Andersen 319
La vita del primo (e più grande) chitarrista jazz europeo raccontata da chi ha condiviso con lui le fatiche ed i successi: la sua chitarra. Uovonero presenta la storia straordinaria di Jean Reinhart, in arte Django, con un albo molto suggestivo, dove suono e parole, immagini e colori, si fondono e si completano creando come una colonna sonora della lettura che sembra correre al ritmo della musica di Django. L’atmosfera ruggente degli anni ‘30 rivive nel carattere “retrò” del testo e nelle belle illustrazioni di Alfred -pseudonimo di Lionel Papagalli, illustratore, artista e autore di fumetti francese -che raccontano la Parigi delle Folies Bergeres, delle stravaganze artistiche, delle notti infuocate. Django, gitano analfabeta ma già giovane talento del banjo, è il protagonista dei locali parigini finché una notte l’incendio della sua roulotte lo ferisce gravemente togliendogli l’uso di due dita della mano sinistra. Impossibile riprendere il banjo, sembra una carriera finita, quando suo fratello Joseph gli regala una chitarra: ma come si fa a suonare sei corde con tre dita? Django con tenacia e determinazione si inventa una tecnica tutta sua: “quelle due dita deboli, nude e bianche come due gambe di ballerina di circo danzavano sul filo, saltavano da corda a corda, volevano essere acrobatiche”. Sembrano un milione le dita che corrono sulla chitarra con una leggerezza una ricchezza di suoni una varietà e velocità di ritmi che gli apriranno le porte dell’Europa e degli Stati Uniti dove suonerà con Duke Ellington.Il racconto di Silei unisce il ritmo -anche per le onomatopee musicali che meritano una lettura ad alta voce -, alla poesia della “voce” della chitarra, compagna di un’avventura entusiasmante ed intima com’è quella della musica:“si sedette e mi abbracciò con dolcezza, come si abbraccia una donna”.
di Anna Pedemonte

