Andersen 364 - luglio/agosto 2019
Parole che arrivano dalle viscere del tempo, trovate tra i luoghi, le facce, le cose di anni lontani. "1938, 1938", ripeteva spaventato Micù. "Era la sua parola magica, quella che diceva sempre quando voleva svegliarsi dai brutti sogni". E di incubi ce ne sono tanti in questo libro misterioso e intenso, pagine di stregonerie, maledizioni, fatture, invidie, proverbi, litanie, formule magiche. Protagonista è Micù, un bambino che ha dieci anni e deve diventare grande, nonostante non cresca quasi per niente dopo la poliomielite che lo ha lasciato piccolo e storpio alla mercè delle prese in giro dei compagni. FIglio di una famiglia di contadini e nipote di Tatà, detto Lione Lamericano, perché tornato a Canzano, in Abruzzo, dopo anni di America, è lui che con le sue visioni ci fa entrare dentro questa storia fatta di podestà prepotenti, preti complici, paesani fascisti, anarchici e olio di ricino, donne fattucchiere, bestemmiatori per professione, matti e bambini.
Sì, c'è la Storia dentro a questo libro, c'è il reale, ma predomina e muove le interiora la parte visionaria che si incarna a pieno nel personaggio di Farfariel. Un diavolo con gli occhi gialli, basso e brutto, che a volte è un gatto, altre un pipistrello ed è prepotente, tanto da esercitare il suo potere anche sul libro, segnato da righe rosse, cancellature e correzioni. Perché questo spiritello, che si muove tra il bene e il male, si intromette tra il libro e chi lo legge cancellando e disordinando l'ordito dell'autore Pietro ALbì, anche lui di Canzano, che dichiara di aver scritto il romanzo mettendo nero su bianco quello che una domenica pomeriggio "gli parve di sentire da una voce dentro al fuoco". Un libro prezioso anche nella veste grafica, curatissima, con le foto in bianco e nero del paese e dei suoi abitanti: bambini sorridenti, uomini e donne vestiti a festa, contadini tra i campi, abbecedari illustrati, uccelli in cielo, croci, panorami, processioni. Il tutto raccontato da una lingua ibrida che raccoglie il dialetto e lo trasforma in italiano e che si incrocia con l'americano, quello che parla il nonno Tatà. "Don't worry child", gli rispose il vecchio, e Micù immaginò gli volesse dire: "la prossima volta lo troveremo", riferendosi a un libro diverso da tutti gli altri che Tatà vuole trovare, custode di tutti i tempi e dei destini. Un lavoro complesso in cui a volte ci si perde, un lavoro intenso, carico di immagini. Una lettura per ragazzi grandi e per tutti, che ha la capacità di scaraventarci al confine con altri mondi, farceli sentire vicini e possibili: "Farfariel ma quello che sta accadendo è vero o è solo un sogno?". "Dipende da quanto è importante per te".
di Daniela Carucci

