SuperAbile - agosto 2018
Un testo minimalista ed essenziale come il bianco e nero che caratterizza i disegni del libro. Pochi tratti, ma decisi, per raccontare la storia di una ragazzina sorda. Monìc insegue «parole ballerine che vanno e vengono su labbra mute». Ha però due voci: mani e bocca. La bambina che andava a pile, scritto e illustrato da Monica Taini per la collana I geodi di Uovonero, narra di un mondo senza suoni, di muri apparentemente invalicabili e di un apparecchio acustico. E anche se molti la ritengono diversa, per i suoi amici lei è semplicemente Monìc.
L’autrice è nata a Brescia nel 1992. All’età di due anni le è stata diagnosticata una sordità profonda, a dieci ha messo l’impianto cocleare e da lì è cresciuta bilingue, in uno strano miscuglio tra italiano e segni. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, attualmente lavora in una scuola primaria, a stretto contatto con altri bambini che «vanno a pile» come le loro protesi acustiche.
In appendice al volume, un glossario semiserio di cultura sorda porta il lettore a sorridere, riflettendo sulla diversità e sui pregiudizi.
di M.T.
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