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cartadocente I Libri di Camilla

Rassegna stampa

I Libri di Camilla. Per allargare il diritto di leggere libri belli.

Giunti Scuola 2017

Una Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili (CAMILLA), nata grazie alla casa editrice uovonero. Un progetto che ha messo insieme tanti editori diversi per far sì che i migliori albi siano accessibili, con le stesse caratteristiche degli originali: libri belli per tutti. Di Della Passarelli.


È un progetto prezioso quello dei Libri di Camilla. In primo luogo perché testimonia la volontà e la capacità di fare realmente rete tra editori per ragazzi. Ci voleva uovonero, casa editrice che lavora sul diritto di leggere per tutti e che, in qualche modo, sta cambiando la lettura a mettere insieme tante sigle editoriali diverse coinvolgendole in un progetto che vuole portare nelle librerie e nelle biblioteche italiane, accanto alla versione tradizionale già in commercio, una versione in simboli dell’albo illustrato, che agevoli,
nell'approccio al libro e alla lettura tutti quei bambini che per varie ragioni faticano a leggere.
Uovonero ha messo a disposizione di tutti le competenze e l’esperienza che sono alla base della casa editrice, per far sì che non ci siano mai più versioni brutte di libri belli. Fotocopie di albi con “appicciati” dei simboli, o semplicemente libri tristi, adattati a chi ha difficoltà di lettura, diversi da quelli che hanno tutti gli altri bambini.
Non è certo la tristezza che portano i buoni libri per bambini. È pensiero, divertimento, immaginazione che crescono persone diverse. Diverse, sì, perché capaci di pensare e immaginare, di scegliere e di esercitare spirito critico.
Negli ultimi anni si è posta una grande attenzione all'utilizzo di libri con caratteristiche in grado di estenderne la leggibilità a bambini che altrimenti non sarebbero in grado di accedervi: si parla di libri in simboli, cioè libri che utilizzano tecniche di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) e che presentano un testo a codice multiplo, verbale e iconografico, in cui le parole sono accompagnate da una traduzione in simboli pittografici. Questo da un lato permette di accrescere le possibilità di lettura attraverso il reciproco rinforzo dei due codici, dall'altro consente l'uso di uno solo dei due a chi non sia in grado di utilizzare l'altro o non intenda farlo. Questi libri, dapprima confinati a un uso tecnico-specialistico in ambito terapeutico-riabilitativo, si sono rivelati strumenti di sorprendente efficacia educativa anche nell'ambito della scuola dell'infanzia e nelle primissime fasi della scuola primaria, come stimolatori della lettura autonoma nei bambini e come strumenti di inclusione, e sono quindi usciti dai confini della nicchia iniziale per soddisfare bisogni molto più diffusi.
I simboli

I simboli utilizzati nel mondo per facilitare la comunicazione a persone prive di parola o per visualizzare il linguaggio scritto per persone con difficoltà di comprensione e apprendimento sono stati sviluppati e perfezionati nel corso di molti anni. Essi hanno una struttura grafica specifica per gli scopi ai quali assolvono e sono adatti a riprodurre, in misura più o meno estesa, i singoli elementi del linguaggio.
Ecco un elenco di alcuni gruppi di persone che possono trarre beneficio dall'uso di queste particolari simbologie grafiche:
• persone con ritardo mentale o difficoltà cognitive in genere;
• persone con difficoltà di comprensione linguistica;
• persone totalmente o parzialmente incapaci di leggere;
• persone con difficoltà nella organizzazione spazio-temporale;
• persone sorde o gravemente ipoacusiche;
• bambini e adulti con difficoltà di comunicazione;
• persone che sono facilitate da un accesso visuale alle informazioni;
• persone che stanno imparando l'italiano come seconda lingua.
Non si deve necessariamente avere una difficoltà di apprendimento, linguistica o di comunicazione per beneficiare dell'uso di simboli.
Esistono diverse collezioni di simboli, sviluppate da enti diversi con finalità diverse. La scelta riguardo a quale collezione utilizzare dipende da vari fattori, fra cui svolgono un ruolo fondamentale l'abilità linguistica, la competenza comunicativa e la ricchezza del vocabolario dei destinatari.
Le due collezioni attualmente più diffuse nell'ambito della comunicazione aumentativa e alternativa (CAA) sono i Picture Communication Symbols (PCS) e i Widgit Literacy Symbols (WLS).

I PCS sono la collezione che la CAA in Italia usa fin dalla sua nascita negli anni '90. Sono stati sviluppati negli Stati Uniti per finalità comunicative interpersonali, con un utilizzo prevalentemente legato alla creazione di tabelle comunicative, istruzioni su come svolgere un compito, oltre che per l'etichettatura degli spazi abitativi in modo da renderli più accessibili. Sono simboli molto trasparenti poiché il pittogramma impiegato è facilmente riconoscibile senza che sia necessario un apprendimento. Possono venire impiegati anche per narrare storie semplici, con una sintassi poco articolata, in quanto privi di numerosi elementi di modulazione del linguaggio (non hanno articoli, preposizioni, tempi verbali, genere e numero dei sostantivi, ecc. uovonero ad esempio li utilizza nella collana pesci parlanti perché rivolta a primissimi lettori).

I WLS sono una collezione di simboli elaborati in Gran Bretagna per scrivere testi. Sono meno trasparenti dei PCS ma offrono una maggiore ricchezza presentando tutti gli elementi di cui questi sono privi. Anch'essi oggi molto diffusi in Italia, sono quelli che verranno utilizzati prevalentemente per i Libri di Camilla, anche se molto dipenderà dal tipo di albo.
Perché sono necessari i libri di Camilla

Lo sono perché tutte le bambine e tutti i bambini abbiano in mano lo stesso bel libro.
Lo sono perché tutelano il lavoro degli autori, degli illustratori e degli editori, sia dal punto di vista della creazione, dell’impaginazione, del formato che da quello dei diritti di autore.
E poi lo sono per contrastare quella brutta visione “medicalizzata” che rischia di diffondersi in Italia a proposito dei libri in simboli, con l’idea che debba esistere un’unica modalità di simbolizzazione dei libri e che, di conseguenza, esistano versioni in simboli “giuste” (che seguono questa modalità) e “sbagliate” (che ne seguono un’altra).
I libri per bambini sono e devono essere concepiti per i bambini (non per gli adulti che lavorano con loro), devono essere destinati alla lettura (un libro non cura, un libro si legge), devono essere belli (il diritto alla bellezza è importante quanto il diritto alla lettura), e devono poter raggiungere bambini anche molto diversi fra loro. La particolarità della comunicazione in simboli è che, non essendo una scienza ma semplicemente una forma comunicativa, si presta a molteplici interpretazioni e realizzazioni, che nella loro varietà costituiscono una ricchezza in quanto questo permette proprio di raggiungere bambini con caratteristiche anche molto diverse fra di loro.
Con i Libri di CAMILLA si potrà quindi contrastare quella visione “medicalizzata” dei libri in simboli, rendendo così la lettura e il suo piacere uguale per tutti, e si potranno evitare anche tutte le diatribe sull’uso dei simboli, e la conseguente pericolosa idea che possano esistere libri “giusti” e libri “sbagliati”.
È importante infatti sottolineare e sostenere la pluralità delle proposte editoriali ed evitare di cadere nella trappola che i libri in simboli siano una “traduzione” da originali: i simboli non sono una lingua, ma sono immagini che semplicemente rinforzano un testo, rendendolo più chiaro e semplice da comprendere. Con i Libri di CAMILLA impariamo quindi ad usare il concetto di “simbolizzazione del testo” piuttosto che di “traduzione”.
Il progetto dei Libri di Camilla vuole rendere accessibili a tutti i migliori albi prodotti in Italia, grazie alle possibilità offerta dai simboli di rinforzare la comprensione, tenendo viva la molteplicità dei linguaggi. Ed evitare che ci siano “orribili libri”, non “sbagliati”, ma semplicemente orribili: quelli appunto autoprodotti in fotocopie, tristi e fuori dalla legalità.
I Libri di Camilla sono il frutto di una collaborazione tra i diversi editori e uovonero, che li produce e distribuisce. Libri che escono in doppia sigla, quella di CAMILLA e quella dell’editore che li ha in catalogo. I primi tre titoli de I Libri di Camilla, già reperibili in libreria, sono:
Che rabbia, di Mireille d’Allancé, Libri di Camilla – Babalibri
Le parole di Bianca sono farfalle di Chiara Lorenzoni e Sophie Fatus, Libri di Camilla - Giralangolo
Lindo Porcello, Eric Battut, I libri di Camilla- Bohem Press

Gli editori che aderiscono ai libri di CAMILLA:
Babalibri
Bohem Press
Coccole Books
Kalandraka
Lo Stampatello
Sinnos
Topipittori
Uovonero

Partner del progetto Auxilia


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Letture per tutti, nessuno escluso

28/06/2017 - Uppa

Potrebbe, e forse dovrebbe, essere il nuovo comandamento del terzo millennio: letture per tutti, nessuno escluso. Gli studi e le ricerche lo hanno scritto e lo hanno ribadito in ogni modo: leggere fa bene, sin da piccoli, e comporta effetti positivi sia dal punto di vista emotivo sia dal punto di vista psicologico. La lettura è necessaria però anche a quelle persone che per qualche ragione faticano a farlo, che presentano difficoltà con la scrittura per vari e diversificati motivi.

Storie raccontate… con simboli

A loro ha pensato la casa editrice uovonero, uscita per prima in Italia con la collana Pesci parlanti, che ha trasformato il testo delle fiabe della tradizione europea in storie illustrate con simboli. Dal 2016, poi, si affaccia con un progetto pionieristico, I libri di Camilla, dove il nome proprio sta per Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili, il cui scopo è quello di usare simboli al posto delle parole, partendo da testi già scritti e semplificandoli per arrivare proprio a tutti.

Molte le case editrici che hanno prestato al capofila del progetto uovonero i loro best seller per trasformarli in albi illustrati con simboli WLS (Widgit Literacy Symbols), linguaggio elaborato in Gran Bretagna per scrivere testi accessibili anche agli stranieri, per apprendere rapidamente il contenuto, o per un bambino molto piccolo che non conosce ancora l’alfabeto.

Perché i simboli al posto delle parole?

Riceviamo il contributo di Enza Crivelli, pedagogista clinica, responsabile per l’autismo del Polo di Neuropsichiatria “Il Tubero” dell’Anffas di Crema, editrice e responsabile scientifica uovonero, che pubblichiamo con piacere.

Qual è il senso di usare simboli insieme alle parole per raccontare storie? In moltissimi casi della vita quotidiana, tutti noi siamo lettori logografici: se mi trovo all’aeroporto di Tokyo e ho l’urgenza di andare in bagno, per esempio, sono ben felice di seguire il noto simbolo con le sagome stilizzate dell’uomo e della donna perché difficilmente riuscirei a orientarmi, in un tempo fisiologicamente utile per andare al bagno, tra una selva di ideogrammi kanji.

Esistono numerose persone che hanno una mente su cui «gira un sistema operativo diverso», per usare l’espressione di Ted, il giovane protagonista de Il mistero del London Eye di Siobhan Dowd, e che si trovano in queste medesime condizioni anche di fronte a un testo scritto nella propria lingua. Per questi lettori il testo verbale significa poco o niente, ma grazie al supporto dei simboli grafici della comunicazione aumentativa e alternativa, la comprensione diventa più agevole e di conseguenza la lettura possibile e, sicuramente, più piacevole.

La collezione di simboli PCS (Picture Communication Symbols), che uovonero utilizza per raccontare le fiabe della tradizione europea, è un insieme di simboli tra i più noti e utilizzati a livello internazionale: è costituita da logogrammi molto intuitivi, il cui significato traspare in modo piuttosto evidente, ed è particolarmente adatta a testi semplici, sui quali si è già effettuata un’operazione redazionale di semplificazione sintattica e lessicale.

Nel caso dei libri di Camilla, invece, dove abbiamo a che fare con testi preesistenti, che non sono nati pensando alla facilità di lettura, si è optato per i simboli WLS (Widgit Literacy Symbols), più flessibili e raffinati, e che si prestano bene per rinforzare testi più elaborati.

Uno dei risultati più interessanti della pubblicazione di questi libri è che si sono realmente dimostrati, come era nelle nostre intenzioni, libri speciali per tutti i bambini, indipendentemente dalla presenza o meno di difficoltà di lettura. Lo stesso libro può essere condiviso da bambini che ancora non sanno leggere, da quelli che ne sono già capaci, da bambini con difficoltà, da bambini di origine straniera, dai loro genitori, dagli insegnanti.

Si tratta di veri e propri strumenti di inclusione, non a caso rappresentata dalla “i” al centro del nome Camilla, vera chiave di volta dell’intero progetto.

A tutt’oggi, le decine di migliaia di copie complessivamente vendute dei nostri libri in simboli, oltre a soddisfare un crescente bisogno, stanno facendo da stimolo ad altri editori, che in misura sempre maggiore si affacciano su questo nuovo mercato.

L’auspicio è quello che l’esperienza pionieristica e innovatrice di uovonero possa permettere di vedere in un futuro prossimo l’approdo in libreria di molteplici varianti di libri con testo in simboli, in grado di soddisfare i diversi stili cognitivi dei piccoli lettori e di portare una ventata di aria nuova in un panorama un po’ stagnante e spesso troppo “medicalizzato”, come quello dei libri in simboli.

Anna Rita Marchetti

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Recensione di Lindo Porcello su Luuk

11/03/2017 - Luuk

Lindo Porcello, di Eric Battut, sarà nelle librerie dal 16 marzo, nella collana I libri di Camilla da Uovonero editore. Proprio grazie al successo ottenuto con la pubblicazione da parte di Bohem Press nel 2010 e il Premio Nazionale Nati per leggere, Uovonero rilancia il piccolo porcellino che non sa star pulito nella Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili in codice multiplo con l’ausilio dei segni WLS per la Comunicazione Aumentativa e Alternativa.

Sembra difficile ma non lo è, soprattutto per Uovonero, che già nella sua bellissima collana di fiabe classiche i pesci parlanti adotta questi linguaggi.

E la collana I libri di Camilla nasce proprio sulla scia di un crescente bisogno, espresso ormai dalle scuole, dalle famiglie, dalle biblioteche, di albi illustrati con testo non solo scritto, ma anche simbolico, verbale e iconografico. Per dare a tutti i bambini la possibilità di accedere ai libri, ma soprattutto a belle storie.

Mantenuto il formato, le pagine cartonate e gli angoli smussati dell’originale, il piccolo albo si presenta rinvigorito da un nuovo linguaggio, semplice da capire proprio perché simbolico: semplice nella sua definizione grafica, va a aumentare la possibilità di leggere questa storia a due voci e molti versi, non solo riferito alla rima ma anche agli onomatopeici.

Per chi ancora non conoscesse la storia, Lindo è un porcellino rosa. Rosa se non si considerano le macchie di cioccolato che lo pezzano dopo aver mangiato gnam gnam gnam gnam un’ ottima torta al cioccolato. Rosa si se non si considerano le macchie dopo aver splish splosh splash fatto un bel disegno. Rosa se non si considera evoilà di aver fatto una torre tutta d’oro con la sabbia, aver corso in bicicletta dritti dritto nella pozza di fango splaaash!

Ora Lindo non può proprio dirsi lindo e rosa.

Allora forza, a fare subito un bel bagno nel mastello, shshshssss. Un po’ di profumo, poff poff poff .

Ecco Lindo ora non sei solo lindo e rosa, ma anche proprio bello!

Una storia da leggere a due voci, per poter leggere e saper leggere, per imitare i suoni, riconoscere e nominare le abitudini quotidiane dei bambini più piccini.

Un albo di grande attenzione: bianca la pagina di sinistra con i due codici in nero, testo e testo iconografico, e gli onomatopeici fuori campo colorati, mentre la pagina di destra rossa con una punta di arancione per meglio accogliere quel rosa porcello lindo, sì, ma non sempre!

Marina Petruzio

Vedi Articolo su Luuk

Recensione di Lindo Porcello su Fabulinis

17/04/2017 - Fabulinis

Lindo Porcello è un simpatico maialino il cui gioco preferito è, ovviamente, sporcarsi. Meno male che alla fine il bagnetto sistema tutto… Una storia fresca e divertente che nel 2010 si è guadagnata il Premio Nazionale “Nati per Leggere”. Ma cosa ci colpisce di questo libro? Questa nuova edizione è scritta con i simboli Widgit, ovvero un codice grafico che permette anche a bambini con disabilità o difficoltà di apprendimento di decifrare un testo. Un modo quindi per rendere più accessibile e divertente la lettura, a tutti quanti.
Godiamoci allora le avventure di Lindo, che proprio lindo non resta, per cruccio delle mamme ma per la gioia dei bimbi! 🙂

Di questo libro ci piace:

i modi con cui i Lindo trova il modo di sporcarsi, conosciutissimi a noi genitori…;
i simboli WLS, un modo per avvicinare alla lettura anche chi ha qualche difficoltà.

Guarda la recensione video su Fabulinis 

Che Rabbia! - un bestseller controverso

18/11/2016 - Milk Book

Amato e odiato, Che rabbia! è uno dei testi più venduti nelle librerie italiane grazie al tam tam infinito di educatrici, insegnanti e genitori che lo consigliano come strumento di rielaborazione delle emozioni negative dei più piccoli.

Rinchiudere la rabbia in una scatola – azione a volte riprodotta metaforicamente a scuola dagli stessi insegnanti o a casa dalle famiglie – è la grande critica che i pedagogisti e gli psicologi dell’infanzia che non credono nella repressione degli stati d’animo rivolgono a questo testo. Testo di cui però riconoscono altri pregi, primi fra tutti la centralità data alla figura del padre in alternativa all’onnipresenza delle madri e la fiducia riconosciuta ai bambini nel gestire autonomamente, senza l’intervento di un adulto, la paura della propria rabbia.

I detrattori di Che rabbia! restano una minoranza, tanto è vero che la sua popolarità ha fatto sì che proprio lo scorso settembre il titolo fosse inserito, in una versione ad alta leggibilità, nella bellissima collana “I libri di Camilla” proposta dalla casa editrice Uovonero per consentirne la fruizione anche ai bambini con difficoltà di lettura.
La fedele traduzione dal francese di Anna Morpurgo è cioè arricchita dai simboli della comunicazione aumentativa e alternativa WLS pensati proprio per favorire i processi di lettura e scrittura di tutti i bambini. A curare questa lieve, ma importantissima modifica, ci ha pensato Enza Crivelli in collaborazione con Auxilia, una società modenese che fornisce sussidi e software per la comunicazione e l’apprendimento.

 

Il risultato? L’albo illustrato di Camilla è identico a quello originale con l’aggiunta di quei codici che consentono di garantire un equilibrio fra testo e illustrazioni, facilitandone l’assimilazione ed estendendo il pubblico dei lettori: il Che rabbia! ad alta leggibilità è, infatti, reperibile anche nelle biblioteche pubbliche.

Alessandra Testa

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Ecco i libri di Camilla

19/07/2016 - Ho un libro in testa

Un uovo nero “ben si accorda con la nostra produzione di libri che vogliono diffondere una cultura della diversità per renderla più avvicinabile e meno straordinaria, e di conseguenza meno spaventosa”.
In poche parole Sante Bandirali riassume molto bene il senso di una casa editrice come uovonero (di cui è direttore editoriale), nata nel 2010 come una scommessa e oggi esperienza in attivo. In questa intervista traccia il bilancio dei primi sei anni di attività e anticipa alcune delle novità in arrivo, come “I libri di Camilla”, un progetto speciale che coinvolge anche altre editori.

Stando alla vostra biografia ufficiale, in una piovosa serata di sei anni fa avete deciso – pur proveniendo da ambiti molto diversi – di mettere insieme la vostra comune passione per i libri fondando una casa editrice. Perché proprio una casa editrice “a favore delle persone che hanno uno svantaggio nella lettura”?

I perché di questa scelta derivano in parte dalle nostra biografie, umane e professionali, e in parte dall’osservazione del mondo in cui viviamo e a cui riteniamo importante dare il nostro contributo per renderlo migliore. Da lettore forte, trovo molto limitante per chiunque avere difficoltà di accesso alla lettura: i libri mi hanno arricchito, aiutato, costruito, mi hanno reso quello che sono oggi, e in mancanza di essi so che sarei una persona molto più incompleta. Inoltre, anche lasciando da parte la letteratura, il mondo odierno della Rete è un mondo che passa e si manifesta in gran parte attraverso la scrittura, e restarne esclusi rappresenta un grave limite. Oltre a questo, Enza Crivelli, che è stata l’ideatrice del progetto ed è una psicologa e pedagogista clinica specializzata in autismo, ha una grande conoscenza delle forme alternative di comunicazione progettate per agevolare e stimolare la lettura autonoma in bambini con difficoltà, ma anche molto più semplicemente per bambini che non sanno ancora leggere. Il sogno di portare in libreria anche albi illustrati di qualità con caratteristiche tali da poter essere letti da tutti i bambini, compresi i più svantaggiati, è suo; e io e Lorenza Pozzi abbiamo accolto la proposta con entusiasmo.

