla società attuale: le vicende delle protagoniste ci spingono a interrogarci su quanto ancora oggi etichette e pregiudizi condizionino i nostri atteggiamenti e comportamenti.
«Oggi rimaniamo allibiti di fronte a idee come quelle del dottor Fernald quando definisce Maxine come una criminale appellandosi a ragioni biologiche, e diagnosi come ‘idiota’, ‘imbecille’ e ‘ritardato’ sarebbero considerate semplicemente assurde. Ma se è facile guardare al passato e chiedersi come si facesse a credere cose così ridicole, molto più arduo è guardarci intorno adesso e chiederci quali parole e idee che consideriamo vere e affidabili diventeranno ridicole in futuro». Dalla nota di J. Albert Mann al termine del romanzo.

