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Recensione di Il nostro albero

Biblioragazzi - 23 luglio 2019

Per molto tempo nei percorsi di lettura mi ha accompagnato “Il campione”, un romanzo di Mal Peet edito da Piemme nel 2007 su un portiere imbattibile cresciuto ai bordi della foresta amazzonica. Mi fa molto piacere che la voce e la bravura descrittiva di questo autore torni in un racconto illustrato da Emma Shoard, secondo il formato che Uovonero ha già utilizzato per Il pavee e la ragazza: un racconto destinato ai grandi, breve ma denso, illustrato, grande respiro sulla pagina, copertina morbida, insomma tutto quel che serve per conquistare lettori quando si presenta un formato simile. Ancora una volta il contenuto è di peso: si parla di famiglia, di una famiglia che si trasferisce felice in una nuova casa e la cui armonia si spezza nel giro di un anno; del rapporto stretto tra un padre e un figlio, rinserrato dalla complicità del condividere un posto speciale – la casa sull’albero che il babbo ha costruito in giardino non a caso chiamata Il Nido – e il tempo: a sentire i rumori della notte, a osservare la natura, ad ammirare un panorama che sembra estendersi a vista d’occhio e poi, irrimediabilmente, silenzi, rabbie, declino.

Un uomo passa per caso davanti alla casa in cui hai vissuto bambino, l’anno tra i suoi nove e dieci anni: non ci torna dall’epoca del trasloco e si indigna perché la casa sull’albero è abbandonata, nessuno se n’è preso cura. Salgono i ricordi e la rabbia, i conti mai fatti con quella vicenda: l’allontanamento dei genitori, una nuova persona nella vita della madre, il padre che esilia in quel rifugio sospeso, lasciando il lavoro e perdendo ogni interesse, fino a diventare come appare la casa ora: desolato, abbandonato, piegato dagli eventi. Forse non è un caso se l’uomo si ritrova adulto davanti a un luogo importante, per quanto doloroso, dell’infanzia: deve mettere a fuoco, far emergere i ricordi, fare i conti. L’albero veglia, guarda, custodisce. Fa venire in mente un albo letto di recente in cui si parla di padri e figli e alberi; fa venire in mente un’altro romanzo di un bel po’ di tempo fa (lo trovate ancora tra gli scaffali in biblioteca) dove una casa sull’albero aveva una grande importanza nel rapporto padre-figlio e nella possibilità di ricordare, sentirsi vicin, riuscire a dire: è “Scotty e il bandito gitano” di David Winkler (Feltrinelli kids. Sbuk 2003) che sarebbe bello venisse ripubblicato.

di Caterina Ramonda

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