Questo sito utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua navigazione. Continuando, dichiari di accettare la nostra informativa sui cookies.

cartadocente I Libri di Camilla

Quant'è bella giovinezza

Choozeit, domenica 6 marzo 2016

Lungi da me voler rovinare la festa a Lorenzo de’ Medici , però insomma non è che sia proprio sempre vero, ammettiamolo: quando si è giovani si prova quel sentimento di alienazione, quella sensazione spiacevole per cui nessuno ci capisce… Trovare il nostro posto in una società che ci va stretta è un po’ la sfida del passaggio all’età adulta. Solo che, a volte, capita che il nostro posto, nella nostra società, proprio non ci sia: e vale per la Berlino degli Anni Trenta, il Bronx degli Anni Sessanta, e per un paesino nell’Irlanda del Sud degli Anni Ottanta. Leggere per credere…

Siobhan Dowd, LE ROSE DI SHELL, Uovonero, trad. S. Bandirali

Riavvolgiamo il nastro perché in questo romanzo c’è l’Irlanda del bianco e nero: il nero del peccato irrimediabile e indicibile, inenarrabile, non condivisibile, e il bianco dei battesimi, delle comunioni e dei matrimoni, dove mito, leggende e fiabe sono indissolubilmente abbracciati alla realtà. Non c’è internet, non c’è un cellulare, nel paese sperduto in cui si svolge l’azione. Non c’è neppure una biblioteca e vi renderete conto di cosa vuol dire vivere in un posto senza libri, tanto che la giovane protagonista dovrà rubarne uno dalla libreria circolante che passa di lì (e Siobhan Dowd era molto sensibile a questo problema, lo potete vedere visitando il sito della fondazione a suo nome). Eppure questa è l’Irlanda dell’altro ieri, del 1984 e se non ci fosse Sade (sì, quella di Smooth Operator), non me ne sarei mai resa conto, tanto sembra persa in un passato remoto.

Il romanzo era già apparso in Italia, ma ora Uovonero lo riedita con una nuova traduzione e un nuovo titolo (in realtà, l’editrice sta pubblicando tutta l’opera di Siobhan Dowd, cosa buona e giusta): difficile rendere quello originale (“A swift pure cry” una citazione dall’Ulisse di Joyce), ma state bene attenti a quelle rose di Shell, perché le ritroverete in tutto il libro nascoste qua e là (e il nascondiglio più importante non possiamo svelarlo nemmeno noi!). Questa è la storia di Michelle detta Shell, una ragazzina di sedici anni costretta a crescere troppo in fretta e troppo sola. Dopo la morte della madre, che non se ne va e si libra sopra Shell come una dea fata, Shell deve occuparsi della sorellina Trix e del fratellino Jimmy, e anche del padre che, con la morte della moglie, da un  lato si arrende all’alcol, che lo aiuta a vivere nell’incoscienza di una dimensione in cui la moglie non è mai morta, e dall’altro si aggrappa alla religione in maniera bigotta e fanatica. Sembra un po’ la storia di Cenerentola: un’adolescente che sta sbocciando alla vita, orfana di madre ma con la fatina, subisce le angherie di un patrigno… e c’è pure il principe azzurro, l’affascinante chierichetto Declan Ronan! Solo che la sua ‘esuberanza sessuale’ lo rende poco romantico e molto pratico: nel suo castello c’è posto per Shell come per Bridie, l’amica di Shell, ma alla fine le butta fuori tutte e due e decide di partire per l’America, insomma un orco più che un principe. C’è anche Padre Rose, che le malelingue non stenterebbero a definire come un altro possibile pretendente: effettivamente, Shell trova nell’amicizia con il giovane sacerdote un sostegno che probabilmente la aiuta a sopravvivere, ma è davvero un rapporto pulito? Padre Rose scopre che a volte Dio è muto…  Onde evitare, meglio trasferire, e Shell perde anche questo debole appiglio alla serenità. Quello che invece non c’è in Cenerentola, è la vicenda che trasforma la storia di Shell in un giallo dai macabri risvolti. Impossibile raccontare distintamente senza spoiler, quindi dovrete accontentarvi. Un bambino nasce. Un bambino muore. Un bambino è morto ma sembrerebbe non essere mai nato, perché i bambini non sono sempre un dono di Dio e può capitare che il gesto più naturale del mondo diventi una colpa pesante più di tutto il mondo. Infanticidio? Stupro? Incesto? Chi sono i padri e chi le madri? Difficile trovare la verità quando ognuno ha già una sua idea a riguardo. Di nuovo leggende e realtà si mescolano e ne esce una nuova pozione. Shell, Trix e Jimmy imparano che si può anche credere con tantissima forza che le cose siano diverse da quello che sembrano, ma quasi sempre le cose sono quello che sembrano. Il loro padre, invece, crede a ciò che sembra ma sbaglia e deve essere Shell ad aiutarlo, diventando il genitore di suo padre, oltre che dei suoi fratelli. Shell ha una forza che chissà da dove viene, dato che comincia a dubitare persino di Dio, e Gesù, forse un po’ esasperato o solo triste, si stacca i chiodi, scende dalla croce e se ne va dando le spalle alla ragazza. Quello che esce dalla porta, però, a volte rientra dalla finestra, se la lasciamo aperta: così Rose ritrova sua madre in armadio, nel profumo del suo bellissimo abito rosa di quel ballo in cui mamma e papà si innamorarono l’una dell’altro, una rosa di stoffa che fa una magia ma che è anche un incantesimo maligno che strega il padre di Shell. In questa dimensione che oscilla tra oggettività e sogno, non c’è l’ombra di uno stereotipo, non un personaggio scontato. E se l’Irlanda che giudica è in bianco e nero, il romanzo è costruito su un arcobaleno di colori, perché non c’è un solo aspetto che si esaurisca in un aut aut: basti pensare alla fede e alla sua forma ‘storica’, la religione, che compare in così tante declinazioni in questo romanzo da costringerci a sospendere il giudizio. Lo stesso vale per l’amicizia (l’irrequieta Bridie) o l’amore (Declan?). Alla fine, però, la parola che vince su tutti è gioia. Una gioia che è poesia, mille volte meglio del “vissero tutti felici e contenti” di Cenerentola, anche o forse proprio perché qui non tutti vivono felici, perché gli errori esistono ma vi si può rimediare. La gioia è un’altra cosa rispetto alla felicità di cenerentola, e Siobhan Dowd lo sa e lo sa scrivere, fa vibrare questa gioia nata dal dolore in un modo che pochissimi saprebbero fare, figuratevi io. Andatevelo a leggere, è l’unico modo. Con un pacchettino di kleenex, ché qualche lacrima scappa e fa solo bene.

Paola Rinaldi

 

 

leggere è un diritto di tutti

7

Creare libri speciali per dare a tutti i bambini, compresi quelli che hanno difficoltà di lettura di vario genere, il piacere di leggere e di condividere gli stessi libri.

Diffondere una cultura della diversità intesa come ricchezza, che sappia stimolare curiosità e conoscenza anziché paura e diffidenza, per mezzo di albi illustrati, opere di narrativa e saggi.

contatti

  • Via Marazzi, 12 - 26013 Crema
  • Tel. +39 0373 500622
  • Mail: libri@uovonero.com

Newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo
3

Librerie
Hai una libreria e vuoi acquistare i nostri titoli? Contattaci

 
6

Scuole 
uovonero organizza incontri di formazione per gli insegnanti e incontri e laboratori per gli studentiVuoi saperne di più?