Il nome della casa editrice si rifà a Luigi Capuana, perché avete scelto proprio “uovonero”?

Un nome deve poter comunicare qualcosa in modo immediato, associandosi a un’immagine forte e caratteristica. In questo senso, l’uovo nero contiene già in sé l’idea del diverso che ben si accorda sia con la nostra produzione di libri per bambini con difficoltà di lettura, sia con la narrativa, gli albi illustrati e la saggistica che vogliono diffondere una cultura della diversità per renderla più avvicinabile e meno straordinaria, e di conseguenza meno spaventosa, tanto per chi la vive in prima persona quanto per chi la trova negli altri. Poi, magari, un nome dovrebbe avere anche qualche significato più profondo e nascosto; qualcosa che consenta a chi lo desidera un approfondimento. E nella fiaba eponima questo appare molto bene: “l’uovo nero al mercato non lo vuole nessuno”, infatti, ma qualcosa bisogna pur farne. E allora diamolo al re, perché della diversità non ci si deve vergognare, anzi, merita le migliori attenzioni. Ed è nello svolgersi della trama che compaiono altri simboli importanti: innanzitutto, il ruolo della gallina (a cui ci si rivolge sempre per chiedere consiglio su come comportarsi con l’uovo e col galletto impertinente che ne nascerà e che tormenterà giorno e notte la quiete del castello reale), che mostra come un genitore conosca bene i propri figli, ne sia anzi il maggior esperto, e debba essere coinvolto in tutte le fasi della relazione terapeutica ed educativa coi professionisti e gli educatori. E poi, l’accettazione della diversità da cui non si “guarisce”, ma con cui si impara semplicemente a convivere: e così il galletto, pur trasformandosi in un principe bello e saggio, continuerà a fare chicchirichì.

In cosa consiste il nuovo progetto “I libri di Camilla” e perché l’avete lanciato?

“I libri di Camilla” nascono come estensione del progetto che abbiamo iniziato sei anni fa, alla nascita di uovonero, con la collana “pesci parlanti”. In quest’ultima abbiamo voluto pubblicare albi illustrati progettati interamente per rendere la lettura e la manipolazione più accessibili, considerando tutti gli elementi del libro come parti indissolubili di un unico organismo: la sintassi lineare, il testo alfabetico e in simboli pittografici PCS (Picture Communication Symbols), il tipo di illustrazioni, i materiali e il formato sfogliafacile®; anche il contenuto, che attinge al repertorio delle fiabe tradizionali, è stato scelto perché costituisce i fondamenti della cultura infantile. Negli anni ci siamo resi conto della grande richiesta di libri come questi, al punto che diverse biblioteche hanno cominciato a realizzare versioni artigianali in simboli di albi pubblicati; richiesta che la nostra sola collana non può soddisfare. L’idea di realizzare una Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili (è questo lo scioglimento dell’acronimo C.A.M.I.L.L.A.) cerca di rispondere a questo bisogno.

Come mai avete esteso l’invito ad altre case editrici e come si strutturerà la collaborazione di soggetti diversi sulla medesima collana?

La collana nasce proprio con l’intento di rendere disponibili nella versione in simboli albi di successo, già esistenti sul mercato e molto apprezzati dai piccoli lettori: è il caso per esempio di Che rabbia! di Mireille D’Allancé (Babalibri), che sarà il primo libro di Camilla ad arrivare in libreria il prossimo 29 settembre. Tutti gli albi nella versione Camilla saranno identici agli originali per formato, numero di pagine, materiali e persino prezzo di copertina; l’unica differenza sarà la presenza del testo in simboli della comunicazione aumentativa e alternativa, che utilizzerà la collezione di simboli WLS (Widgit Literacy Symbols), attualmente una delle più usate. Uno degli aspetti più belli di questo progetto è rappresentato dall’entusiasmo con cui tutti gli editori hanno aderito e partecipato ai primi incontri di presentazione della collana, a partire dal debutto alla Bologna Children’s Book Fair. Sotto l’aspetto pratico, uovonero si occuperà direttamente della realizzazione delle versioni Camilla, in collaborazione con le case editrici e con Auxilia, che ha adattato e distribuisce i simboli WLS sul territorio italiano. Trattandosi a tutti gli effetti di una collana di uovonero, che ne ha acquisito i diritti per la traduzione in simboli, i libri verranno promossi e distribuiti in libreria dagli stessi soggetti che promuovono e distribuiscono il resto del nostro catalogo, cioè rispettivamente Emmepromozione e Messaggerie Libri.

Prevede che “I libri di Camilla” avranno anche un ritorno economico, vista la nicchia di lettori cui si rivolgono?

Lo spero, anzi, oserei direi che devono averlo. Per un piccolo editore come uovonero questo progetto rappresenta un grosso investimento di risorse e un suo eventuale fallimento potrebbe compromettere la vita stessa della casa editrice. Il ritorno economico ci deve essere soprattutto per permettere al progetto di proseguire e di portare in breve tempo molti altri albi di qualità nella versione in simboli a chi li vuole utilizzare. Vorrei anche approfittare per smontare il cliché della “nicchia” in cui vengono spesso collocati libri come questi: basti pensare che sono rivolti a tutti i bambini che ancora non hanno sviluppato le competenze necessarie per leggere autonomamente un testo verbale, categoria in cui ritroviamo quasi tutti i bambini dai tre ai cinque anni, i bambini anche più grandicelli con difficoltà di lettura e i bambini di madre lingua diversa dall’italiano (che, anche quando sanno già leggere, spesso lo fanno usando un alfabeto o un sistema di scrittura diverso dall’alfabeto latino). Il successo commerciale della collana “pesci parlanti”, d’altra parte, ne è la dimostrazione e mi auguro che si possa estendere a questa nuova collana.

A proposito di denari: che bilancio fate della vostra attività dalla fondazione a oggi?

Il bilancio non può che essere positivo. Nonostante il periodo generalmente sfavorevole e le perplessità di molti a cui ci eravamo rivolti prima di iniziare, dubbiosi sulle capacità di ricezione di libri come i nostri da parte del mercato, abbiamo un percorso in crescita costante. Come molti altri, abbiamo cominciato lavorando gratis da casa, nelle nostre cucine: ora abbiamo una redazione, uno stipendio e un bilancio in attivo: cosa potremmo chiedere di più?

Qual è stata la vostra soddisfazione più grande fin qui?

Difficile dirlo. Ci sono stati i premi, numerosi e prestigiosi, i contratti che non avremmo mai pensato di riuscire a concludere, gli articoli e le recensioni, molti eventi e incontri emozionanti. Però, senza retorica, la cosa che ci riempie di soddisfazione più di ogni altra è quando riceviamo un messaggio, una telefonata, un’e-mail da un lettore entusiasta, che dimostra di aver compreso a fondo e apprezzato il senso di quello che facciamo. Ne abbiamo conservate molte, ma ne riporto una tra le più recenti che in particolare ci ha emozionato:

«Salve, sono un’insegnante di sostegno di scuola dell’infanzia e da quando ho scoperto i vostri meravigliosi libri (dei pesci parlanti) non posso più farne a meno! È da tanto che volevo scrivervi queste righe, e finalmente oggi ci riesco. Le cose importanti non si possono rimandare per sempre. Voglio che sappiate che questi libri sono e sono stati per me e i miei bambini con disabilità (e non) dei preziosi tramiti per ridere, comunicare, condividere e sognare».

Nella vostra produzione, un posto di spicco è occupato dai libri di Siobhan Dowd, che però al tempo stesso si discosta dai titoli più fortemente “connotati” del catalogo di uovonero. Come mai avete deciso di pubblicarla?

Non mi piace l’espressione “editoria di progetto”, che mi fa sempre pensare a un editore che pubblica solo libri sulla pesca della trota, o sulle storie di goblin. Libri senza dubbio preziosi per la nicchia di appassionati del soggetto, ma (tranne rari casi, ovviamente) non precisamente classificabili come “letteratura”. Quando invece ci si addentra nel territorio della narrativa o dell’albo illustrato, i confini tematici sono molto più incerti e spesso lasciano spazio a proficue contaminazioni. Mi piace pensare al nostro piano editoriale come a una teoria scientifica nell’accezione di Imre Lakatos: esiste un “nucleo duro”, fatto di temi che ci sono propri, e senza i quali uovonero non avrebbe senso di esistere, e una “cintura protettiva” nella quale si collocano libri che riteniamo importanti e che, pur non trattando direttamente di neurodiversità o di altri dei nostri argomenti principali, sentiamo particolarmente affini a noi. Nel caso di Siobhan Dowd, l’avvicinamento è avvenuto a causa di un titolo straordinario come Il mistero del London Eye, che si direbbe quasi scritto apposta per noi, tanto si colloca perfettamente nel nucleo duro del nostro catalogo: all’interno di un intreccio narrativo mozzafiato, nel tentativo di risolvere una scomparsa inspiegabile, conosciamo il personaggio di Ted, dodicenne con la sindrome di Asperger, che entra nel cuore fin dalla prima pagina e che ci racconta molto di sé e del suo modo di stare nel mondo. Purtroppo non può essere così, visto che il libro è stato pubblicato quattro anni prima della nascita di uovonero, ma a volte penso che quel libro, che ha vinto il Premio Andersen 2012, fosse in qualche modo destinato a trovare una casa editrice come la nostra. E per un editore incontrare un talento come quello di Siobhan Dowd, purtroppo scomparsa prematuramente e all’epoca ancora quasi sconosciuta in Italia, è sempre una grande emozione, al punto di ritenere quasi un dovere morale quello di pubblicare tutte le sue opere. Non dimentichiamo, peraltro, che anche lei si è battuta fino alla fine per estendere il diritto alla lettura ai ragazzi, nel suo caso in quelli che vivono in aree disagiate, creando la Siobhan Dowd Trust, la fondazione attiva nella promozione della lettura finanziata con i diritti d’autore derivanti dalle vendite dei suoi libri.

A quali novità state lavorando?

Oltre ai libri di Camilla, continueremo con la pubblicazione di albi illustrati e di libri di narrativa, fra cui le avventure di Hank Zipzer il Superdisastro, l’alter ego dislessico di Henry “Fonzie” Winkler, che insieme a Lin Oliver ne è l’autore, di cui in settembre uscirà il decimo titolo. Fra pochissimi giorni invece, il 14 luglio, arriverà in libreria Mio fratello è un Custode, primo libro di una trilogia intitolata “La Lega degli Autodafé” della francese Marine Carteron. La data non è scelta a caso, per un romanzo molto avventuroso e “rivoluzionario” che racconta l’eterna lotta fra chi vuole tenere l’umanità nelle tenebre dell’ignoranza per poterla governare meglio (la Lega, per l’appunto) e i difensori della cultura e del sapere che rendono liberi (la Confraternita). I protagonisti sono Auguste, 14 anni, e la sorellina autistica Césarine, 7 anni, che alla morte del padre bibliotecario scoprono che non si è trattato di un incidente e di essere coinvolti a loro insaputa in una guerra millenaria che risale alla fondazione della Biblioteca di Alessandria e che forse sta per arrivare a una svolta decisiva.

Negli ultimi anni è aumentato l’interesse degli editori (“mainstream” compresi) per il tema della disabilità: maggiore attenzione o “moda” editoriale anche sulla scia del successo di Wonder?

Entrambe le cose, credo. Da un lato, oggi la disabilità rappresenta molto meno un tabù che in passato e sicuramente si è diffusa una maggiore sensibilità nei suoi riguardi; anche se la società nel complesso è ancora poco preparata e attrezzata per ricevere i disabili, cose come la crescente popolarità degli sport paralimpici, la diffusione delle “cene al buio”, tanto per fare alcuni esempi, portano con sempre maggiore frequenza l’esperienza della disabilità nella vita quotidiana di molte persone e contribuiscono a renderla più familiare. Questo fa sì che non solo gli editori, ma anche gli autori si dedichino a questo tema più spesso e con una maggiore qualità, rendendone così più facile la pubblicazione. D’altro canto, però, esibire in catalogo uno o più titoli che parlano di disabilità sembra divenuto quasi un dovere, un atto politicamente corretto che potrebbe anche avere un buon successo di vendite, quindi perché no?

Come vedete il futuro di uovonero?

Tra continuità e innovazione, con progetti sempre nuovi e coerenti con la nostra linea editoriale. In una parola: vivace.

Davide Musso

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Recensione de I Libri di Camilla su Milk Book

31/05/2016 - Milk Book

La casa editrice uovonero, specializzata in libri accessibili a tutti, anche ai bambini che presentano disabilità cognitiva e difficoltà di lettura, ha avuto un’idea bellissima, che prende il nome di Camilla e sta per Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili.

Questa sigla che in prima battuta potrebbe sembrare poco comprensibile, esprime in realtà un concetto semplicissimo: gli albi illustrati che fanno parte della Collana Camilla sono albi illustrati famosi, amati, già pubblicati in passato dai principali editori di libri per l’infanzia, e ora riproposti in una nuova “lingua”, ovvero quella del sistema simbolico WLS, espressamente progettato per favorire i processi di lettura e scrittura.

E dunque Camilla porterà in libreria, accanto alla versione tradizionale già in commercio, una versione in simboli che agevoli nell’approccio al libro e alla lettura tutti quei bambini che, per i motivi più disparati, faticano a leggere.

Trovo che questo progetto sia lodevole e sono felice che diversi editori, insieme a uovonero, abbiano deciso di aderire. Questa è la lista delle case editrici coinvolte, e che è destinata ad allungarsi.

Intervista alla casa editrice uovonero

Ho rivolto alcune domande a Lorenza Pozzi e Sante Bandirali di uovonero per togliermi qualche curiosità sui libri della Collana Camilla.

il logo dei Libri di Camilla

Come e quando è nata l’idea di Camilla? E come si è concretizzata?

L’idea dei libri di Camilla è nata al Salone del Libro di Torino del 2015 quando abbiamo raccolto da parte di alcuni colleghi il desiderio di trovare una soluzione per soddisfare la crescente richiesta di libri in simboli, proveniente in particolare dalle biblioteche. Da alcuni anni, infatti, insegnanti e bibliotecari lavorano per creare versioni nei simboli della comunicazione aumentativa e alternativa (PCS o WLS) di libri molto apprezzati dai bambini e dai ragazzi e metterli a disposizione di chi ne ha bisogno all’interno delle scuole o delle stesse biblioteche, chiedendo una liberatoria alle case editrici.

In questi casi però, nonostante le buone intenzioni e l’impegno, il risultato finale non è un libro di qualità: si tratta di copie realizzate in maniera artigianale con fotocopie, che si allontanano parecchio dalle intenzioni degli autori e degli editori.

Ogni libro è un insieme di elementi (testo, illustrazioni, formato, materiali) in equilibrio e in reciproco rinforzo fra loro; se questo equilibrio viene compromesso, il libro rischia di trasformarsi in un oggetto incompleto e impoverito.
Al ritorno dal Salone abbiamo elaborato il progetto e lo abbiamo proposto, oltre che agli editori che ci avevano segnalato il problema, ad altri editori di qualità, ottenendo da tutti risposte molto entusiaste.

Vi aspettavate la presenza degli altri editori coinvolti o speravate in una maggiore adesione?

Perché avesse senso, il progetto doveva coinvolgere un numero minimo di editori di qualità e all’inizio la sfida è stata proprio quella di ottenere la collaborazione delle altre case editrici.

In realtà abbiamo incontrato molto entusiasmo e molta sensibilità, oltre che coraggio, da parte di tutti gli editori contattati. Siamo molto soddisfatti delle adesioni ricevute e del rapporto che si è creato con queste case editrici, che già conoscevamo e stimavamo. C’è, da parte di tutti, la sensazione di stare facendo qualcosa di bello, di unico e di importante.

È un progetto ancora aperto: quando lo abbiamo presentato per la prima volta alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna eravamo in otto, a Torino siamo diventati nove e ora c’è già un decimo editore che molto probabilmente entrerà presto a far parte del gruppo, e altri due stanno valutando la proposta. Vi invitiamo a seguirci sul sito www.ilibridicamilla.it e sui social network per trovare l’elenco aggiornato.

In base a quali criteri avete scelto i titoli che faranno parte della collana Camilla (perché proprio questi albi?)

Le scelte vengono fatte insieme agli editori d’origine, tenendo conto di una molteplicità di fattori. Fra questi, oltre alla qualità dell’albo, il tipo di immagini e di testo, che devono essere adatti a una versione in simboli. Si tratta in genere di albi noti, molto richiesti dai bambini, o albi che trattano tematiche particolari.

Quanto saranno diversi questi albi illustrati dalle loro versioni originali (verranno rivisti anche il formato, le illustrazioni)?

I libri di Camilla saranno identici agli originali nel formato e nei materiali. In alcuni casi è possibile che si renda necessaria qualche lieve modifica grafica per ristabilire un equilibrio fra testo e illustrazioni qualora l’utilizzo dei simboli la potesse alterare, ma queste saranno sempre decise insieme agli editori e agli autori, in modo che il nuovo libro sia comunque rispettoso delle loro scelte.

Puoi già indicarmi i titoli della collana Camilla? Almeno i primi… Avranno un prezzo diverso?

I libri della collana avranno lo stesso prezzo degli originali. I due primi titoli saranno Che rabbia! di Mireille D’Allancé, pubblicato da Babalibri e Le parole di Bianca sono farfalle di Chiara Lorenzoni e Sophie Fatus, pubblicato da Giralangolo. La prima fase del progetto prevede poi l’uscita di un titolo per ciascuno degli editori aderenti.

Dove sarà possibile reperire i libri della collana Camilla?

I libri della collana Camilla saranno in vendita nelle librerie. Verranno promossi e distribuiti come una collana di uovonero, quindi con il circuito di Emmepromozione e Messaggerie Libri. In alternativa si potranno acquistare dal sito di uovonero, o presso gli altri editori del progetto.

Complimenti! Mi sembra un progetto fantastico: voi che aspettative avete? Quali “obiettivi” vi ponete?

L’obiettivo, che da sempre è anche quello di uovonero, è di fare libri belli per tutti e permettere a tutti, anche a chi ha difficoltà di lettura o comunica in modo diverso, di poter comprare e leggere un libro vero.

Francesca Tamberlani

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Recensione dei Libri di Camilla su Panorama

12/05/2016 - Panorama

Un progetto speciale che coinvolge 9 editori di libri per ragazzi, è I libri di Camilla, una Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili. La richiesta di libri con un testo a codice multiplo, verbale e iconografico (comunicazione aumentativa e alternativa - CAA) è in costante crescita e Uovonero, editore da sempre attento alla diversità, ha colto la sfida, trovando la collaborazione di una rete di editori sensibili: Babalibri, BohemPress, Coccolebooks, Giralangolo, Kalandraka, Sinnos, LoStampatello, Topipittori. Albi illustrati di alta qualità, ripubblicati con il testo tradotto nel sistema simbolico WLS: questi saranno IlibridiCamilla. Libri pensati per includere e permettere anche a chi ha difficoltà di conoscere e apprezzare la bellezza degli albi illustrati. I primi due titoli pubblicati saranno Le parole di Bianca sono farfalle di Sophie Fatus (Giralangolo) e Che rabbia! di Mireille D'Allancé (Babalibri), disponibili a partire dal prossimo autunno. Domenica 15 maggio alle 16.30 presso SpazioBook, BookstockVillage, al Salone Internazionale del libro di Torino verrà presentata la collana ILibridiCamilla, interverranno Enza Crivelli e Sante Bandirali di Uovonero, Paolo Vaccari di Auxilia e alcuni degli editori coinvolti nel progetto.

Ilaria Cairoli

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Recensione di Le rose di Shell su Libri Manent

15/07/2016 - Libri Manent

Shell, o Michelle Talent, vela i suoi sedici anni dietro lunghi capelli rossi, chiare lentiggini e larghi abiti che attirano l'attenzione dei suoi coetanei. Tra questi la sua migliore amica Bridie, con la quale passa i momenti più spensierati, e l'irriverente Declan Ronan che la raggiunge ogni giovedì mattina nel campo dei Duggan. Da quando la mamma non c'è più tocca a lei occuparsi di Jimmy e Trix, i fratelli più piccoli con i quali divide il compito di raccogliere le pietre dal campo di casa. Per loro Shell cucina gli scones e fa arrivare, come può, qualche regalo di nascosto dal padre, ormai preso totalmente dalla parola di Dio e dal bersi le offerte della domenica.

Per Shell, invece, "Gesù è sceso dalla croce e se ne è andato nel bar più vicino di Coolbar"; tornerà solo con l'arrivo di Padre Rose, un giovane prete che saprà entrare nel cuore della ragazza, portando grazia e gentilezza alla piccola comunità irlandese. La stessa reagirà con ragioni tutte sue agli eventi misteriosi che condurranno Shell in un momento difficile e doloroso.

Il giallo negli occhi, il rosa di un abito conservato a lungo, l'azzurro di una borsetta ricamata, il rosso dei capelli di Shell. Sono i colori ideali per dipingere i sentimenti dei personaggi e per farci entrare maggiormente nei loro panni, a partire dai piccoli fratelli ribelli della protagonista, fino alla desolazione di un padre scolorito dal whisky e ci si accorge che l'enigma più grande di queste pagine tinte di mistero non è che l'essere umano.

