Andersen 361 - Aprile 2019
Paiono di velluto blu anche le pagine di quest'albo, come i completi - di uno stesso modello, di uno stesso colore - che Erik Satie, personaggio chiave di questa narrazione, amava collezionare a profusione. Quello stesso blu scelto da Francesca Corso per permeare le pagine, in un'atmosfera onirica e malinconica che ben si accostano tanto al testo lirico di Sante Bandirali quanto alle musiche del compositore francese, il cui ascolto, perché no, potrebbe accompagnare la lettura o seguirla, subito dopo. D'altronde l'albo semina proprio in questa direzione, suscitando curiosità e instillando la voglia di riascoltare o ascoltare per la prima volta Satie, cogliendo uno spunto biografico poco consueto.
Figura bizzarra, fuori dagli schemi, oggetto di critiche benpensanti e scandali bohémien, Erik Satie ha vissuto tra la Normandia e Parigi dal 1866 al 1925, componendo, nella capitale francese, capolavori come Gymnopédies e le Gnossienne e sperimentando nuove forme del suono, che lo consacrarono come uno dei compositori più innovativi dell'epoca. Lui stesso, in aperta critica con quanto si ascoltava nei salotti dell'alta società,ha definito la sua una "musica da tappezzeria"(teorizzando poi quella che verrà chiamata "musica da arredamento"): non stupisce dunque, anzi, sorprende felicemente, che l'illustratrice abbia colto il suggerimento al volo, ricoprendo le quattro mura dell'"Armadio" - l'abitazione di Satie - con le note, fattesi germoglio pronto a fiorire e ad attecchire, tenace, anche sul pianoforte, intorno ai giovani studenti di musica, alle case vicine, a tutto il quartiere.
L'ossessione per il numero tre, la collezione di ombrelli, la difficile esperienza in carcere e molto altro: la vita di Satie si snoda tavola dopo tavola, in una biografia insolita, da gustare facendo scivolare lo sguardo sulle metafore visive, sui piccoli dettagli, sulle poesie del testo.
di Martina Russo


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