Il testo appare come le pietre che emergono più volte tra le righe … dure, eppure dolci ad incorniciare un piccolo angolo d'amore al centro del racconto. Un'opera dal linguaggio chiaro e dal contenuto avvincente che strappa riflessioni e sorrisi, che conduce senza svelare troppo. Shell, la cui mente spesso è folta di immagini apocalittiche e religiose, ora limpide per capire, ora intrecciate per confondere, trova coraggio nel portare avanti un compito difficile per la sua giovane età, accudire i fratellini, facendosi sempre più grande tra le pagine, fino a diventare da ragazzina ingenua, una giovane donna capace di intuire, comprendere, liberare e distinguersi dalla piccola comunità irlandese, che si presta a confonde la realtà.

Siobhan Dowd ( Londra 1960-2007 Oxford), figlia di genitori irlandesi ha vissuto diversi anni nella sua città natale, per laurearsi in lettere classiche ad Oxford dove ha approfondito gli studi etnici.Dal 1984 si è unita al PEN International per la difesa diritti civili degli scrittori imprigionati in diversi paesi del mondo, ricevendo diversi riconoscimenti per il suo lavoro internazionale contro la censura.

All'interno del programma Pen, insieme a Rachel Billington si è adoperata nel Regno Unito, per far giungere gli autori nei diversi contesti sociali disagiati, scuole, comunità, prigioni. Una particolare attenzione ha avuto nei confronti dei bambini svantaggiati che sono al centro dell'opera della sua fondazione di beneficenza The Siobhan Dowd Trust, creata prima di morire per consentire loro l'accesso alla lettura.

L'ultimo libro che ha terminato, “La bambina dimenticata dal tempo” (Uovonero), ha vinto la Carnegie Medal 2009 come miglior libro per ragazzi pubblicato in Inghilterra. Di Uovonero (2011) anche il romanzo “Il mistero del London Eye” che ha vinto tra gli altri, il Premio Andersen 2012 come miglior libro per ragazzi oltre i 12 anni

Paola Bellati

 

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Recensione di A piede libero su Libri manent

14/09/2017 - Libri Manent

“Forse non esiste un piede giusto. Esistono tanti piedi”.

Piede sinistro voleva girare il mondo, scalare le montagne, arrampicarsi sugli alberi della giungla e nuotare nel mare dei Caraibi, mentre piede destro preferiva rimanere impigrito a casa, sul divano davanti al camino. Un giorno piede sinistro decide di partire da solo per sentirsi improvvisamente libero, pieno di energia ed entusiasmo, almeno sino al giorno in cui...

Uovonero torna alle stampe con questa interessante opera di Mirco Zilio, surreale narrazione in cui la lettura offre un particolare ventaglio di interpretazioni. Una struttura multilivello che rende questo “A piede libero” un albo ideale non solo per un target scolare ma, per certi versi, anche per chi l'età scolare l'ha superata da molto.

La storia legata in maniera delicata al tema della diversità e indirettamente a quello della libertà è illuminata dall'arte vintage di Giacomo Agnello Modica, che offre un perfetto bilanciamento tra il tratto realistico e il surrealismo espressivo, che inevitabilmente ci riporta alla visionarietà di Nikolaj Vasil'evič Gogol.

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Recensione di Le rose di Shell su Mangialibri

03/07/2016 - Mangialibri

Nella mente di Shell, Gesù era sceso dalla croce e se n’era andato al bar più vicino. La faccia della mamma di Shell si era accartocciata, come quella di un bambino che sta per scoppiare a piangere. Poi era morta. Gesù si era scolato il suo bicchiere di birra ed era uscito definitivamente dalla vita di Shell. Tanto più lei si allontanava alla religione tanto più suo padre vi si avvicinava. Era subentrato alla mamma nel suo vecchio ruolo e ogni sera guidava Shell, Jimmy e Trix in una decina del Rosario, tranne il mercoledì e il sabato, quando andava direttamente allo Steck’s Pub dopo la giornata a raccogliere le offerte. Suo padre aveva lasciato il lavoro alla fattoria per dedicarsi completamente al Signore. Ma in realtà era soltanto un alcolista depresso ormai incapace di occuparsi dei figli. Shell doveva prendersi cura del fratello minore e della sorellina in estrema povertà, cercando di sopperire non solo al grande vuoto lasciato dalla madre, ma sostituendo anche il posto del padre. In passato, molto tempo fa, Shell aveva amato suo padre, quando lui la cullava fra le braccia e lasciava che lei si arrampicasse sul suo corpo come se fosse un albero. Ma ora immaginava solo l’odio riversarsi dal suo cervello e sgocciolare dalle orecchie…

“I protagonisti delle mie storie non sono eroi dei diritti umani in senso convenzionale. Sono persone normali che vivono in Inghilterra e in Irlanda che trovano modi straordinari per superare le difficoltà nella loro vita, e per me questa è l'essenza di ogni buona storia: è dove l'ordinario incontra lo straordinario”. Ispirato da eventi di cronaca accaduti in Irlanda nel 1984, Le rose di Shell è il bellissimo primo romanzo di Siobhan Dowd. Ambientato in un paese che sembra lontano anni luce dalla contemporaneità, Coolbar nella Contea di Cork è intriso di un forte spirito religioso carico di ipocrisia, nel quale miti e leggende si mescolano alla realtà. Una “vecchia Irlanda” che non è poi così distante. Vincitrice del Branford Boase Award nel 2007, la Dowd in questo libro racconta la storia di Shell Talent, una ragazzina di quindici anni il cui mondo va in pezzi dopo la morte della madre. E lo fa attraverso una scrittura essenziale e poetica, sensibile, senza pregiudizi, che non cede mai al sentimentalismo, ma predilige l’ironia. Ed è questo a rendere la sua eroina un personaggio straordinario, capace di dimostrare forza e resilienza in un contesto assolutamente drammatico. Un personaggio commovente che porta un messaggio di speranza e dimostra che nulla è per sempre se siamo capaci di resistere e cambiare.

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Recensione di Le rose di Shell su Radio 105

07/05/2016 - Bookblister, Libri a Colacione

“Il posto faceva pensare a una nave che affonda. Il legno scricchiolava sul pavimento, fra le panche, su nella tribuna. Lungo i muri, un impetuoso vento di marzo inseguiva se stesso”.

Inizia così la nostra storia e inizia in Irlanda nel 1983.

Shelle (cioè Michelle) è una ragazzina di sedici anni, ma a ben guardare la sua vita si direbbe che è una donna piena di responsabilità. La mamma è mancata e da allora si occupa di Jimmy e Trix, i suoi fratelli, e pure del papà che da quando è rimasto solo sta cercando di colmare il vuoto con l’alcol. E in questa storia ci sono anche Bridie, la sua migliore amica, Declan che sì è un amico un po’ scavezzacollo ma è anche parecchio attraente e poi c’è Padre Rose, un giovane sacerdote che sa ascoltare.

Ma tutto presto precipita. Qualcuno se ne va per sempre, qualcuno sta per arrivare… ma i bambini non sono sempre visti come un dono. E il piccolo villaggio di Coolbar diventa teatro di uno scandalo. Una storia memorabile e commuovente che a ben guardare è ordinaria. Straordinaria è chi l’ha vissuta.

Chiara Beretta Mazzotta

Ascolta la trasmissione sul podcast di Radio 105

Recensione di Le rose di Shell su Legger-mente

04/05/2016 - Legger-mente

Se la rabbia e l’amore stanno insieme, come aveva detto Padre Rose, doveva significare che amava suo padre. Sapeva di averlo fatto in passato, molto tempo fa, quando lui la cullava fra le braccia e lasciava che lei si arrampicasse sul suo corpo come se fosse un albero. Shell se ne ricordava a malapena. Immaginò tutto l’odio riversarsi dal suo cervello, sgocciolando dalle orecchie. Forse funzionò, perché rialzandosi si sentì più leggera.

Certo volte capita così, per un puro caso ti ritrovi tra le mani qualcosa che senti esser prezioso ma di cui non sai assolutamente niente. E senti la necessità, il bisogno spasmodico di conoscerlo, saperne di più, perché quel tesoro va ammirato più da vicino. In fondo lo sapevo, inconsciamente, che questo libro l’avrei amato da e nel profondo. Seminascosto nello scaffale young adult della libreria, mi ha chiamato, era lì per me, ne sono sicura. L’ho preso senza nemmeno leggerne la trama, perché mi aveva colpito il titolo semplice eppure così diverso dal solito, perché la copertina aveva già fatto il resto e non avevo bisogno d’altro per fidarmi. E ho fatto bene. Quel che ci si trova davanti non è semplice: non lo è lo stile, evocativo ed elegante, inframezzato di lessico poetico, con un sapore di effimero e fragile eppure al tempo stesso di essenziale, crudo e laustrofobico quasi nel non cedere niente, nell’opprimere tanto con le parole quanto coi fatti; non lo è la storia. Miseria, povertà e mancanza di affetto sono le caratteristiche prevalenti, assieme a una freddezza che dal clima non favorevole dell’Irlanda si propaga ai personaggi, rende tutto statico, congelato, ingabbiato in un circolo vizioso e inestricabile di impotenza e silenzio. E fa venir meno l’azione per dar spazio ai moti dell’animo di Shell, piccola protagonista diventata già grande dal momento della morte della madre e la conseguente incapacità del padre di far altro che diventare un fanatico religioso e spender soldi in alcol e sparire per giorni e giorni di casa, lasciandola sola coi due fratellini più piccoli a cui far da mamma, babbo e sorella contemporaneamente, senza una guida che le indichi la strada migliore, cosa dire o fare per loro due ma anche per sé.
Siamo nell’Irlanda del 1984, ieri eppure sembra di trovarsi più indietro nel tempo, in una terra infarcita, come lo è ancora oggi, di folklore e leggende che si intrecciano alla realtà, le mescolano e rendono quasi inscindibili. Sacro e profano, misticismo e ricerca di attinenza ai fatti, una madre che assume quasi le sembianze di una fata, madrina e un padre assente che non si cura di ciò che ha attorno lacerato dal tormento della perdita dell’amore della sua vita. Non esistono i telefoni, in un posto piccolo come questo, tutti ci si conosce ancora prima della nascita e non ci sono passatempi, persino la biblioteca è qualcosa di strano, che arriva ogni tanto su due ruote e poi se ne va senza attirare troppo l’attenzione di una popolazione che non sa, non conosce il vantaggio di un libro. La scuola poi è il piccolo mondo in cui gravitano attorno i ragazzi, un posto che mollano non appena trovano qualcosa che sa meglio offrire loro sostentamento, prospettiva di guadagno. Via dall’Irlanda, i più, e quelli che restano sono bloccati, proprio come Shell, senza futuro e con un presente aspro e complicato, in cui la durezza si aggiunge ad altra durezza e ci si ritrova a confrontarsi con l’impensabile, qualcosa che nemmeno si capisce appieno perché non se ne hanno gli strumenti.
Figura paterna, sacrale più che altro, in cui riflettersi, di cui seguire il verbo diventa il nuovo sacerdote della contea di Coolbar, giovane e dalle parole vivaci, che colgono nel segno e son capaci di ridare speranza, persino a lei. La sua è una presenza-assenza, sempre sullo sfondo anche se raramente a contatto con Shell o i fratelli Trix e Jimmy, una costante che non compare che sporadicamente ma di cui si sente sempre l’esistenza, specialmente nella fede della ragazza e nel suo agire in un modo piuttosto che nell’altro, nel riprendere a credere in Dio persino nei momenti in cui A swift pure crytutto sembra venir meno, persino quando è più sempre più sola al mondo e si trova a dover fare i conti con un’adolescenza rubata e una maturità richiesta troppo presto, un potere decisionale che non si rende forse nemmeno conto di avere. E che fa scivolare ulteriormente i fatti, dando una svolta alla narrazione che non si poteva intuire e che di nuovo pone in questione il rapporto tra realtà e fantasia, immaginazione e fatti accertati o in via d’accertamento. Due neonati trovati morti e senza genitori, un sospettato che non ammette niente, un reo confesso a cui viene difficile credere, qualcuno che dice la verità ma non viene creduto, altri che ripetono quello in cui credono e si allontanano dal giusto, genitori figli e figli genitori. Niente di certo, niente di niente. Se non la forza di Shell, quel qualcosa che potentemente la ispira e motiva a stringere i denti, andare avanti anche quando sarebbe più facile scappare via come tutti e dimenticare da dove si proviene. Ma non Shell, no, lei è una girandola di colori e sensazioni, di passione e libertà, di sensibilità e gioia, nonostante tutto, a dispetto di tutto quello che accade, le chiacchiere e i bisbigli malevoli della gente, le perdite e il dolore. La gioia di Shell, e dei suoi fratelli, questo è ciò che più rimane di un insieme di personaggi meravigliosamente reali nelle loro tragedie personali

Nella mente di Shell, Gesù era sceso dalla croce e se n’era andato al bar più vicino. La faccia della mamma di Shell si era accartocciata, come quella di un bambino che sta per scoppiare a piangere. Poi era morta. Gesù si era scolato il suo bicchiere di birra ed era uscito definitivamente dalla vita di Shell.

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Recensione di Le rose di Shell su L'indice dei libri del mese

L'indice dei libri del mese, n.4, anno XXXIII - Aprile 2016

L’autrice Siobhan Dowd è morta nel 2007 a 47 anni. Il primo libro che ha pub-blicato, Le rose di Shell, è uscito in Italia alcuni anni fa per Salani ma viene oggi ripubblicato da uovonero (che ha in ca-talogo tutte le sue opere) con una nuova traduzione di Sante Bandirali. Conoscia-mo questa notevolissima scrittrice inglese come esploratrice lucida di temi estremi: la malattia, la morte, il sacrifcio, il mistero. Il suo precedente lavoro uscito in Italia con uovonero era Il riscatto di Dond (2014), la storia di una tredicenne destinata al sacri-fcio da una religione crudele, sull’isola di Inniscaul. La narrazione, lì, iniziava alla vigilia del compleanno, in un’atmosfera crepuscolare, e sposava il punto di vista della giovanissima Darra. Una notte di rivelazione, un breve e intenso lasso di tempo in cui la protagonista esplorava sen-timenti e situazioni che lei non aveva mai avuto modo di sperimentare: l’amore e l’o-dio. Era una storia intessuta di un sapore antico, di strutture arcaiche, di fgure ar-chetipe a elevato valore simbolico; pensata per lettori molto giovani, era anche una lettura soddisfacente e infnitamente stra-tifcata per i più grandi e gli adulti. Le rose di Shell affanca a questi temi il gusto per l’intrigo, sfumandolo in un giallo ovattato dai toni della vita piatta e pettegola della provincia irlandese. La vicenda si svolge appunto in Irlanda, nella contea di Cork, nell’anno 1984, come precisa il testo, an-che se potrebbe essere un qualsiasi altro momento sospeso nel passato inesistente della narrazione. Shell Talent ha perso la madre Moira poco più di un anno prima dei fatti narrati ed è sopraffatta dalle in-combenze domestiche e dalla cura di cui hanno bisogno il fratello minore Jimmy e la sorellina Trix. Il padre, sconvolto dalla vedovanza, ha abbandonato il lavoro e, all’inizio del racconto, si è trasformato in un ardente devoto; tuttavia il suo esagera-to slancio religioso deborderà lentamente nella foschia di un dolore che non trova al-tra soluzione se non l’alcol. Shell si dibat-te tra l’indigenza, l’inadeguatezza sociale (che diventa disagio scolastico e relaziona-le) e i dubbi di fede. A far da debole argine alla sua graduale deriva verso il margine della visibilità è solo l’amica Bridie, ma il barcollante legame tra le due s’infrange in via defnitiva contro lo scoglio di Declan, scanzonato giovanotto dal presente bril-lante e dal futuro ancor più luminoso, che – forse per gioco, forse per sincera curiosi-tà – seduce Shell. Attorno al nodo centrale della gravidanza indesiderata di Shell e alla sua risoluzione si svolge una trama lucida che con estrema abilità cita e annulla tutte le questioni che sfora: dalla violenza do-mestica alla solitudine del lutto, dal ruolo delle fgure genitoriali alle maligne insinua-zioni dei malpensanti che pesano più delle prove certe. Le rose di Shell, come tutti i libri di Dowd, è rimarchevole per qualità della narrazione (abilmente resa nella tra-duzione di Bandirali), per la trama non prevedibile e per la resa d’insieme, che riassume i tratti di un mondo spietato e li riscatta obliquamente in un lavacro di do-lore e delusione che però rende più chiari gli obiettivi di vita. Tutti i proventi dei libri scritti da Siobhan Dowd sono devoluti alla fondazione voluta dall’autrice per favori-re l’avvicinamento alla lettura dei ragazzi svantaggiati. Da 11 anni

Annalisa Strada

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Spine e profumi, Le Rose di Shell e lo stile di Dowd - Recensione de Le Rose di Shell su Il Cittadino

21/04/2017 - Il Cittadino di Lodi

Le rose di Shell hanno spine acuminate, che feriscono l’anima prima del corpo. Ma come tutte le rose sono profumate e la loro fragranza, in qualche modo, lenisce il dolore, anche quello più acuto.

Oscilla fra tragedia e commedia il delicato romanzo con cui esordì nel 2006 Siobhan Dowd, talentuosa scrittrice inglese di origini irlandesi scomparsa 47enne un anno più tardi, e che l’editore Uovonero manda in libreria con l’impeccabile traduzione di Sante Bandirali e un titolo (Le rose di Shell) che gioca su più significati - oltre a quello floreale già accennato - che lasciamo al lettore capire in prima persona. Significati che il pur suggestivo titolo originale inglese (A Swift Pure Cry) non consentiva.

Il romanzo è il solo pubblicato in vita dall’autrice, i cui altri lavori, rimasti a lungo nel cassetto, uscirono postumi fra 2007 e 2009 e, in Italia, fra 2011 e 2015, sempre per i tipi metà lodigiani e metà cremaschi di Uovonero.

Le rose di Shell. presentato dall’editore al Bologna Children Books Fair nei primi giorni di aprile, è un’opera, come tutte quelle della Dowd, solo all’apparenza per ragazzi (è consigliata sopra i 13 anni). Se è vero, infatti, che l’autrice britannica mette al centro delle sue trame sempre dei ragazzi e fa della semplicità e linearità di scrittura la sua cifra stilistica principale - accanto a un lirismo di fondo con punte di notevolissima fattura -, la sua è una narrativa assolutamente “matura” per i temi che tratta e per come li tratta.
Qui, protagonista della vicenda, ambientata in un piccolo villaggio dell’Irlanda meridionale dei secondi anni Ottanta del secolo scorso, è una ragazzina adolescente, Shell Talent, che la morte della madre lascia in una situazione più grande di lei: con un padre che si rifugia nell’alcol e nella religione per combattere il dolore della perdita, e con due fratelli piccoli da accudire.

Ma se Shell deve badare agli altri, padre compreso, assumendo anzitempo un ruolo che per l’anagrafe non le compete, nessuno può badare a lei, al suo disperato bisogno di affetto e compagnia, al suo cuore ferito dalla scomparsa del riferimento materno. E così riempie il suo vuoto con un amore sbagliato quanto acerbo e ne affronta le conseguenze, ancora una volta, da sola, con il solo conforto - inevitabilmente limitato e inefficace- degli amatissimi fratellini. Non aggiungiamo altro per non togliere il gusto della lettura, che riserva non poche sorprese, specialmente nella seconda parte del romanzo, quando il rivolo della vita di Shell, presto diventato tortuoso ruscello, si fa impetuoso fiume fino a riversarsi in un mare di guai e tribolazioni su cui navigare con la sua fragile scialuppa di ragazzina.

Dowd ha un’abilità naturale - peraltro palesata già negli altri romanzi - nel narrare in modo semplice, piano e allo stesso tempo coinvolgente, abbracciando il punto di vista della protagonista senza mai ingombrare il campo con il suo Io narrante, che resta ai margini, discreto, senza mai giudicare.

La figura di Shell esce così in tutte le sue fragilità di adolescente rimasta troppo presto senza madre, ma anche nelle qualità di giovanissima donna impegnata a far da mamma ai fratelli e da balia a un genitore più fragile di lei. Ci si commuove, ci si appassiona e ci si arrabbia, dalla prima all’ultima pagina.

Marco Ostoni

Vedi articolo sul sito de Il Cittadino

Quant'è bella giovinezza - Recensione di Le rose di Shell su Chooze

06/03/2016 - Chooze

Riavvolgiamo il nastro perché in questo romanzo c’è l’Irlanda del bianco e nero: il nero del peccato irrimediabile e indicibile, inenarrabile, non condivisibile, e il bianco dei battesimi, delle comunioni e dei matrimoni, dove mito, leggende e fiabe sono indissolubilmente abbracciati alla realtà. Non c’è internet, non c’è un cellulare, nel paese sperduto in cui si svolge l’azione. Non c’è neppure una biblioteca e vi renderete conto di cosa vuol dire vivere in un posto senza libri, tanto che la giovane protagonista dovrà rubarne uno dalla libreria circolante che passa di lì (e Siobhan Dowd era molto sensibile a questo problema, lo potete vedere visitando il sito della fondazione a suo nome). Eppure questa è l’Irlanda dell’altro ieri, del 1984 e se non ci fosse Sade (sì, quella di Smooth Operator), non me ne sarei mai resa conto, tanto sembra persa in un passato remoto.

Il romanzo era già apparso in Italia, ma ora Uovonero lo riedita con una nuova traduzione e un nuovo titolo (in realtà, l’editrice sta pubblicando tutta l’opera di Siobhan Dowd, cosa buona e giusta): difficile rendere quello originale (“A swift pure cry” una citazione dall’Ulisse di Joyce), ma state bene attenti a quelle rose di Shell, perché le ritroverete in tutto il libro nascoste qua e là (e il nascondiglio più importante non possiamo svelarlo nemmeno noi!). Questa è la storia di Michelle detta Shell, una ragazzina di sedici anni costretta a crescere troppo in fretta e troppo sola. Dopo la morte della madre, che non se ne va e si libra sopra Shell come una dea fata, Shell deve occuparsi della sorellina Trix e del fratellino Jimmy, e anche del padre che, con la morte della moglie, da un lato si arrende all’alcol, che lo aiuta a vivere nell’incoscienza di una dimensione in cui la moglie non è mai morta, e dall’altro si aggrappa alla religione in maniera bigotta e fanatica. Sembra un po’ la storia di Cenerentola: un’adolescente che sta sbocciando alla vita, orfana di madre ma con la fatina, subisce le angherie di un patrigno… e c’è pure il principe azzurro, l’affascinante chierichetto Declan Ronan! Solo che la sua ‘esuberanza sessuale’ lo rende poco romantico e molto pratico: nel suo castello c’è posto per Shell come per Bridie, l’amica di Shell, ma alla fine le butta fuori tutte e due e decide di partire per l’America, insomma un orco più che un principe. C’è anche Padre Rose, che le malelingue non stenterebbero a definire come un altro possibile pretendente: effettivamente, Shell trova nell’amicizia con il giovane sacerdote un sostegno che probabilmente la aiuta a sopravvivere, ma è davvero un rapporto pulito? Padre Rose scopre che a volte Dio è muto… Onde evitare, meglio trasferire, e Shell perde anche questo debole appiglio alla serenità. Quello che invece non c’è in Cenerentola, è la vicenda che trasforma la storia di Shell in un giallo dai macabri risvolti. Impossibile raccontare distintamente senza spoiler, quindi dovrete accontentarvi. Un bambino nasce. Un bambino muore. Un bambino è morto ma sembrerebbe non essere mai nato, perché i bambini non sono sempre un dono di Dio e può capitare che il gesto più naturale del mondo diventi una colpa pesante più di tutto il mondo. Infanticidio? Stupro? Incesto? Chi sono i padri e chi le madri? Difficile trovare la verità quando ognuno ha già una sua idea a riguardo. Di nuovo leggende e realtà si mescolano e ne esce una nuova pozione. Shell, Trix e Jimmy imparano che si può anche credere con tantissima forza che le cose siano diverse da quello che sembrano, ma quasi sempre le cose sono quello che sembrano. Il loro padre, invece, crede a ciò che sembra ma sbaglia e deve essere Shell ad aiutarlo, diventando il genitore di suo padre, oltre che dei suoi fratelli. Shell ha una forza che chissà da dove viene, dato che comincia a dubitare persino di Dio, e Gesù, forse un po’ esasperato o solo triste, si stacca i chiodi, scende dalla croce e se ne va dando le spalle alla ragazza. Quello che esce dalla porta, però, a volte rientra dalla finestra, se la lasciamo aperta: così Rose ritrova sua madre in armadio, nel profumo del suo bellissimo abito rosa di quel ballo in cui mamma e papà si innamorarono l’una dell’altro, una rosa di stoffa che fa una magia ma che è anche un incantesimo maligno che strega il padre di Shell. In questa dimensione che oscilla tra oggettività e sogno, non c’è l’ombra di uno stereotipo, non un personaggio scontato. E se l’Irlanda che giudica è in bianco e nero, il romanzo è costruito su un arcobaleno di colori, perché non c’è un solo aspetto che si esaurisca in un aut aut: basti pensare alla fede e alla sua forma ‘storica’, la religione, che compare in così tante declinazioni in questo romanzo da costringerci a sospendere il giudizio. Lo stesso vale per l’amicizia (l’irrequieta Bridie) o l’amore (Declan?). Alla fine, però, la parola che vince su tutti è gioia. Una gioia che è poesia, mille volte meglio del “vissero tutti felici e contenti” di Cenerentola, anche o forse proprio perché qui non tutti vivono felici, perché gli errori esistono ma vi si può rimediare. La gioia è un’altra cosa rispetto alla felicità di cenerentola, e Siobhan Dowd lo sa e lo sa scrivere, fa vibrare questa gioia nata dal dolore in un modo che pochissimi saprebbero fare, figuratevi io. Andatevelo a leggere, è l’unico modo. Con un pacchettino di kleenex, ché qualche lacrima scappa e fa solo bene.

Paola Rinaldi

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Un mare di solitudine - Recensione di Le rose di Shell su Lettura candita

04/03/2016 - Lettura candita

La storia di Michelle Talent, detta Shell, è una storia di dolore, solitudine, delusioni, paura, devozioni. Siobhan Dowd, l'autrice del romanzo ora tradotto da Uovonero Edizioni col titolo Le rose di Shell, costruisce una storia coinvolgente, che racconta la povertà e la religiosità della terra irlandese.
Shell è una ragazza di sedici anni, orfana di madre, con un padre che mescola alcolismo e questue per la chiesa, rosari e prepotenze; la ragazza si occupa dei fratelli più piccoli, marina la scuola, ma frequenta la chiesa in cui è arrivato un giovane prete, Padre Rose. Si fa incantare dalle sue prediche e coltiva le sue ingenue visioni, in cui ancora una volta la fede si mescola al ricordo della madre.
Non sarà tutto questo a metterla nei guai, ma una normale storia di sesso fra adolescenti, mentre l'amore non compare mai, se non quello materno.
Il giovane scapestrato del paese mette nei guai sia Shell sia la sua amica Bridie, che in tempi diversi partoriscono due bimbi, uno abbandonato in una grotta, l'altra, la piccola di Shell, nata morta.
La gravidanza e il parto si svolgono in assoluta solitudine; Shell non riesce a trovare la forza di chiedere aiuto, continua a cullarsi nelle sue fantasie infantili, a confondere ostinatamente i confini fra realtà e immaginazione. Pensa di cavarsela, ma non ce la fa.
Con la morte della piccola Rose, sepolta in un campo, lo scandalo invade il paese; due neonati morti, il sospetto dell'incesto, tutto sembra accanirsi contro la famiglia Talent. Ma l'aiuto di padre Rose e le indagini della polizia chiariranno definitivamente la situazione.
Padre Rose, in crisi vocazionale, parte, il padre di Shell sembra aver ritrovato un senso alla propria esistenza e lei, sola, si ritrova adulta, capace di portarsi il peso del suo passato e di guardare al futuro con un po' di fiducia.
E' un romanzo complesso, in cui la Dowd attinge ad alcune tematiche fondamentali: la religiosità che impregna la vita irlandese, la solitudine dei più fragili, i più poveri; e, sullo sfondo, il mare. Come dicevo all'inizio, l'adolescenza della protagonista ha ben poco a che fare con quella delle ragazze di oggi: da sola costretta a proteggersi dal padre, a vivere il proprio lutto, a subire il diventare grandi essendo ancora bambina.
La storia si sviluppa con un ritmo sorprendente, la lettrice o il lettore sono trascinati dentro la storia, il cui linguaggio ondeggia fra il realismo più crudo e la dimensione onirica, che tutto stempera. Ed è sorprendente l'uso del linguaggio, che segue l'andamento del racconto con immagini inconsuete, accostamenti di parole originali, ben rese dalla traduzione di Sante Bandirali.
Non lo vedo come un romanzo pensato per i più giovani, non solo per la distanza dalla condizione contemporanea, ma anche per il groviglio di tematiche 'difficili': religione, sesso, povertà, ignoranza e, sopra tutto, la morte. L'assenza incolmabile della madre, la morte inconcepibile di due neonati.
Questo non significa che non possa essere proposto ai ragazzi e alle ragazze più mature, così come è sicuramente una lettura coinvolgente anche per chi giovane non lo è più.

Eleonora

 

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Recensione di Le rose di Shell su Book Avenue

Book Avenue - 04/03/2017

Ecco a voi un altro indimenticabile romanzo di Siobhan Dowd, il primo che ha pubblicato.

Una storia toccante, dal percorso inaspettato, a volte difficile da digerire ma che vale la pena di leggere.

Siamo nell’Irlanda, nel 1984 >>

Tutto va storto nella vita della quindicenne Michelle Talent detta Shell. La madre, Shelley, è morta e, il padre che ha lasciato il lavoro, costringe lei e i fratelli a recitare il rosario per, poi, ubriacarsi in una sorta di delirio mistico che sfoga nell’alcol.

In questo lutto che sembra non finire mai, a Shell spetta il compito più gravoso, quello di prendersi cura di suo fratello e di sua sorella, senza nessun sostegno psicologico o economico.

L’unica gioia, nella vita di questa adolescente costretta a diventare grande troppo in fretta, è il poco tempo rubato ai tanti doveri quotidiani che trascorre con la migliore amica Bridie e, di nascosto, in compagnia di un amico d'infanzia, Declan, diventato un ragazzo attraente e molto persuasivo con cui condivide sigarette, battute irriverenti e forse molto di più …

Il forte desiderio di sfuggire al circolo vizioso della povertà e della solitudine, s’incontra in un crescendo, con i contemplativi sogni e le mistiche visioni del nuovo parroco, Padre Rose, un giovane prete da cui si sente affascinata per la gentilezza e da cui cerca conforto.

Quando, Declan, attratto dalle mille luci di New York, lascia, improvvisamente, l'Irlanda per cercare fortuna in America, Shell si ritrova incinta e al centro di uno scandalo che fa tremare la piccola comunità in cui vive, tra dubbi, sospetti e accuse che hanno il potenziale di distruggere l'ordine pacifico del piccolo villaggio di Coolbar dove vive e avranno ripercussioni nella vita di tutti i personaggi che toccano la sua esistenza ...

Da questo momento, attraverso un linguaggio chiaro, conciso e potente, il grido mozzafiato di Shell, un grido profondo di cuore, travolge il lettore con tutta la sua purezza lirica e non lo lascerà più!

Un romanzo indimenticabile, la storia ordinaria di una straordinaria giovane donna ribelle che, nonostante le avversità, trova la forza per superare la morte, dando alla vita un nuovo mondo.

Isabella Paglia

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Recensione di A piede libero su Liber

Liber 115 - Luglio/Settembre 2017

Come bolle di sapone. Can­gianti e aree, minuscole o enormi. Le metafore che si irradiano da A piede libero, un albo narrato da Marco Zilio e istoriato da Giacomo Agnello Modica per Uovo­nero, sono così, simili a il­luminazioni impalpabili: si generano le une dalle altre, si tingono di riflessi. Allora nello srotolarsi inaspettato del racconto di Piede Sini­stro, che ha in sé il fuoco dei grandi viaggiatori, si pos­sono cogliere innumerevoli lampi e suggestioni rinfran­canti. Se partiamo dal corpo, pen­siamo alle meravigliose a­simmetrie che compongono quella materia di cui tutti siamo fatti, al diverso modo di guardare di ciascun occhio, al differente appoggiarsi del peso su ognuna delle gambe, alle specifiche attitudini di una mano e dell’altra, allo splendore complementare dei due emisferi cerebrali, e potremmo continuare con Betty Edwards e le sue opere sull’arte “con la parte destra del cervello”, o con Daniel Day Lewis e la sua identifi­cazione psicofisica in Chri­sty Brown, artista capace di dipingere con la sola parte di sé in grado di muoversi:era il 1989 e il film che torna inevitabilmente in testa è Il mio piede sinistro di Jim Sheridan. Ancora il piede che percorre il mondo, le grandi città, come i deserti, con la sola compagnia di un calzino di spugna bianco e di una snea­ker sbrindellata, rimanda alla voglia di scoperta dell’a­dolescenza e alla lacerazione del lasciarsi dietro una parte di sé quando si va via da casa (allora il passato è chiuso in una scatola di ricordi spuri come calzini), alle contrad­dizioni di gusti e di pensieri che abitano in ogni essere umano, a quello scoprirci “uno, nessuno e centomila”, o a quelle coppie in cui le attitudini non combaciano. Così piuttosto che dilaniarsi, è meglio andare liberamente in cerca di ciò che si è, fino a incontrare chi risuona spon­taneamente con noi e che ci ama per ciò che siamo. E ancora si potrebbe conti­nuare, se non si fosse irretiti dal ritmo filosofico stralu­nato del testo di Zilio e, in un gioco di specchi, dalle tavole bonelliane di Agnello Modica. I due autori raccon­tano di diversità, ricerca di sé e autonomia, e dedicano a Pierdomenico Baccalario e Davide Calì: omaggio alla fertilità della creatività biu­nivoca.

Maria Grosso

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Recensione di A piede libero su Radio 105

29/04/2017 - Libri a Colacione, Bookblister

Ascolta la recensione di A piede libero sul podcast della radio.

La storia surreale di un piede in giro da solo - Recensione di A piede libero su Il Tirreno

06/04/2017 - Il Tirreno

Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo che potrebbe indurre a pensare a un poliziesco, perché “A piede libero” di Mirco Zilio e Giacomo Agnello Modica, pubblicato da Uovonero, non fa certo restare con il fiato sospeso. Niente suspense, niente tensione, niente matasse da sbrogliare, ma la voglia di capire come può andare a finire quella sì c’è, perché non capita tutti i giorni di trovarsi davanti alla vicenda di un piede che decide di andarsene in giro per il mondo lasciando a casa il proprio simmetrico consimile.
Storia surreale, magnificamente orchestrata, declinata ed illustrata, un po’ picture book per bambini che può affascinare anche gli adulti, e un po’— guardando alle illustrazioni — picture book per adulti che ha tutte le carte in regola per affascinare i più piccoli, la storia del piede che intraprende un viaggio alla ricerca di sé stesso è uno di quei libri che si fanno leggere e rileggere alla ricerca di sempre nuovi dettagli. Che possono essere i particolari di Parigi dove Piede Sinistro con relativa gamba maschile pelosa fa una puntatina dopo aver lasciato il pigro Piede Destro pantofolaio sul divano di casa, o le vette dell’Himalaya o le sabbie del Sahara, o ancora le profondità dei Caraibi. E ben vengano gli sguardi incuriositi dei piedi che incontra lungo la strada, sono la conferma della bellezza della sua diversità.

J.P.

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Il buio oltre la siepe - Recensione di Thorhill su Lettura candita

16/10/2017 - lettura candita

"So che mentre scrivo queste cose al sicuro nella mia stanza, quando tutta la casa dorme in silenzio, lei tornerà quassù e il grattare, il graffiare, lo sbatacchiare, il bussare sulla mia porta ricominceranno. E so che resterò qui distesa facendomi piccola e tremando."

La data di questa pagina di diario di Mary, nell'orfanotrofio di Thornhill, è 30 aprile 1982. Da due mesi o poco meno nell'orfanotrofio è rientrata - in quella famiglia non l'hanno voluta - lei. Mary e lei per ironia della sorte si assomigliano, bionde con gli occhi chiari, ma Mary è silenziosa, mutismo selettivo, e vive le sue giornate isolata nella sua camera all'ultimo piano circondata dai meravigliosi pupazzi che costruisce per riempirsi le giornate piene di vuoto, mentre lei passa il suo tempo a comandare e a spargere carisma su un gruppetto di fedelissime coetanee.
Mary e lei condividono tuttavia un destino all'interno di quel luogo tetro, dal nome tetro. Una al di qua e una al di là della porta: una terrorizza l'altra, la tiene in costante scacco, facendole scherzi atroci, mettendole contro l'intera comunità, atterrendola con agghiaccianti visite notturne...
Talvolta c'è davvero un solo sottile diaframma di legno a tenerle separate. Due mondi di sofferenza che si toccano, che si respingono, che si cercano e si fuggono, due mondi in cui anche i pochi adulti di Thornhill non sanno penetrare.
Intrecciata alla storia piena di terrore della piccola orfana Mary, c'è quella di Ella, piena di inquietudine. Anche lei orfana, da poco si è trasferita con il padre in una nuova casa proprio di fronte al lugubre edificio di Thornhill, ormai vuoto e disabitato da anni.
Tra la storia di Mary e quella di Ella passano circa 35 anni, ma nonostante questo sembra che le loro solitudini si debbano incontrare. Tracce di una vita passata, quella di Mary, frammenti di oggetti che le sono appartenuti, affiorano qui e là e finiscono nelle mani di Ella che decide di andare al di là di quel filo spinato che nasconde il vecchio edificio cadente.
Segue le tracce lasciate da un'ombra.

Bang, che libro! Più di 500 pagine di un libro nero, nerissimo. Due storie distinte dal tempo che le tiene necessariamente lontane e che tuttavia possono intrecciarsi fin dalle prime pagine: la prima, quella di Mary, raccontata a parole, la seconda quella di Ella, raccontata per immagini.
Un paio di punti di contatto: la solitudine data dalla orfanezza di entrambe, e il luogo: Thornhill e le case che lo circondano.
Racchiusi da un filo spinato che sembra avvolgere, fin dai risguardi ma anche in senso metaforico, le due esistenze, i luoghi sono forse uno dei protagonisti chiave di questo romanzo di esordio di Pam Smy, importante figura dell'illustrazione anglosassone. Fin dalla copertina, in un lago di nero, appare una casa in una notte di luna piena che ne rende affilati (complice il leggero rilievo) i profili. Solo una finestra è illuminata e l'ombra di qualcuno guarda fuori.

Per l'appunto. In un loro continuo e ostinato dialogo tra dentro e fuori, i luoghi in Thornhill contribuiscono fortemente a dare spessore all'inquietudine che attraversa la narrazione: nella storia di Mary le porte sono davvero elementi chiave del racconto e in concreto rappresentano diaframmi di protezione o prigionia della sua fragilità nei confronti di lei. Analogamente le esplorazioni che Ella fa nel giardino incolto e che si spingono fin nell'edificio che, grazie a una chiave ritrovata, si apre svelando la camera di Mary, abitata dai suoi fantocci.

I pupazzi. Anch'essi costituiscono un elemento fondamentale intorno a cui Pam Smy costruisce il racconto. E, parimenti, sono anch'essi icona quasi imprescindibile dei buoni racconti del brivido.

Ad evidenza, la Smy sa il fatto suo anche in ambito narrativo. Tocca le corde giuste dell'immaginario collettivo e attraverso elementi concreti costruisce un pathos palpabile e dà spessore a una carrellata (ad eccezione forse delle figure degli adulti, tagliate un po' troppo grossolanamente) di personaggi da manuale. Mai, nemmeno per un momento Mary, lei o Ella (quest'ultima solo disegnata) perdono di credibilità e le loro dinamiche di relazione, che fornirebbero il fianco allo stereotipo e alla didascalia, sono sempre all'altezza di un romanzo di qualità. Sa essere spietata e dura nel raccontare gli scherzi e le trappole costruite per Mary, sa raccontare la fragilità che nasce dal bisogno dell'altro attraverso i toni intimi di un diario. Nel racconto per immagini, è abile nell'inserire indizi che permettano al giovane lettore di contestualizzare e di cogliere legami tra il presente e il passato, dissemina le tavole di dettagli che attraggono lo sguardo e che sono rivelatori di nessi altrimenti difficilmente ricostruibili.
E a parte tutto questo, due meriti ulteriori mi sento di ascriverle. Da un lato, una solida conoscenza della letteratura, anche e soprattutto classica (Il giardino segreto citato più volte), di questo genere. Svariate volte mi è parso di cogliere richiami più o meno espliciti ad altri romanzi, dalla Ruota degli elfi di Janet Taylor Lisle alla Casa delle vacanze di Clive Barker, solo per citarne due.
Dall'altro, il suo coraggio di confrontarsi con un modello narrativo ineguagliabile, quello di Selznick. Se nel tipo di immagine la diversità è immediatamente palpabile, nella tessitura tra testo e immagine il confronto non è così immediato. Anche in questo caso però Palm Smy decide per una via autonoma: laddove Selznick utilizzava i due registri lungo un unico vettore cronologico, la Smy se ne serve creando tra loro uno iato cronologico -quelle due pagine nere che ogni volta separano disegno da testo sono proprio una bella idea - che tuttavia lentamente ma inesorabilmente converge in un punto finale che, neanche sotto tortura, svelerò.

Carla Ghisalberti

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La scuola delle maestre - Recensione di Un pesce sull'albero su Libri calzelunghe

19/04/2017 - Libri Calzelunghe

Mi chiedo sempre più spesso quale sia il ruolo degli insegnanti e dei maestri oggi, e non solo nella scuola, ma mi rendo conto che è difficile fare una sintesi e forse è una presunzione voler generalizzare.
Nella letteratura degli ultimi anni maestri e professori non mi sembrano più quegli adulti conflittuali, ottusi e feroci, figli di un pensiero classista o poco attento all’infanzia: non sarebbero forse più credibili. Oggi l’insegnante sembra essere più empatico, attento, colloquiale e i bambini dei romanzi vivono con minor conflitto il rapporto, quasi che il confronto con questo adulto sia meno problematico, o forse l’insegnante sia diventato nella letteratura più comprensivo e aperto nei confronti dei ragazzi. I problemi scolastici si sono spostati sul bullismo, il rapporto con i pari, sulle proprie difficoltà e i propri inciampi, sulle relazioni problematiche con la famiglia che minano la serenità e il rendimento scolastico.
Agli insegnanti rimane la tentazione di cadere in un ruolo terapeutico senza avere un quadro preciso e puntuale della situazione, fino a minare il loro ruolo primario e a portare in confusione il bambino stesso. Il signor Daniels, insegnante in Un pesce sull’albero, supera egregiamente la sfida.

Riesce ad accorgersi del problema di Ally, giovane protagonista con grandi difficoltà legate alla sua dislessia mai compresa. La terapia che Ally seguirà, servirà ad aiutarla a leggere, ma soprattutto a riconquistare l’interesse per la scuola e ciò che essa rappresenta: la conoscenza, la relazione con gli altri, il far parte di una società. Ally in poco tempo guadagna un ruolo all’interno della sua classe, diventandone rappresentante, nella stessa misura con la quale riconquista fiducia in se stessa e nel suo ambiente. E fiducia verso un mondo che, fino a quel momento, sembrava non fare per lei.

Valeria Bodo

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Recensione di Un pesce sull'albero su Il libro del giorno di Fahrenheit

 

23/02/2016 - Radio Rai 3, Fahrenheit

Ally è così intelligente da riuscire a ingannare tantissime persone intelligenti. Ogni volta che arriva in una nuova scuola, riesce a nascondere la sua incapacità a leggere con stratagemmi ingegnosi e fuorvianti. È stanca di essere definita “lenta” e “sfigata”, ma ha paura di chiedere aiuto. Dopo tutto, pensa, come si fa a curare la stupidità? Però il signor Daniels, il nuovo insegnante di Ally, riesce a vedere la ragazza geniale e creativa che si nasconde in lei. Nel frattempo, Ally conosce la schietta Keisha e il geniale Albert, che insieme contribuiscono a rompere i suoi schemi. Con loro formerà un trio invincibile, in grado di contrastare e battere tutti quelli che con loro sono tutt’altro che gentili. All’ideale di essere accettata dagli altri, Ally comincia a sostituire quello di lottare ostinatamente per raggiungere quello che vuole: perché le grandi menti non pensano mai allo stesso modo.

Ascolta l'audio sul sito di Fahrenheit

 

La felice ostinazione dei desideri - Recensione di Un pesce sull'albero su La Stampa

09/05/2016 - La Stampa

Un pesce sull’albero (trad. Sante Bandirali, Uovonero, 2016, 270 pagine, 16,90 €, da 9 anni) di Lynda Mullaly Hunt, finalista al Premio Andersen 2016 nella categoria oltre i 12 anni, sarà invece al centro di un confronto a più voci sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento giovedì 12 maggio (ore 15) nello Spazio Book del Bookstock Village del Salone del Libro. La protagonista del romanzo, Ally, ha circa dodici anni ma non è mai riuscita a vincere la sua battaglia con la parola scritta: leggere per lei è un vero incubo. Tutto cambia quando incontra l'insegnante giusto, un supplente che conosce bene il problema della dislessia. Il libro, non a caso, è dedicato agli insegnanti “che vedono il bambino prima dello studente” e ai ragazzi che “trovano l'ostinazione necessaria” per superare gli ostacoli della vita. Ciò che rende speciale questa storia è la voce della sua protagonista, sincera e autentica. Il linguaggio, che è il problema di Ally, acquista nel racconto un ruolo centrale. La realtà e le parole non sono mai raccontate in modo banale, perché il punto di vista di Ally è unico e sorprendente. L'autrice, che a sua volta ha avuto difficoltà di lettura quando era bambina, conosce a fondo il mondo interiore del personaggio che sta raccontando e lo esprime attraverso immagini e metafore molto efficaci. Un pesce sull'albero, che rispetta tutti i criteri dell'alta leggibilità, è un romanzo indubbiamente studiato per spiegare un problema, ma riesce a farlo con naturalezza, senza mai distogliere l'attenzione dai personaggi e dai loro sentimenti.   

Mara Pace

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Recensione e nota del traduttore di Un pesce sull'albero su N.d.T.

15/04/2016 - N.d.T.

Un pesce sull’albero è una bella scoperta. L’agile e divertente romanzo di Lynda Mullaly Hunt, nella traduzione di Sante Bandirali, è un libro destinato ai ragazzi e risulta altrettanto coinvolgente e piacevole anche ai lettori adulti.
È scritto in prima persona dal punto di vista di Ally Nickerson, ragazzina di prima media alle prese con due ostacoli per lei insormontabili: leggere e scrivere. Le parole scritte sono un vero incubo, le lettere si muovono e sfuggono alla sua comprensione. Ogni giorno questa difficoltà le causa non solo problemi scolastici, ma anche disagi nelle relazioni coi coetanei. La brillante protagonista è ovviamente dislessica, ma non lo sa e non ne sono consapevoli neppure gli adulti attorno a lei, a scuola e a casa.
L’arrivo di un nuovo insegnante pone le basi del cambiamento. Si rivolge alla classe con modalità meno scontate e in alcuni casi rivoluzionarie, innesca reazioni e evoluzioni tra gli alunni e poi anche in Ally. Alla crescita personale si accompagna la nascita di rapporti di amicizia, i ragazzini si aiutano a vicenda, scoprono il loro valore intellettivo e umano, fino a confermare la massima di un dislessico illustre, Albert Einstein, che ha ispirato il titolo: Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido.
È interessante scoprire che tutti possiamo trarre giovamento dai metodi alternativi di apprendimento messi in opera per aiutare i dislessici. Facilitano la ricerca di percorsi migliori a memorizzare o a comprendere le connessioni logiche. Per esempio, allorché ci accingiamo a comporre un puzzle da due o tremila pezzi e consideriamo indispensabile l’immagine di riferimento che ci mostra il quadro d’insieme, capiamo per analogia l’utilità di una mappa concettuale sotto forma di raffigurazione grafica come ausilio a chi è predisposto a pensare per immagini (visual thinker).
Per fortuna, oggi è sempre più diffusa la consapevolezza di quanto sia possibile e doveroso affrontare i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) in modo costruttivo. Il vero problema sono le risorse a disposizione degli insegnanti, troppo spesso troppo limitate in termini di tempo e di strumenti.
Nella nota in calce al romanzo il traduttore precisa di avere adottato l’espressione «differenze di apprendimento», vigente nei paesi anglosassoni, in luogo di «disturbo dell’apprendimento», poiché fornisce un quadro troppo medicalizzato della dislessia. Sono d’accordo, e una cosa che cerco di insegnare ai miei piccoli allievi è che tutti quanti devono rendersi capaci di affrontare e superare le fatiche, a prescindere dal modo in cui si arriva al risultato. Alla fine si evita di trincerarsi dietro una certificazione non certo sufficiente a definirli né a farli crescere al meglio delle loro potenzialità.

Giulio Pianese

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Nota del traduttore Sante Bandirali

Sarò sincero: la mia situazione di editore e traduttore è una situazione privilegiata. Essere l'editore di un libro significa già credere nelle già sue qualità e investire sulle sue potenzialità. Nel caso poi di un piccolo editore il cui catalogo non raggiunge ancora i quaranta titoli, ogni libro è una tessera importante di un puzzle che rischia di non completarsi se vengono fatte scelte sbagliate. Per me i due ruoli coesistono fin dal primo approccio all'opera, nel senso che, da un lato, già in fase di valutazione del libro il traduttore fa capolino, domandandosi se e come i problemi di traduzione del testo possono trovare soluzione e quale può essere il significato complessivo dell'opera per il lettore italiano; dall'altro, l'amore per il libro che l'editore deve avere per scegliere di pubblicarlo si trasmette al traduttore senza mediazioni, trascinandolo con passione nel suo lavoro.
Fish on a tree di Lynda Mullaly Hunt mi ha colpito fin dalla prima lettura. Personaggi verosimili e amabili; un contesto (quello scolastico e famigliare delle piccola Ally) ben costruito e funzionale alla narrazione; dinamiche adolescenziali fin troppo realistiche, sia nelle sfumature intimistiche delle riflessioni di Ally, sia nell'atteggiamento strafottente di molti suoi coetanei, sia ancora nell'affettuosa relazione che si consolida sempre più con amici portatori di altri generi di diversità; altri rispetto a quella che segna la protagonista come uno stigma e genera in lei insicurezza, inadeguatezza e frustrazione: la dislessia.
È proprio questo tratto della personalità di Ally ad avermi attratto inizialmente, visto che uovonero nasce come editore che ha fra i suoi principali obiettivi quello di sensibilizzare i lettori nei confronti dei disturbi dell'apprendimento e dello sviluppo, oltre che creare libri adatti a giovani lettori che normalmente non potrebbero godere del piacere della lettura. Un pesce sull'albero si inquadra in modo duplice in questo progetto, sia come romanzo che aiuta a comprendere la dislessia e i disagi che ne conseguono, sia come libro realizzato con criteri grafici e tipografici ad alta leggibilità, che possono quindi contribuire ad avvicinare alla lettura proprio quelle ragazze e quei ragazzi che, come Ally, faticano a farlo ma possono essere ulteriormente stimolati da una vicenda che parla di una persona come loro, con le loro stesse difficoltà, ma al tempo stesso piena di risorse e che, grazie anche all'aiuto degli altri, riesce infine a trovare la strada per realizzare le proprie doti intellettuali e umane.
La lingua del romanzo è quella degli adolescenti americani, e si caratterizza per una colloquialità molto accentuata, che ha richiesto un ampio ricorso a un gergo familiare e adolescenziale dell'odierna realtà italiana. Inoltre, le difficoltà di lettura e scrittura che Ally incontra nel suo percorso scolastico hanno richiesto un adattamento a quelle di uno studente italiano nella stessa condizione. Ma Ally vive in un contesto dove la diversità è di casa, e anche i suoi amici si trovano in varie occasioni a fare un uso della lingua ludico, come nel caso di Oliver, o creativo, come fa Keisha coi messaggi nascosti nei dolci che cucina, o ancora filosofico-scientifico, come succede al malinconico genio di Albert.
Nella storia editoriale di uovonero, questo romanzo si colloca fra Il riscatto di Dond di Siobhan Dowd, incluso nella cinquina finalista del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2016 per la fascia d'età da 6 a 10 anni, e il progetto I libri di Camilla, che rappresenta una particolare esperienza di traduzione. In questa innovativa collana (Camilla è l'acronimo di «Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili») gli albi illustrati di più grande successo dell'editoria italiana per l'infanzia verranno pubblicati in una nuova versione, con doppio testo verbale e in simboli pittografici del sistema WLS, per consentire a tutti i bambini di accedere allo stesso libro, senza rinunciare alla bellezza e senza discriminazioni di sorta.

Sante Bandirali

Mi sento un pesce sull'albero: ti racconto la mia dislessia

28/03/2016 - Disabili.com

"La gente si comporta come se le parole 'lettrice lenta' dicessero tutto quello che c'è all'interno. Come se io fossi una lattina di zuppa e a loro bastasse leggere la lista degli ingredienti per sapere tutto di me. C'è un sacco di roba da sapere sulla zuppa che non si può mettere sull'etichetta…”

Giudicare le persone per quello che non sanno fare non è carino a nessuna età, tanto meno durante gli anni delle grandi insicurezze: la benedetta adolescenza, dove le parole pesano il doppio, e quello che gli altri pensano di te il triplo, ed estirpare questi giudizi è davvero difficile. "Non è possibile far uscire le parole dalle orecchie delle persone, dopo che ci sono entrate" dice a questo proposito Ally Nickerson, la protagonista che si racconta in prima persona nel romanzo “Un pesce sull'albero” di Mulally Hunt Lynda, edito da UovoNero.

Ally è una ragazzina piena di una creatività che non riesce ad esprimere nel modo giusto: il suoi ostacoli più grandi sono la dislessia e la paura di confessare come si sente a riguardo. Silenziosamente rispetto al suo problema, Ally ha cambiato sette scuole prima di ripetere per l'ennesima volta il suo calvario muto fatto di scarabocchi, punizioni e parole sempre uguali. Ma mai una parola sulle sue difficoltà, che neppure sa si chiamano dislessia. Sa solo che "Non conta quante volte ho pregato e lavorato e sperato, ma per me leggere è ancora come cercare di dare senso a una zuppa di alfabeto in lattina che è stata rovesciata in un piatto. Non so proprio come ci riescano gli altri".

E per Ally non solo è prendersi della maleducata per non voler andare alla lavagna, ma è anche un continuo fare figuracce: come quando, non riuscendo a leggerne la scritta, regala alla maestra un biglietto di condoglianze per il suo neonato.
Con la scuola e con i professori non va d'accordo: appena si trova sul punto di svelare come si sente, fa di tutto per creare equivoci (prendendosi in giro, offendendo gli altri involontariamente, mettendosi in imbarazzo): un masochismo che le costeranno la totale distanza dai professori – tutti tranne uno. “Al signor Daniels sembra che piaccia davvero che siamo tutti diversi” - lui, il poliedrico ed eccentrico professore che senza fare domande, un insolito esperimento alla volta, riesce a far emergere in Ally una sensazione per lei del tutto nuova: sentirsi brava ed adeguata in qualcosa. “…Si avvicina a me e fa una cosa che nessun insegnante ha mai fatto neanche una volta in tutta la mia vita. Mi dà un cinque. (...) è quello che desidero. Sentirmi come chiunque altro e che quando mi dicono che posso fare di meglio voglio che lo pensi veramente!".

Da sempre definita "lenta", grazie ai metodi alternativi del professor Daniels, Ally comincerà a prendere consapevolezza che la sua difficoltà non la definisce: "la lettrice lenta" non è tutta la sua persona. "La gente si comporta come se le parole 'lettrice lenta' dicessero tutto quello che c'è all'interno. Come se io fossi una lattina di zuppa e a loro bastasse leggere la lista degli ingredienti per sapere tutto di me. C'è un sacco di roba da sapere sulla zuppa che non si può mettere sull'etichetta, tipo che profumo ha e che sapore ha e come vi farà sentire caldi quando la mangerete. E io sono molto più di una semplice ragazza che non riesce a leggere bene".

E in un mondo – e un’età – in cui l'essere accettato dagli altri sembra essere la cosa più importante, Ally comincia ad usare tutte le sua capacità (nascoste dagli e agli altri) per ottenere realmente ciò che vuole, ovvero essere finalmente felice. Così, dopo la nuova consapevolezza di valere qualcosa, trova la forza di farsi sentire anche all’esterno, dove trova una insperata solidarietà contro i bulli. Dall'essere confinata ed etichettata come quella strana, Ally riuscirà ad attirare a sé due compagni di classe e insieme a loro combattere i “sicuri di sè” a cui piace tanto “tirare giù le persone” per farle sentire tristi... ma la verità è che “per logica, se una persona vuole tirarne giù un'altra, significa che lui o lei si trova già al di sotto dell'altra persona”.

“Un pesce sull'albero”, che deve il suo titolo proprio al celebre pensiero di Albert Einstein che disse

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”

...è un libro davvero da leggere e far leggere per capire quello che forse pensiamo di sapere, ma non immaginiamo quanto e come.
Se ci chiedessero di darne una descrizione, diremmo che questo romanzo - scritto peraltro in caratteri ad alta leggibilità - è un diario dettagliato sui pensieri e i sentimenti di una ragazzina emarginata per delle capacità che non sa controllare nè esprimere nella giusta maniera. Ma vi ritroviamo anche un elogio e un invito a tutti quei maestri pieni di passione che comprendono e potranno comprendere a pieno il significato di quegli occhi bassi o quei sorrisi sfuggenti dietro un banco di scuola.

Federica Scaramuzzi

Recensione di Un pesce sull'albero su AtlantideKids

14/03/2016 - AtlantideKids

"Quando saliamo in macchina, Travis dice: “Hai visto come quel tizio mi ha preso per un allocco? Cercava di fregarmi. Ricordati, Ally. Quando qualcuno ha scarse aspettative nei tuoi confronti, a volte puoi usarlo a tuo vantaggio”. Poi mi guarda dritto negli occhi e indica il mio naso. “Purché non abbia anche tu scarse aspettative nei confronti di te stessa. Capito?”

Ho scelto questo paragrafo per aprire la mia recensione perché trovo sia specchio di tutto il romanzo. La protagonista, Ally, una ragazzina sveglia, sveglia oltre la media, ascolta le parole del fratello Travis, il quale parla con un tono che è molto consapevole e che lascia intendere più di quanto non dica. Tono e sottintesi che si esplicitano anche nel lessico, anche nel fraseggio. “Allocco”, “fregare”, “scarse aspettative”, “vantaggio”, “te stessa”. C’è il passaggio dal ciò che vedono gli altri, le conseguenze di questa visione distorta e infine l’indagine su se stessi e la consapevolezza. Il “ricordati, Ally” dritto tra due punti, infine, mi ha suggerito una decisione e una premura che difficilmente Lynda Mullay Hunt avrebbe potuto rendere diversamente.

Ally è dislessica. È consapevole della sua difficoltà, che la condiziona pesantemente anche nella vita quotidiana, ma non è consapevole del fatto di esserlo. Non sa definire la propria difficoltà, quindi non sa come affrontarla e, ancora, la subisce. Però, ha una velocità di apprendimento e una rara intelligenza. Il che, sulle prime, sembra complicare le cose, piuttosto che il contrario. E ci si rende conto, man mano che si procede, di quanto contino gli insegnanti, quanto averne di eccellenti o di pessimi possa incidere sulla vita di ciascuno. Per Ally, la vita scolastica è un inferno di disagio e mortificazione, fino a quando, appunto, non subentra al precedente un insegnante illuminato, un insegnante votato al suo mestiere.

Una lettura avvincente, nel mezzo della quale ho incominciato a percepire una nota dissonante. Temevo che l’amicizia nata tra Ally, Albert e Keisha rispondesse allo stereotipo in cui spesso si incappa per contrastare lo stereotipo (il genio, l’anticonvenzionale, la ragazzina stramba contrapposti ai bulli e alle ragazzette frivole, vuote). In realtà, dopo aver rimuginato sulla questione, mi sono vista costretta a fare i conti con la realtà: non è piuttosto vero che in un contesto come quello scolastico, le dinamiche di aggregazione rispondono a determinati principi, si muovono su binari piuttosto definiti?

E considerato che questa storia ha il sapore della realtà, il discorso torna. La dissonanza si attenua e diventa piuttosto armonica.

Le farfalle vengono da me. I loro colori e i motivi decorativi che hanno sulle ali mi fanno domandare perché non ho mai disegnato farfalle. Non volano come gli uccelli, in modo lineare, ma vanno un po’ di qua e un po’ di là. Mi chiedo se sono una farfalla anch’io.

Dopo aver passato tutta la sua esistenza a cercare di ingannare gli altri (spesso riuscendoci) con lo scopo di nascondersi, ritenendosi così come gli altri la definiscono, “lenta”, Ally riesce a cambiare prospettiva, a non voler più arrivare laddove vogliono gli altri, con volo dritto e lineare, ma esattamente laddove vuole lei stessa, con volo parabolico, volteggiante.

Un pesce sull’albero è un libro la cui lettura consiglio a ragazze e ragazzi dai 10 anni. Vi troveranno caparbietà, coraggio e sorrisi, di cui è meglio non fare senza.

Barbara Ferrero

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Biblioburro: Un pesce sull'albero

10/03/2016 - Briciole di pollicino

Te lo chiedi per tutta la durata del libro perché non è possibile che l'autrice possa descrivere in maniera tanto nitida una certa condizione senza averla vissuta in prima persona, ed alla fine della storia lo arrivi a scoprire. L'autrice è stata una bambina e poi una ragazza dislessica, con tutte le implicazioni e le difficoltà che la cosa comporta, soprattutto a scuola, proprio come la protagonista della storia. Per questo è riuscita perfettamente a raccontare la vita di una ragazza intelligente e molto portata per il disegno, che finisce invece regolarmente dal preside e viene etichettata dagli insegnanti come "difficile" e dai compagni come "sfigata". Fino a quando un professore sensibile ed attento scoprirà la verità.
Una storia da diffondere a macchia d'olio tra i ragazzi, perché possano riconoscersi senza imbarazzi inutili in Ally, o nella perfida Shay che si comporta da vera "bulla" con tutti, oppure nel geniale Albert, che subisce quotidianamente episodi di violenza e nessuno pare accorgersene. La dislessia alla fine come alibi per una storia che racconta benissimo la scuola, gli insegnanti stanchi ed annoiati ma anche quelli appassionati e sensibili, ma anche l'amicizia vera e profonda e la famiglia.

PS: Nei paesi anglosassoni la dislessia non viene considerata "un disturbo dell'apprendimento", bensì una "differenza di apprendimento".

Passpartù

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Differenze di apprendimento e differenti percorsi educativi - Recensione di Un pesce sull'albero su Zazie News

03/04/2016 - Zazie News

Ci sono bambini e ragazzi che portano fardelli più pesanti di altri, ci sono bambini e ragazzi che vorrebbero vivere una vita “normale” ed invece l’esistenza regala loro un carico di difficoltà difficile da sopportare.
Ci sono bambini e ragazzi che mettono a punto complesse strategie di sopravvivenza per eludere una realtà per niente inclusiva.
Ally, la protagonista di Un pesce sull’albero, il bel romanzo della scrittrice americana Lynda Mullay Hunt, è una di questi ragazzi.
Ally soffre la vita scolastica, soffre i cambiamenti da una città all’altra e il dover ricominciare da capo tutte le volte.
Ricominciare con insegnanti che sottolineano le sue difficoltà, la sua inadeguatezza, che non riconoscono i suoi sforzi, che interpretano le mancate abilità nella lettura e nella grafia, come svogliatezza e deliberata incuria.
Poi qualcosa cambia, l’aiutante magico delle fiabe può irrompere, all’improvviso, anche nella vita reale. L’aiutante ha il nome di mister Daniels, un insegnante che si pone di fronte alla classe in modo diverso, che ribalta schemi, che, nel cambiare posto ai ragazzi, determina anche un nuovo assetto fatto di relazione inedite e di compagni da scoprire.
Un libro capace di tenere un tono meravigliosamente lieve, usando una lingua (alta la traduzione di Sante Bandirali) che cattura, avvolge, una lingua, che esalta empatia e condivisione, perché
“a volte la cosa più coraggiosa che puoi fare è chiedere aiuto.”

Silvana Sola

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Recensione di Un pesce sull'albero di Area Di.To

17/02/2016 - Area Di.To

Non è facile per Ally: scuola nuova, compagni nuovi, professori nuovi e, come se non bastasse, quell’insopportabile sensazione di essere diversa dagli altri, stupida forse. Gli sforzi che la dodicenne fa per eguagliare i compagni in fatto di lettura e scrittura non trovano infatti un’adeguata soddisfazione (“Se cercare di leggere servisse a qualcosa – dice a un certo punto – sarei un genio”), tanto che Ally arriva più di una volta a un passo dal gettare la spugna. A remarle contro, almeno inizialmente, ci sono un’insegnante e una preside incapaci di leggere realmente il suo disagio e dei compagni di classe che, poco guidati ad accogliere la diversità, scivolano facilmente nella presa in giro. A casa, d’altro canto, il morale non si solleva granché: il fratello di Ally le manifesta un affetto enorme ma manca concretamente degli strumenti per aiutarla, la mamma riconosce i sui pregi e cerca di contenere i suoi insuccessi ma non ha molto tempo da dedicarle e il padre, pur amorevole e gran punto di riferimento, è fisicamente lontano per via di una missione militare. Tutti i venti paiono insomma soffiarle contro, almeno fino a quando la signora Hall non viene sostituita da un nuovo insegnante – il signor Daniel – strenuamente deciso ad aiutare i talenti di ciascun allievo a emergere. Inizia così per Ally un anno scolastico rivoluzionario in cui sperimentare nuove attività, in cui costruire amicizie autentiche e in cui scoprirsi e rivalorizzarsi. Intorno a lei ruotano moltissimi personaggi – compagni e familiari soprattutto – di cui Lynda Mullaly Hunt offre fin dalle prime pagine una rappresentazione eloquente (capiamo fin dall’inizio, insomma, da chi guardarci le spalle e in chi riporre invece fiducia). Quello dell’autrice è un tocco suggestivo che dipinge dapprima pochi tratti essenziali e dettaglia poi col tempo, offrendo un quadro chiaro fin da subito ma invogliando anche a riconoscere che dietro ogni persona – piacevole e antipatica che sia – si nasconde una storia che val la pena scoprire prima di emettere giudizi definitivi.
Dalla sua penna esce un ritratto illuminante non solo dei personaggi che entrano in campo ma anche e soprattutto del problema che affigge fin dalle prime pagine Ally e che segna in qualche modo lo sviluppo del racconto. Mirabile è la maniera chirurgica in cui Lynda Mullaly Hunt disseziona e restituisce i sentimenti della protagonista di fronte alla squilibrata bilancia sforzi-successi della sua vita e al profondo senso di inadeguatezza (parola chiave che forse ben condensa il preciso focus del libro) che la dislessia le provoca, arrivando a minare la stessa capacità di desiderare. Con spunti interessanti sulla vergogna provata (che può portare a preferire l’apparire cattivi piuttosto che stupidi), sul sentirsi soli (cosa che ben si distingue dall’essere solitari) o sull’enorme potere riconosciuto alle parole (che come le uova vanno trattate con prudenza, “perché nessuna delle due cose può essere riparata”) , Un pesce sull’albero appare un prezioso concentrato di riflessioni sui disturbi specifici dell’apprendimento e sui vissuti che ad essi si associano: un piccolo saggio, insomma, nascosto in un bellissimo romanzo, che molti insegnanti e operatori troverebbero utile per la loro professione.
L’autrice riesce a costruire questo effetto, ricorrendo tra le altre cose a un uso efficace e ricorrente di immagini e metafore, come quella della moneta con un’imperfezione che vale più di una perfetta o delle farfalle che non volano in modo lineare cime gli uccelli ma va un po’ di qua e un po’ di là. Questa precisa scelta stilistica, mantenuta per l’intero corso del racconto, contribuisce a rendere incisiva la narrazione, rinvigorendo l’effetto coinvolgente già dovuto ad alcuni personaggi memorabili e ad una rara lucidità esplorativa di argomenti complessi. Si capisce chiaramente, prima ancora che l’autrice lo espliciti in terza di copertina, che le pagine trasudano un vissuto personale, che c’è consapevolezza e competenza tra le righe. Non solo, il libro guadagna credibilità anche dall’inserimento della dislessia in un contesto scolastico variegato, in cui le difficoltà e le diversità sono tante e differenti. La classe di Ally è in qualche modo una classe reale, dove c’è chi mangia in mensa grazie al contributo della scuola, chi fatica a mantenere la concentrazione, chi ha origini straniere, chi ha a che fare con i bulli e chi, appunto, ha difficoltà con la lettura.
In questo contesto, ciò che rende esemplare e straordinario un professore come il signor Daniels – vera figura chiave del romanzo, che tanto felicemente esprime il bisogno di maestri pazienti, caparbi e lungimiranti – è la capacità di riservare un occhio di riguardo a ogni allievo e alle sue specificità, di dedicare la giusta attenzione a ogni situazione e di cercare la strategia più adeguata per supportarla. Così, il professor Daniel insiste perché Ally si cimenti in un corso di scacchi che le renda chiaro il suo modo di pensare fuori dagli schemi, concorda con Oliver un segnale segreto per ricordargli di non farsi travolgere da parole e pensieri, e più in generale riserva una parola di incoraggiamento per ognuno dei “suoi fantastici”. Ecco, forse della parola “fantastico” il signor Daniels fa un uso un tantino eccessivo ma val la pena di perdonarlo. Irresistibile e travolgente è infatti il suo modo di fare, tanto che a stento si può resistere al desiderio di averlo (o averlo avuto) come insegnante. In lui ritroviamo prima di tutto la figura di un educatore – colui che ex-duce, che tira cioè fuori dai suoi alunni la loro personalità, la fiducia in loro stessi, la consapevolezza delle proprie capacità, dei propri limiti e del proprio “funzionamento”, piuttosto che limitarsi a ficcare nozioni dentro le loro zucche.
Ciliegina sulla torta, come gli altri volumi della collana in cui è inserito, Un pesce sull’albero è pubblicato ad alta leggibilità così da risultare più fruibile anche in caso di dislessia. Così come la serie di Hank Zipzer (peraltro ormai divenuta un classico in America e citata dall’autrice nel libro, creando un simpatico e involontario gioco di rimando interni per la casa editrice Uovonero) anche questo volume impiega un Verdana modificato (leggermente più piccolo rispetto ai libri di Lin Oliver e Henry Winkler, come si conviene ai lettori delle medie cui il libri principalmente si rivolge), una carta avoriata, una spaziatura maggiore e un’assenza di giustificazione testuale. Tutto questo contribuisce a fissare la lettura e a renderla meno ballerina agli occhi di chi come Ally si chiede “come faranno gli altri a leggere lettere che si muovono?”. Mai collana fu in qualche modo più azzeccata di questa delle Abbecedanze (il cui sottotitolo è per l’appunto: Quando le lettere non vogliono saperne di restare ferme, possiamo imparare a danzare con loro), per un libro che sulle lettere che “sembrano scarabocchi danzanti”, ha costruito un racconto davvero significativo.

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Recensione di Un pesce sull'albero su Popotus

15/02/2016 - Popotus

Che ci fa un pesce rosso accomodato tra i rami di un albero stilizzato? E’ la quarta di copertina a illuminare l’illustrazione e il titolo, Un pesce sull’albero,
di questo romanzo firmato dall’autrice americana ex insegnante, Lynda Mullaly Hunt: una frase attribuita, chissà se a ragione, ad Albert Einstein: "Ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido". In questo caso il pesce è una ragazzina geniale ma con grandi difficoltà nella lettura e nella scrittura. Ally Nickerson è la tipica allieva che gli insegnanti non vedono nella sua complessità e non sapendo da che parte prenderla, preferiscono considerarla lavativa, disimpegnata, ribelle e strafottente. E in fin dei conti irrecuperabile. Si limitano a rifilarle note e a incitarla a impegnarsi, a fare di più, pensando che le sue prove negative siano esclusivamente questione di volontà. E poi ci sono i compagni, mai teneri con le sue incapacità, anzi, violenti e arroganti, crudeli e maliziosi salvo pochi. Convinta di essere odiata dal mondo intero, Ally diventa bersaglio di critiche feroci, violenze verbali, prepotenze ed esclusioni che metterebbero fuori gioco chiunque. Del resto chiunque in quelle condizioni si sentirebbe stupido e incurabile. Poi un giorno arriva il signor Daniels, un supplente attento alle personalità e alle capacità dei ragazzi, un giovane pieno di idee nuove su cosa significhi insegnare. Non travasare saperi da una mente all’altra ma suscitare riflessioni, fare domande, chiedere racconti e risposte sul proprio mondo interiore. E’ lui a scoprire le doti di Ally a capire che non è per nulla una ragazza limitata, ma al contrario una persona creativa e con un’intelligenza rara e brillante che procede con schemi diversi dalla media. Sarà lui a capire quale tortura siano le parole da leggere o scrivere per Ally, alle prese però con una dislessia che nessuno ha riconosciuto dietro la sua arte sottile di nascondere le difficoltà. Lui a ridarle fiducia nelle proprie risorse e nella propria capacità di imparare. Oltre che nella possibilità di essere aiutata. Un pesce sull’albero racconta la doppia faccia della scuola di ogni latitudine, quella spiccia e ripetitiva che esige la normalità e premia il conformismo e quella che guarda con attenzione a ogni singolo e cerca strategie adeguate alle differenti capacità di apprendimento.
E’ eloquente la dedica dell’autrice ai ragazzi che cercano “con ostinazione di affrontare le sfide della vita” e
“agli insegnanti che vedono il bambino prima dello studente, che ci ricordano che ciascuno di noi ha talenti particolari da donare al mondo, che incoraggiano a distinguersi anziché ad adattarsi”. Pubblica l’editore Uovonero (14 euro) nel consueto font ad alta leggibilità. Dai 12 anni

Rossana Sisti

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Recensione di Un pesce sull'albero sul Le letture di Biblioragazzi

02/04/2016 - Le letture di Biblioragazzi

Ally Nickerson adora il disegno, la matematica e “Alice nel Paese delle Meraviglie” che il suo nonno sempre le leggeva; odia invece andare a scuola, tanto che la domenica sera si sente pesante, molto più pesante del solito. Tutto dipende dalle difficoltà che incontra nel leggere e nello scrivere e che molti imputano alla sua bassa capacità di applicarsi o ai tanti traslochi che hanno implicato cambiamenti di classi. Siccome è intelligente nelle risposte e brava in alcune materie, gli insegnati credono che faccia apposta a comportarsi in modo sconsiderato e parecchi compagni la prendono in giro. L’arrivo di un supplente sarà la sua fortuna: il signor Daniels ha un approccio diverso alla classe, sfida i suoi studenti sottoponendo loro domande, richieste di definizioni e esperimenti, cambia i posti e consegna ad Ally le carte per giocarsi un cambiamento. A partire dalla possibilità di conoscere meglio alcuni compagni di classe e di diventare amica di Keisha e Albert, abbattendo quella solitudine che la ragazzina sa definire così bene.

Capita una mattina in cui scegli di dedicarti a romanzi appena usciti e ti ritrovi con l’imbarazzo addosso, deludenti letture di autrici che han saputo fare molto meglio; poi suona il campanello, il corriere consegna dei pacchi e uno contiene proprio questo libro, ti siedi e lo leggi tutto per riconciliarti con la buona narrativa. A dispetto del tema principale della dislessia che potrebbe far storcere il naso a qualcuno etichettandolo come l’ennesimo libro “ad argomento dato”, ecco invece un sapiente ritratto sulla scuola, sulle difficoltà, sulla famiglia, sui legami di amicizia e uno splendido ritratto di insegnante che sa vedere, sa coinvolgere, sa prendere parte; un ritratto che non nasconde realtà, aspetti positivi e negativi (ci sono anche insegnanti che non capiscono, che non hanno passione del proprio lavoro). Insomma, un libro divertente e saggio che – come si sarebbe detto nella famiglia di Ally – non è certo un gettone di legno, ma un prezioso dollaro d’argento.

Caterina Ramonda

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Ally, le parole ballano - Recensione di Un pesce sull'albero su Il Manifesto

Il Manifesto 30.01.2016

EverTeen. «Un pesce sull'albero» di Lynda Mullaly Hunt è il libro in uscita il 4 febbraio per Uovonero. Un romanzo che racconta la difficoltà e la bellezza di avere una «mente diversa». Per Ally, le lettere scritte sulle pagine sono una fila scomposta di scarafaggi neri: riuscirebbe a decifrarle ma ci vorrebbe tanto di quel tempo che vale la pena arrendersi prima ancora di cominciare. E il problema non è solo questo: avere un’intelligenza arguta, decisamente sopra la media, e un modo di vedere le cose del tutto originale la porta a infilarsi in guai ogni volta che cambia scuola e a finire molte, troppe volte seduta nella stanza della preside di turno. E doversi spiegare per lei non è semplicissimo, perché spesso non lo sa che sta facendo la cosa sbagliata, almeno sbagliata per le persone «normali». Niente di particolare, ma Ally ha difficoltà nella lettura e nello scrivere: a raccontare è un portento se le va e il signor Daniels, suo nuovo insegnante, ama quel suo modo di essere «fuori dagli schemi». Sarà con il suo aiuto che Ally potrà iniziare un percorso di crescita da «inadeguata felice», anche imparando a giocare a scacchi con lui invece di fare i compiti, come tutti gli altri, sbuffando nei pomeriggi uggiosi a casa. Su questa strada costellata di sorprese educative, verrà dissipata anche la sua solitudine, incontrerà altri due compagni - un ragazzo, Albert, e una ragazza, Keisha - capaci di «distinguersi» in attività stravaganti come lei. Che sa usare le parole scartando dai luoghi comuni,ma non le riconosce al primo impatto visivo sui libri. Tanto da pensare che Noah Webster, inventore del primo dizionario americano, sia un «vero delinquente» perché prima le persone l’ortografia se la inventavano senza problemi. Un pesce sull’albero, il romanzo di Lynda Mullaly Hunt, in uscita per Uovonero il 4 febbraio prossimo, segue da vicino il turbamento provocato dalla dislessia in Ally che cerca di nascondere quella «scomoda» diversità evitando i compiti in classe. Ma l’amore per le parole, il riconoscimento del loro potere terapeutico nelle relazioni umane («mio nonno diceva sempre di essere prudenti con le uova e le parole, perché nessuna delle due cose può essere riparata») aiuterà non poco Ally a dipanare la matassa dei suoi pensieri.Campionessa di scacchi insieme al prof Daniels, in grado di prendere in giro una supplente dai modi offensivi («non ho lasciato il foglio bianco, ho disegnato un fantasma in una bufera di neve»:così la metterà a tacere), di affidarsi a sua madre nei momenti peggiori, Ally scoprirà che anche Einstein, Disney, Picasso, Edison e Lennon erano tutti dislessici. Le più belle menti passate su questa terra.

Arianna Di Genova

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Recensione di Liberi tutti! su Puer Ludens

Puer Ludens - 11/09/2016

Il gioco è un’esperienza vitale e primaria perché consente di sperimentare il rischio, che costituisce una prova fondamentale per collocarsi davanti a un ostacolo, elaborare strategie per superarlo, vivere la soddisfazione del superamento o la frustrazione per non esserci riusciti.

L’errore, il rischio, la prova, l’avventura, suggerisce Arianna Papini attraverso la potenza di immagini poetanti e l’essenzialità di parole che disegnano mondi, permettono al bambino, all’adulto, a chiunque, di incontrare l’inconsueto, di scoprire qualcosa che non ci aspettavamo, di generare un apprendimento autentico.

Domani riaprono le porte, a volte pesanti a volte impenetrabili, delle scuole. Ci piacerebbe suggerirvi, per quest' ultimo giorno di vacanza, la lettura del testo di Arianna Papini per continuare a giocare, immaginare, scoprire, sporcarsi, stupirsi, sognare. Nonostante tutto.

Elisa Rossoni

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Recensione di Liberi tutti! su Milk Book

Milk Book - 26/04/2016

Quali sono i NO che aiutano a crescere e quali quelli che invece inibiscono i nostri bambini? Scopriamolo, insieme agli esempi di Arianna Papini.

C’è la neve, bisogna coprirsi bene, certo. Ma i bambini possono (devono!) uscire fuori e affondare i piedi nel manto bianco, annusare la neve, rotolarsi. Un paesaggio innevato offre anche l’occasione per assaporare il silenzio, per starsene in pace con se stessi.

E la terra? Quanto infastidisce noi adulti… Sì è vero, sporca, si infila fra i capelli e sotto le unghie… ma il divertimento che procura ai piccoli, quando giocano con essa, è impagabile. E allora diciamo sì!, con l’accortezza magari di far loro indossare abiti pratici.

E ancora… la pioggia, la notte, il buio, il sole, il mare. Ogni cosa può nascondere delle insidie, ma allo stesso tempo è capace di sprigionare energia, bellezza, mistero, allegria, gioia. Dire NO equivarrebbe a privarsi di tutto ciò. A intimorire e spegnere l’entusiasmo.

Si può dire SÌ, invece, in modo convinto e sorridente. E osservare i nostri bambini durante le loro scoperte, aiutarli se serve, incoraggiarli, stare al loro fianco senza invadenza. Noi ci saremo sempre per cercare di far fronte ai potenziali pericoli che correranno. Ma loro devono provare, sperimentare, andare, liberi di trovare la propria strada.

Arianna Papini, in questo albo illustrato rarefatto e sorprendente, ci fa comprendere tutto questo senza illustrare alcun bambino, senza spiegare nulla, lasciando ampi margini di bianco e di riflessione.

Francesca Tamberlani

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Recensione di Liberi tutti! su Libri Manent

Torniamo (sempre molto volentieri) tra le pagine di Uovonero, editore cremonese da sempre in grado di stupire, non solo per la rara attenzione alle disabilità, ma anche e soprattutto per il coraggio di osare, che si concretizza sempre più in una serie di pubblicazioni diversificate pronte a sorprendere e coinvolgere target differenti.

Un nuovo esempio coerente con il modus operandi dell’editore è senza dubbio rappresentato da questo curioso “Liberi tutti”, dedicato alle “educatrici dei nidi di montagna e al loro splendido lavoro sul diritto al rischio, cui questo libro si ispira”.

Una semplice e quasi silente narrazione, basata sulla dicotomia coraggio-paura che alimenta la narrazione, ponendo l'accento proprio sulla necessità di provare e trovare il proprio sentiero per affrontare i timori, le difficoltà e la solitudine, cercando di andare oltre le titubanze per affrontare la vita.

A raccontare la vicenda è Arianna Papini, ancora una volta impeccabile nella sua arte ricca di delicate sfumature, in grado di alimentare una curiosa alternanza tra staticità e dinamismo, qui leggibile mediante tecniche miste, ideali per portarci verso le delicate sfumature dei pastelli.

Leggi la recensione sul blog Libri Manent

L'allegria del popolo

Il Manifesto - 03/06/2017

«E pensai che comunque la mia vita era stata bella, e che ero sempre Mané Garrincha, l’ala destra del Brasile, il passerotto con un’ala sola, quinto figlio di Amaro e Carolina, storpio e calciatore». Così si esprimeva Garrincha, pseudonimo di Manoel Francisco Dos Santos, mito del calcio brasiliano, morto indigente in età ancor giovane all’età di 49 anni nel 1983, distrutto dalla cirrosi epatica e da un edema polmonare. Ora Antonio Ferrara, scrittore e illustratore, per il suo esordio nel graphic novel («Garrincha – L’angelo dalle gambe storte» Edizioni Uovo Nero, euro 15), rinverdisce la memoria di questo personaggio che entusiasmò le folle a cavallo degli anni 50 e 60 del secolo scorso. Considerato da tanti uno dei più grandi calciatori del mondo dopo Pelé (partecipò a tre edizioni dei campionati mondiali vincendone due), Garrincha fu un fenomeno in tutti i sensi a partire dalle sue proibitive (almeno così avevano diagnosticato i medici dichiarandolo invalido e sconsigliandolo di giocare a calcio) condizioni fisiche dovute probabilmente alla poliomielite: spina dorsale deformata, sbilanciamento del bacino, alcuni centimetri di differenza tra la lunghezza di una gamba e l’altra, per non parlare di uno strabismo. Ma tutto ciò non gli impedì di diventare quel che diventò. A Garrincha furono dedicati diverse elogi, sia giornalistici che artistici. Vinicius De Moraes gli dedicò la canzone «L’angelo dalle gambe storte» (da cui prende il titolo il libro di Ferrara) in cui tra l’altro diceva: «A un passo da Didi, Garrincha avanza / Incollato il cuoio ai piedi, lo sguardo attento / …Ha un presentimento; e poi si lancia / Più rapido del suo pensiero». Joaquim Pedro De Andrade, esponente del Cinéma Novo brasiliano gli dedicò nel 1962 il bel documentario «Garrincha, alegria do povo» (Garrincha, gioia del popolo) e in questo graphic novel l’omaggio al film di De Andrade è presente ma l’autore sposta l’attenzione più sul Garrincha privato, sui suoi rapporti umani e sulle sue debolezze, sui suoi dolori psichici e fisici a partire proprio da quello debilitante e decisivo del ginocchio: «E per non sentire il dolore mi facevo fare le infiltrazioni nel ginocchio ché giocare a pallone era tutta la mia vita. E poi ci fu il fallo di Zito, che con la scarpa mi beccò proprio sul ginocchio malato». Fu la fine di una carriera eccezionale. «Steso sul letto dell’ospedale, guardavo il cielo, guardavo le nuvole, e mi passarono negli occhi i miei tiri a effetto, i dribbling, i miei 14 figli».

Michele Fumagallo

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Recensione di Liberi tutti! su Pepe Verde

Pepe Verde n.67 - gennaio/marzo 2016

Se esite un diritto al rischio, bene lo descrive Arianna Papini nel suo Liberi tutti! Ormai molti sono i libri e gli autori che, con correttezza e autorevolezza, hanno parlato dei no da dire ai bambini, delle frustrazioni che fanno crescere, dell'importanza delle regole. Tutto vero. Ma si cresce anche, e soprattutto, facendo, provando, rischiando.
Ogni cosa o evento ha in sé un aspetto potenzialmente negativo ma anche una opportunità di scoperta e bellezza. Gli adulti spesso hanno paura e faticano a lasciar andare, vedendo ovunque minacce e pericoli, e così facendo cadono nella trappola dell'iperprotettività.
Ma ogni bambino ha il diritto di sporcarsi con la terra, di fare "splash splash" nelle pozzanghere, di buttarsi tra le onde per cercae i pesci, di respirare la gioia della vita sognando di volare, di giocare con la neve . E se cadrà? Si rialzerà. Più forte, più saldo e felice di prima.
Cosa ci sarà oltre la gabbia del coniglio? Adesso, sicurammente, la paura di uscire, ma... rischia! Esci! Nel prato sterminato, oltre le piccole sbarre che delimitano il mondo ristretto che è stato il tuo fino a quel momento, c'è libertà. è l'immagine finale di questo delicato albo illustrato a racchiudere l'idea che se a prevalere sono paura, insicurezza e rifiuto, vengono tolte ai bambini importanti opportunità di esperienza, di conoscenza e di crescita. E allore basta un po' di coraggio pr uscire da quella gabbia e con un balzo... Liberi tutti!

Clelia Tollot

Recensione di Garrincha su SuperAbile

SuperAbile - Luglio 2016

Vita di Garrincha, calciatore straordinarioNon aveva più di quattro anni e già camminava ovunque col suo pallone attaccato ai piedi, in cucina, nei prati, nel fiume. E fu proprio in quel periodo che sua sorella cominciò a chiamarlo Garrincha, passero, perché era piccolo e fragile come un uccellino. Quello strano nome gli rimase attaccato addosso e con esso passò alla storia del calcio come uno dei più forti giocatori di tutti i tempi. Nonostante la spina dorsale storta, il bacino sbilanciato e una gamba di sei centimetri più corta dell’altra per via della poliomielite che lo aveva colpito da bambino. E malgrado i medici lo avessero dichiarato un invalido, che non avrebbe mai potuto giocare a calcio.Alla parabola di Manoel Francisco dos Santos, considerato da molti il secondo miglior calciatore brasiliano dopo Pelè, è dedicato Garrincha. L’angelo dalle gambe storte, il volume appena pubblicato dall'editore Uovonero: un graphic novel tenero e struggente firmato dallo scrittore e illustratore Antonio Ferrara, già premio Andersen nel 2012. Ma soprattutto una ricostruzione biografica che poco ha a che fare con la narrazione, sempre più frequente in questi anni, della persona disabile che con estro e tenacia riesce a superare i propri limiti oggettivi, dimostrando al mondo che se ci credi, ce la fai. Nel volume di Ferrara, infatti, Garrincha è in primo luogo un uomo baciato da uno strano destino: sul campo può dribblare qualsiasi avversario, ma non riesce a vincere la partita della vita. Che gli riserva enormi successi sportivi e difficoltà insormontabili, soprattutto nella gestione dei tanti soldi piovuti all’improvviso e nel rapporto con le donne e con i suoi 14 figli.

Antonella Patete

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Recensione di Garrincha su Radio Onda d'Urto

Radio Onda d'Urto, programma: Flatlandia - 30/05/2016 

Il primo graphic novel pubblicato dalla casa editrice Uovonero è Garrincha. L’angelo dalle gambe storte. Il libro parla dell’incredibile vita di Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio nonostante, a causa della poliomelite, avesse le gambe storte. L’autore è Antonio Ferrara che abbiamo sentito al telefono.

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Recensione di Garrincha su Area Onlus

Area Onlus - 30/05/2017

La storia di Garrincha – mitica ala destra del Brasile e stella del Botafogo – ha fatto impazzire migliaia di appassionati di calcio degli anni cinquanta e sessanta. Con tutta probabilità, gli adolescenti del nuovo secolo il nome di Manoeal Franciscos Dos Santos non dice assolutamente nulla ma la sua parabola esistenziale è talmente avvincente che tempo e periodo storico finiscono per contare proprio poco quando ci si addentra tra le pagine che Uovonero dedica a questa figura dalle tinte chiaroscure, instancabilmente altalentante tra povertà e ricchezza, dedizione e sregolatezza, talento e disabilità. Quella dell’uccellino Garrincha, che con le sue gambe storte ha saputo conquistare un’intera generazione di tifosi, diventa così facilmente una figura emblematica di contraddittoria umanità fornendo inoltre una rappresentazione piuttosto inedita dell’handicap e dei suoi inattesi risvolti.

La composizione di questa graphic novel, firmata nei testi e nelle illustrazioni da Antonio Ferrara, è affascinante. I baloons veri e propri, ridotti nel numero in verità, portano alle orecchie del lettore voci autentiche e un parlato stringato che sa di vero. Il racconto che invece sta fuori dalle nuvole riporta puntualmente il punto di vista del protagonista, seguendo un ritmo tormentato che calza a pennello sulla sua vicenda personale. La scelta di immagini dal tratto serigrafico sottolinea il sapore leggendario di quanto narrato, mentre l’uso sapiente di riquadri di diversi dimensioni, di vuoti e pieni, di figure abbozzate che rinunciano ai dettagli per privilegiare l’espressività, regala a questo volume un aspetto originale e intrigante.

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Libreria: Garrincha

Opinione Pubblica - 17/05/2016

Il più grande di tutti, secondo i brasiliani. Anche di Pelé. La vera gioia del popolo, alegria do povo. Al secolo Manoel Francisco dos Santos, nome di battaglia Garrincha. Il soprannome deriva da un piccolo passero, tutto nero, e glielo diede la sorella. Il piccolo Mané infatti era un passerotto con un’ala sola, aveva una gamba più corta dell’altra, oltre ad un’altra serie di difetti congeniti, dallo strabismo alla spina dorsale deforme. Uno storpio, per usare le parole del libro. Uno storpio che però con il pallone poteva letteralmente fare quello che voleva. Saltava gli avversari come birilli, disegnava traiettorie incredibili, sapeva esaltare compagni e tifosi come nessuno prima (e dopo) di lui. 

“Solo una cosa mi riusciva. Giocare a pallone. Era la mia forza”

Quasi totalmente analfabeta, ignorante come una capra, conosceva una sola cultura, quella internazionale del pallone.

La sua vita, anzi la sua fiaba, rivive in queste pagine dell’illustratore Antonio Ferrara, celebre disegnatore di romanzi per ragazzi. Con “Garrincha. L’angelo dalle gambe storte” esordisce nella categoria “graphic novel” o romanzo grafico per usare una dicitura italiana.

Il Garrincha di Ferrara è una fiaba intergenerazionale. Semplice, diretta, è un libro “0-99”. Per sognare il mito di Garrincha, a tutte le età.

Marco Bagozzi

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Recensione di Garrincha su IndiePerCui

Indiepercui - 16/05/2016

Sapeva dribblare, sapeva fare assist, riusciva a ristabilire equilibri portentosi ed era in primis amato dal suo Brasile, avvolgendo di stati emozionali l’intero pubblico che assisteva alle sue partite, un calciatore in grado di confezionare prove strabilianti e soprattutto capace di essere umano, di quell’umanità che si infrange al suolo e crea una comunione d’intenti con chi ha sofferto ed è risorto, ma che ha mantenuto un continuo approccio umile verso chi lo circonda, un’esigenza che diventa comunione tra passato e presente, mantenendo una componente ludica essenziale e vitale, unico riferimento epocale per una classe che non chiede, ma dona.

Questo era Garrincha, ma Garrincha era anche quel giocatore che, a parere dei medici, non sarebbe mai potuto diventare un calciatore in quanto soffriva di strabismo, aveva la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino e sei centimetri di differenza in lunghezza tra le gambe, un uomo che viveva d’istinto e forte della sua passione concedeva il suo tempo ad unico scopo: far si che la partita fosse un’occasione, non solo per dimostrare le sue capacità, ma era essa stessa prova per dare un senso alla propria vita.

In questo essenziale fumetto di Antonio Ferrara, già Premio Andersen nel 2012 come autore di Ero cattivo e nel 2015 come illustratore del libro Io sono così, la vita di Garrincha scorre quasi come una biografia, ma da un certo punto in poi la narrazione diventa secondaria, concentrandosi soprattutto sul senso profondo e sul messaggio da comunicare, l’essere diversi ti permette di creare delle cose fantastiche e la finalità unitaria del nostro essere prende il sopravvento in una soggettività che ci rende unici a dispetto dei pareri altrui; noi sola forza di conquista, noi esseri capaci di meraviglie in una cooperazione, ecco il gioco di squadra, che può segnare il nostro presente e il nostro futuro.

Testi che mirano all’essenza e disegni simbolo tante volte lasciati all’interpretazione, dipingono Garrincha come una squadra, un’insieme di possibilità e larghe vedute, costituite da un unico soggetto, bonario e audace, coronato da una vita piena di peripezie amorose e figli geograficamente lontani, una vita iniziata tra il lavoro e la fame e finita miseramente tra l’alcol e gli stenti, una vita però che ha avuto senso di essere vissuta, quella vita bella e memorabile quasi come un’avventura, fatta per essere assaporata nella sua eterna generosità.

Ora che il passero Garrincha, ha smesso di volare, noi lo ricorderemo come pioniere dell’integrazione nella diversità, frutto di una valorizzazione che deve continuare ad esserci per dare una seconda possibilità alle generazioni che verranno; tra passato e presente questo fumetto crea ponti di opportunità e non smette di farci volare, sognando ancora un mondo diverso, migliore.

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Garrincha, la storia a fumetti dell'angelo dalle gambe storte

Il Fatto Quotidiano

04/05/2016

Il calcio, al netto di quello che è diventato, – una macchina da soldi e di interessi che poco hanno a che vedere con l’essenza dello sport –è sempre stato in grado di regalarci storie fantastiche. Avventure, tragedie e imprese tanto romantiche quanto assurde per la loro verosimiglianza. Vittorie clamorose con le quali interi popoli si sono presi la rivalsa su altri: La mano de Dios che diede il trionfo all’Argentina sull’Inghilterra nei quarti di finale dei Mondiali di Messico‘86 –vera e propria vendetta per la guerra delle Falkland consumatasi solo quattro anni prima ­, o ancora il gol con il quale Jurgen Sparwasser, bomber della  Ddr, stese i cugini dell’Ovest nella prima fase del Campionato del Mondo del 1974. E ancora storie e drammi personali. La caviglia destra di VanBasten, leg inocchia gracili di Ronaldo e RobertoBaggio. La leggenda di Socrates, “l’intellettuale con i tacchetti”, e il rivoluzionario esperimento della Democracia Corinthiana. Tragedie: quella di Superga che mise fine alla favola del Grande Torino, la follia hooligans dell’Heyselele 96 vittime di Hillsborough. O liete favole: prendiamo quella fresca fresca del povero Leicester di Ranieri diventato campione d’Inghilterra per la prima volta nei suoi oltre 120 anni di storia, in un campionato dominato dai multimiliardari club di sceicchi e magnati del petrolio. Storie che, nel bene o nel male, da sempre hanno fatto da cornice a quanto si andava consumando sui rettangoli da gioco e che hanno permesso, a quello che resta pur sempre lo sport più “popolare” tra tutti, di levarsi di dosso la fin troppo superficiale etichetta di “gioco in cui ventidue uomini in mutande per un’ora e mezza inseguono una palla che rotola”. Storie quindi. Come quella che Antonio Ferrara, autore e illustratore di numerosi libri per ragazzi (vincitore nel 2012 del premio Andersen con Ero Cattivo ), ha voluto raccontare con Garrincha. L’angelo dalle gambe storte, pubblicato dalla piccola casa editrice per bambini Uovonero. Un fumetto per ragazzi (ma non solo ) che ,immerso nella bicromia blu ­ocra, narra la parabola di uno dei più grandi calciatori (troppo spesso dimenticato ) dello scorso secolo: Ma noel Francisco dos Santos, in arte Garrincha. E il ritratto del funambolo brasiliano parte proprio dall’origine di quel nomignolo che sarebbe entrato nel cuore di un intero popolo, al quale l’ala destra carioca avrebbe“ regalato più allegria in tutta la storia del football”. Garrincha, come il nome di quei passerotti marroni col dorso rosso a strisce nere che, da bimbo, Manoel Francisco si divertiva a rincorrere, prima di tornare nella sua povera casa a fumare sigari di paglia e bere cachimbo, alcolico a base di cachaca, unico rimedio a quei dolori alle ossa che affliggevano il suo gracile corpicino. Perché Garrincha non era un bambino come tutti gli altri. A causa di una poliomelite si ritrovava a dover convivere con una spina dorsale storta, il bacino sbilanciato e una gamba di sei centimetri più corta dell’ altra. Non era nemmeno troppo intelligente, a detta di molti. Tanto che all’età di tredicianni decise di abbandonare la scuola per andare a lavorare nell’azienda tessile del suo paese, PauGrande (RioDeJaneiro) . Fuquiche, grazie al suo incredibile talento, riuscì ad entrare a far parte della squadra di calcio della fabbrica e a farsi notare dall’ex calciatore del Botafogo, Araty Viana, il quale, ammaliato dalle sue movenze anarchiche, gli consiglierà di presentarsi al campo di allenamento della sua vecchia squadra, ai tempi alla ricerc a di un’ala destra. In pochi potevano immaginarsi che quel ragazzino “storpio”, o “invalido” come erano soliti definirlo i medici, nel giro di pochissimi anni si sarebbe affermato come uno dei più grandi calciatori della storia del calcio brasiliano, e non solo. Protagonista, insieme altri o Pelé ­Did i­Vavà, ai mondiali di Svezia‘58 e Cile ‘62 dominati dalla nazionale verdeoro, Ma né entrò nella storia grazie a quel suo dribbling ubriacante che, proprio grazie al fisico sghembo e al baricentro sbilenco, gli permetteva di sgusciare via ai tenaci difensori dell’epoca, così come agli ostacoli che la vita mai gli risparmiava. I successi con la maglia carioca e del Botafogo erano infatti accompagnati da un’esistenza sregolata, fatta di donne (mogli e tante amanti), fiumi di alcol e tragedie (la morte di Garrinchinho, figlio avuto dalla cantante Elza Soares, vittima di un incidente d’auto a soli nove anni). Problemi che erano la conseguenza della sua incapacità di gestirsi e di sapere gestire una vita che a volte sembrava pretendere troppo da quel “passerotto” ingenuo e fragile. Una vita che gli diede tanto, ma che con la stessa facilità gli tolse tutto. E in tal senso le tavole conclusive di Garrincha. L’angelo dalle gambe storte, che lo ritraggono abbandonato a se stesso in un letto di ospedale, sono un condensato incredibile di emozioni. Quelle stesse emozioni che Mané Garrincha faceva vivere ai propri tifosi ogni qualvolta, con l’astuzia di un giocoliere, metteva a sedere i suoi avversari e, con quel sorriso da bambinone stampato in volto, spingeva la palla in rete.

Marco Frattaruolo

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Recensione di Garrincha su Le letture di Biblioragazzi

Garrincha

Un fumetto in cui Antonio Ferrara racconta, con un andamento scarno di grafica monocolore e testo che restituisce essenzialità, la vita del grande calciatore brasiliano Garrincha, vincitore di due mondiali di calcio. Racconta la sua determinazione a giocare a calcio, nonostante tutto e nonostante soprattutto i difetti congeniti che gli avrebbero impedito, secondo i medici, l’attività fisica, al punto da dichiararlo invalido.

Nonostante le malformazioni fisiche e la fatica, il calciatore non si nega nulla: il testo in prima persona ne segue la vita privata e le imprese sportive, le vittorie e le cadute, le fortune che possono capitare e la cura che bisogna averne. Una forma biografica che sarà apprezzata dai lettori alla ricerca di “storie vere”.

Approfittiamo del fatto che si parli di calcio e di Brasile per farvi un assist e segnalarvi il film di Andre Jublin, Banana, uscito lo scorso anno in cui si racconta del quattordicenne Giovanni alla ricerca della felicità. Soprannominato Banana per la mania di indossare sempre la maglia della nazionale carioca, Giovanni è convinto che la vita vada vissuta “alla brasiliana”, ovvero con coraggio, determinazione, volontà di rischiare e che meriti comunque provare a dimostrare a chi non ci crede più che non tutti sono uguali, che qualcuno di diverso c’è. Qui potete leggere la recensione su Il Post; se non l’avete ancora visto, cercatevi il film.

Antonio Ferrara, Garrincha. L’angelo dalle gambe storte, Uovonero 2016, 120 p., euro 15

Caterina Ramonda

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Silviapunto Ragazzi - Liberi tutti!

Silviapunto Ragazzi - Liberi tutti!


27/03/2016


Poco tempo fa ho scoperto il bellissimo albo illustrato di Arianna Papini "Liberi tutti!".
L'ho sentito leggere ad una giovane libraia, leggere ed emozionarsi.
Con gli occhi ci guardava e con voce delicata raccontava i No ed i Sì del libro e sembrava che alla fine tutto sarebbe davvero andato bene, a prescindere da quanto ci saremmo preoccupati e di quanti pensieri avremmo caricato piccoli gesti, piccole esperienze.
E con il suo fare materno ed accogliente io stessa mi sono sentita accolta, nel mio bisogno di libertà, di sperimentare, di correre, di giocare ancora a nascondino nel parco, ed allo stesso tempo, inaspettatamente, nel mio bisogno di sentirmi sicura, di controllo, di essere preparata per ogni evenienza.
Fiducia.

Non so spiegare se mi sia innamorata del libro, della sensazione, della melodia della sua voce; certamente tutto era già lì, dentro quelle pagine, dentro le poche parole, dentro i colori e le immagini scelte dall'autrice, perché se è vero che un libro è scritto solo per metà, un bravo lettore riesce a impastare tutto quanto ha tra le mani, amalgamarlo bene con tutte le sue esperienze, condirlo con tutta la passione, valorizzare ogni leggera sfumatura tra le righe e darlo in pasto a chi ascolta che potrà prenderlo e cullarlo nel petto, se in lui risuona.
Ed in me ha risuonato.

Ha risuonato alla me bambina con una mamma tanto affettuosa quanto timorosa, alla me che obbediva smepre ed alla me che si ribellava.
Ha risuonato alla me grande ed alla parte di mia madre che porto in me.
Ha risuonato alla me responsabile di altre persone, di altri bambini ed al rapporto, a volte difficile, con la mia professione, l'insegnante. Al mio occhio ansioso quando li vedo agitarsi, al mio orecchio teso quando li sento alzare la voce, al mio cuore veloce quando qualcoa esce dal normale.
Fiducia.
I bambini sanno cosa fare?
E noi?

SilviaPunto

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Recensione di Liberi Tutti! su Scaffale Basso, Popotus Avvenire

Scaffale basso

Popotus del 16/1/2016
Ci sono i no che aiutano a crescere, un pezzo importante dell'educazione dei bambini, e quelli che tranquillizzano le ansie e le paure degli adulti. Ci sono i pericoli veri
e quelli che bisogna conoscere da vicino per poterli affrontare e superare; i no esagerati e i sì che allenano a usare le proprie energie. Scritto e illustrato inconfondibilmente
da Arianna Papini per Uovonero (13,50) Liberi tutti! è un divertente catalogo di no e di sì che parlano di divieti esagerati e paure ingiustificate, di momenti coraggiosi e di necessità di rischiare.
per imparare a stare al mondo. Dai 5 anni.

Rossana Sisti

Thornhill - Le letture di Biblioragazzi

Thornhill

Le letture di Biblioragazzi

Coinvolgente e nero, non solo nel colore delle illustrazioni e della copertina, ma nell’atmosfera che si crea in questo libro che riprende i meccanismi a cui Brian Selznick ha abituato i lettori con un andamento narrativo che mescola il racconto fatto attraverso le parole e quello attraverso le immagini, complementari e necessarie le une alle altre. Qui Pam Smy sceglie di connotare con ciascun registro narrativo una voce diversa e di aggiungere in più il diario e il muoversi tra due diversi momenti storici.

Il lettore infatti si trova di fronte a una parte illustrata che racconta di Ella: siamo nel 2017, la ragazzina si è appena trasferita in una nuova casa dopo la morte della mamma, il papà è spesso assente per lavoro e lei è presa dalla curiosità per la vecchia casa abbandonata che vede al di là della staccionata. Il testo invece è il diario di Mary, datato 1982, pagine inquietanti dove la ragazzina – che vive a Thornhill, istituto di orfani in attesa di adozione – parla delle sue giornate isolate dal resto del gruppo, vissute nel terrore di un’altra ospite della casa. Il mondo rassicurante di Mary sono i personaggi che costruisce, modellandoli con la creta e vestendoli di stoffa, ispirati anche alle sue letture, come nel caso de “Il Giardino segreto”. Sul suo resoconto lungo il filo dei mesi non incombe solo la chiusura dell’istituto, ma anche l’ombra di qualcosa di terribile, il senso di impotenza di fronte al terrore e agli adulti che fingono di non vedere, la cattiveria che si insinua in ogni gesto quotidiano, il tremendo senso di solitudine. Attraverso i pupazzi, attraverso vecchi ritagli di giornale si ricompone il puzzle degli evnti passati e si crea un legame tra la ragazzina dell ’82 e quella contemporanea che arrivano a far toccare le loro solitudini e a dare in qualche modo una forma di cupa luminosità all’atmosfera di graduale crescendo e svelamento che l’autrice – già conosciuta in Italia per le illustrazione de Il riscatto di Dond – sa costruire. Da 13-14 anni.

Pam Smy, Thornhill (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2017, 538 p., euro 18,50

Caterina Ramonda

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Incontri ravvicinati - Recensione di Thornhill su Il Manifesto

Il Manifesto - 07/10/2017

Un orfanatrofio su cui aleggiano le atmosfere di Edgar Allan Poe ma anche quelle più scanzonate di Tim Burton e due protagoniste bambine: una ospite (ormai divenuta fantasma?) che combatte la sua solitudine e marginalità rispetto al gruppo dominante cucendo pupazzi, e una ragazzina che vive col padre davanti a quel luogo sinistro, altrettanto sola, e viene presa dalla curiosità di saperne di più. Due modi di raccontarsi diversi: una lo fa attraverso pagine scarne di diario – è il 1982 – attanagliata dal terrore e dallo svuotamento dei suoi affetti mentre la casa comune va in rovina e si desertifica; l’altra – siamo nel 2017 – comunica solo per immagini, in sequenze cinematografiche che hanno il tratto dark dell’illustratrice Pam Smy (la sua mano è quella del Riscatto di Donddi Siobhan Dowd), qui al suo esordio come narratrice.

Thornhill (edito da Uovonero, pp. 538, euro 18,50) è un romanzo a doppio registro che narra di abbandoni, paure agghiaccianti e crescite dolorose attraverso un «giardino segreto» che infrange le regole temporali del passato presente e futuro. Non è una storia a lieto fine, o forse sì, dipende se si vuole credere ai revenant o alle sliding doors – quei tunnel che cambiano la cronologia della nostra percezione quotidiana.

Pam Smy è ospite a Cagliari al festival di letteratura per ragazzi Tuttestorie, che quest’anno ha scelto come tema da indagare «Legami» (fino all’8 ottobre a Cagliari, poi fino al 13 in giro per altre cittadine, da Carbonia a Decimomannu, fino a Vallermo e Villaspeciosa). Ideato e organizzato dalla Libreria per Ragazzi Tuttestorie, e progettato in collaborazione con lo scrittore Bruno Tognolini, può contare quest’anno sulla presenza della scrittrice Marie-Aude Murail (La figlia del Dottor Baudoin), dell’olandese Sjoerd Kuyper, con il romanzo Hotel Grande A, dell’autore francese Vincent Cuvellier (che pubblica per le edizioni Biancoenero, con i caratteri di alta leggibilità per bambini dislessici). Fra le mostre del festival, ci sarà quella dedicata alle tavole originali di Gioia Marchegiani che ha magnificamente interpretato Maria Lai in Campanellino d’argento, per l’albo pubblicato da Topipittori.

Arianna Di Genova

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Un pesce sull'albero

Atlandidekids, lunedì 14 marzo 2016

di Barbara Ferraro

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Quant'è bella giovinezza

Choozeit, domenica 6 marzo 2016

di Paola Rinaldi

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Le rose di Shell

Bookavenue, venerdì 4 marzo 2016

di Isabella Paglia

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Un mare di solitudine

Lettura candita, venerdì 4 marzo 2016

di Eleonora

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Differenze di apprendimento e diversi percorsi educativi

Zazie news, venerdì 4 marzo 2016

di Silvana Sola

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Un pesce sull'albero

Le letture di Biblioragazzi, giovedì 4 febbraio 2016

di Caterina Ramonda

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Un pesce sull'albero

Letteratura per l'infanzia, domenica 31 gennaio 2016

di Angela Articoni

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Ally, le parole ballano

Il Manifesto, sabato 30 gennaio 2016

di Arianna Di Genova

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Liberi tutti! Il diritto di rischiare

Linkiesta, lunedì 25 gennaio 2016

di Paola Bisconti

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Hank Zipzer e il peperoncino killer

 

Mangialibri, sabato 23 gennaio 2016

di Elisabetta Della Vigna

 

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Liberi tutti! Intervista radio ad Arianna Papini

Radio Città Fujiko, sabato 23 gennaio 2016

Trasmissione radio Il polverone magico dell'Associazione Youkali

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Liberi tutti!

Atlantidekids, mercoledì 20 gennaio 2016

di Barbara Ferraro

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Ci sono i no e ci sono i sì

Imma(r)gine, sabato 16 gennaio 2016

di Elina Miticocchio

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I sì che aiutano a crescere

Lettura candita, venerdì 15 gennaio 2016

di Carla Ghisalberti

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Tutt'altro che tipico

Teste fiorite, giovedì 14 gennaio 2016

di Roberta Favia

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Liberi tutti… di rischiare un po’

Il Trentino dei bambini, mercoledì 13 gennaio 2016

di Stefania

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Breve storia di un lungo cane

Le letture di Biblioragazzi, mercoledì 25 novembre 2015

di Caterina Ramonda

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Strega junior: Uovonero, un "piccolo" in cinquina

MSN.com, mercoledì 11 novembre 2015

di Redazione

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Uovonero: “Hank Zipzer e il peperoncino killer”, nuovo episodio della serie di Henry Winkler

Chronicalibri, mercoledì 11 novembre 2015

di Giulia Siena

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A tutto Hank

Andersen, numero 326 - marzo 2010

di Martina Russo

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Hank Zipzer. Una gita ingarbugliata.

Le letture di Biblioragazzi, giovedì 13 agosto 2015

di Caterina Ramonda

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Biancaneve

 

Mangialibri, domenica 2 agosto 2015

di Giovanna Fiore

 

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Hank Zipzer, il ragazzino dislessico che e' un po’ tutti noi (e che i vostri figli adoreranno)

Disabili.com, lunedì 29 giugno 2015

di Francesca Martin

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L'effetto Zipzer

Lettura candita, martedì 19 maggio 2015

di Carla Ghisalberti

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Un segnalibro in cerca d'autore

Area Di.To., venerdì 8 maggio 2015

di Elena Corniglia

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Autismo: le regole non scritte delle relazioni sociali - recensione

State of mind, mercoledì 29 aprile 2015

di Ilaria Cosimetti

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Biancaneve

LG Argomenti, lunedì 13 aprile 2015

di Loris Gualdi

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Un segnalibro in cerca d'autore

Le letture di Biblioragazzi, giovedì 2 aprile 2015

di Caterina Ramonda

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Le regole non scritte delle relazioni sociali

Radio Onda d'Urto, Flatlandia, lunedì 30 marzo 2015

di Kikka Negroni

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Crystal della strada - Siobhan Dowd

Living for books, lunedì 2 marzo 2015

di Yuko

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Siobhan Dowd / editrice uovonero

Radio Onda d'Urto, Flatlandia, lunedì 2 marzo 2015

di Kikka Negroni

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Biancaneve... senza confini

Lenuovemamme.it, venerdì 27 febbraio 2015

di Simona Calissano

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“La chitarra di Django”, Fabrizio Silei e Alfred, Uovonero edizioni

Il Giornale dei giovani lettori, mercoledì 25 febbraio 2015

di Virginia Stefanini

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Il riscatto di Dond, letto dai Bookbrothers

Fuorilegge, lunedì 24 febbraio 2015

di Paola Bertolino

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In libreria la favola di Biancaneve per i bambini con difficolta' di lettura

Disabili.com, lunedì 23 febbraio 2015

di Francesca Martin

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Suoni buffi per ridere forte

La stampa, lunedì 23 febbraio 2015

di Mara Pace

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Uovonero, la letteratura per tutti

RadioLab, Circolo Pickwick, venerdì 20 febbraio 2015

di Alberto Conti e Giuseppe Lorenti

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La chitarra di Django

Mangialibri, venerdì 20 febbraio 2015

di Alessio Malta

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La chitarra di Django

Fuorilegge, mercoledì 18 febbraio 2015

di Paola Bertolino

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Uovonero: la casa editrice che ha cambiato la lettura

Ho un libro in testa, 17 febbraio 2015

di Enza Crivelli

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La chitarra di Django di Fabrizio Silei e Alfred

Thriller magazine, 11 febbraio 2015

di Igor De Amicis e Paola Luciani

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Fabrizio Silei e Alfred - La chitarra di Django

Tracce di jazz, mercoledì 4 febbraio 2015

di Redazione

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La chitarra di Django, jazz e riscatto

Ansa.it, martedì 3 febbraio 2015

di Cinzia Conti

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Biancaneve

Area Di.To., martedì 20 gennaio 2015

di Elena Corniglia

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La chitarra di Django (Uovonero)

Associazione Italiana del Libro, giovedì 15 gennaio 2015

di Claudia Camicia

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Fahrenheit, libro del giorno: Il riscatto di Dond

Radio 3 RAI, martedì 13 gennaio 2015

Loredana Lipperini intervista Sante Bandirali – Fahrenheit, Libro del giorno

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Motori, ingranaggi e animali meccanici

La stampa, lunedì 12 gennaio 2015

di Mara Pace

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Fuori dal guscio (libri giovani che cresceranno). Malinconica Siobhan.

Lettura candita, lunedì 29 dicembre 2014

di Eleonora Rizzoni

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Il riscatto di Dond

Libri manent, lunedì 29 dicembre 2014

di Loris Gualdi

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La chitarra di Django

Area Di.To., lunedì 22 dicembre 2014

di Elena Corniglia

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Darra, la ragazza del mare

Il manifesto, sabato 20 dicembre 2014

di Arianna Di Genova

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Il riscatto di Dond

Libri e marmellata, sabato 13 dicembre 2014

di Federica Pizzi

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Siobhan Dowd: il talento di una scrittrice al servizio dei più deboli

Il fatto quotidiano.it, giovedì 11 dicembre 2014

di Caterina Ramonda

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Biancaneve

Libri manent, mercoledì 10 dicembre 2014

di Fabio Nanni

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Lo straordinario signor Qwerty

Libri manent, mercoledì 10 dicembre 2014

di Loris Gualdi

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Il riscatto di Dond

Le letture di Biblioragazzi, giovedì 4 dicembre 2014

di Caterina Ramonda

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“Crystal della strada” (uovonero edizioni)

Associazione italiana del libro, mercoledì 22 ottobre 2014

di Claudia Camicia

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Hank Zipzer e i calzini portafortuna

Le letture di Biblioragazzi, sabato 11 ottobre 2015

di Caterina Ramonda

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“Crystal della strada” di Siobhan Dowd, Uovonero

Libri e marmellata, martedì 22 luglio 2014

di Federica Pizzi

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Dowd, la “perla” di Uovonero. L’editore sforna il terzo libro

Il Cittadino, venerdì 18 luglio 2014

di Silvia Canevara

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Crystal della strada

Bookavenue, lunedì 14 luglio 2014

di Isabella Paglia

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Fonzie ci parla di dislessia: Hank Zipzer e la pagella nel tritacarne

State of mind, lunedì 14 luglio 2014

di Marina Morgese

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Lo straordinario signor Qwerty

Mangialibri.com, venerdì 11 luglio 2014

di Francesco Scarcella

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Fahrenheit, libro del giorno: Crystal della strada

Radio 3 RAI, martedì 8 luglio 2014

Loredana Lipperini intervista Sante Bandirali – Fahrenheit, Libro del giorno

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Fuori dal guscio (libri giovani che cresceranno). Un salto nel cielo.

Lettura candita, martedì 24 giugno 2014

di Eleonora Rizzoni

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Crystal della strada

Le letture di Biblioragazzi, lunedì 16 giugno 2014

di Caterina Ramonda

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Io viaggio da sola

Il Manifesto, sabato 14 giugno 2014

di Arianna Di Genova

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Storia dell’Autismo. Conversazioni con i pioneri: Evoluzione storica del disturbo e trattamenti

State of Mind, 19 maggio 2014

di Ilaria Cosimetti

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Autismo: oltre un secolo di storia

Superabile magazine, maggio 2014

di Antonella Patete

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Autismo: oltre un secolo di storia

Superabile magazine, maggio 2014

di Antonella Patete

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Hank Zipzer e il giorno dell'iguana

Le letture di Biblioragazzi, martedì 15 aprile 2015

di Caterina Ramonda

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Hank Zipzer e la pagella nel tritacarne

mangialibri.com, 24 marzo 2014

di Marialaura Rossiello

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L'ingrediente segreto

Andersen, numero 310 - marzo 2014

di Walter Fochesato

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Lo straordinario signor Qwerty

Area Di.To., giovedì 6 febbraio 2014

di Elena Corniglia

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La straordinaria umanità di una mente atipica

Superabile magazine, febbraio 2014

di Antonella Patete

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A grande richiesta: i sequel per Rico e Oscar, Hank Zipzer, Kai e Coolman

Panorama.it, sabato 18 gennaio 2014

di Ilaria Cairoli

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Hank Zipzer e la pagella nel tritacarne

Area Di.To., martedì 14 gennaio 2014

di Elena Corniglia

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Uno straordinario anno di idee per lo straordinario signor Qwerty

Luukmagazine, lunedì 13 gennaio 2014

di Marina Petruzio

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Jason, il mondo in una stanza

Il Manifesto, venerdì 10 gennaio 2014

di Arianna Di Genova

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Lo straordinario signor Qwerty

Le letture di Biblioragazzi, martedì 24 dicembre 2013

di Caterina Ramonda

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La magia della parola che incontra l’immagine: albi illustrati, il meglio del 2013 per i bambini

Panorama.it, venerdì 21 dicembre 2013

di Ilaria Cairoli

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Autismi

L'altra riva, venerdì 13 dicembre 2013

di Francesca De Carolis

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Hank Zipzer e la pagella nel tritacarne

Le letture di Biblioragazzi, domenica 8 dicembre 2013

di Caterina Ramonda

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Questione di ingranaggi

mangialibri.com, mercoledì 30 ottobre 2013

di Fabio Napoli

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Storia ironica sulle difficoltà di apprendimento

Liber 100, ottobre - dicembre 2013

di Gabriela Zucchini

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Hank Zipzer e le cascate del Niagara

Fuorilegge, ottobre - dicembre 2013

di Paola Bertolino

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Il culo!

Luukmagazine, domenica 20 ottobre 2013

di Marina Petruzio

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Tre libri per ragazzi tutt’altro che tipici, come i loro protagonisti

Panorama.it, venerdì 18 ottobre 2013

di Ilaria Cairoli

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Non l’ho letto, ma mi piace #1 – Tutt’altro che tipico

Atlantidekids, lunedì 14 ottobre 2013

di Barbara Ferraro

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La bambina dimenticata dal tempo

Book Avenue, domenica 13 ottobre 2013

di Cristiana Pezzetta

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Fahrenheit, libro del giorno: Tutt'altro che tipico di Nora Raleigh Baskin

Radio 3 RAI, martedì 1 ottobre 2013

Tommaso Giartosio intervista Sante Bandirali – Fahrenheit, Libro del giorno

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FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che "cresceranno") - Tutt'altro che tipico, neurotipico

Lettura candita, lunedì 16 settembre 2013

di Eleonora

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I BON BON - "Questione di ingranaggi"

Libri e marmellata, giovedì 12 settembre 2013

di Federica Pizzi

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Jason, il ragazzino che la mamma voleva «aggiustare»

La lettura, domenica 8 settembre 2013

di Marco Ostoni

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La voce del silenzio

Andersen, numero 305 - settembre 2013

di Anna Pedemonte

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Il “dopo Fonzie” di Uovonero: nuovo viaggio nella diversità

Il Cittadino di Lodi, giovedì 29 agosto 2013

di Rossella Mungiello

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Autismo. “Castelli di fiammiferi” per scoprire cosa c'è dietro il silenzio

Disabili.com, lunedì 26 agosto 2013

di Roberto Bonaldi

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Tutt'altro che tipico

Le letture di Biblioragazzi, venerdì 9 agosto 2013

di Caterina Ramonda

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Pignoni, bulloni, viti e corone: che personaggi questi ingranaggi

Il Cittadino di Lodi, martedì 6 agosto 2013

di Silvia Canevara

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Un altro “gioiello” di Uovonero per parlare di autismo e bambini

Il Cittadino di Lodi, giovedì 1 agosto 2013

di Silvia Canevara

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Siblings, se l'autismo è in famiglia

Superabile magazine, agosto 2013

di Antonella Patete

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Perché sei nato così?

Blog Family life, martedì 23 luglio 2013

di Maria Novella De Luca

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Questione di ingranaggi

Le letture di Biblioragazzi, venerdì 12 luglio 2013

di Caterina Ramonda

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La favola di Raperonzolo illustrata da Antonio Boffa

Booksblog.it, mercoledì 10 luglio 2013

di Sara Regimenti

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Raperonzolo, versione per tutti

Superabile magazine, luglio 2013

di Antonella Patete

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Hank Zipzer e le cascate del Niagara

Le letture di Biblioragazzi, mercoledì 12 giugno 2013

di Caterina Ramonda

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Castelli di fiammiferi

L'altra riva, giovedì 23 maggio 2013

di Francesca De Carolis

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“Castelli di fiammiferi” di Bettina Obrecht, Uovonero

Libri e marmellata, venerdì 10 maggio 2013

di Federica Pizzi

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La bambina dimenticata dal tempo

Bucgalaxy, venerdì 10 maggio 2013

di Sistema Bibliotecario Ovest Mantovano

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Castelli di fiammiferi (uovonero): la recensione di Mondoeditoriale

Mondoeditoriale, martedì 30 aprile 2013

di Alice Mauri

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Bettina Obrecht, «Castelli di fiammiferi» By Martina Cossia Castiglioni

Bibliodante, lunedì 29 aprile 2013

di Martina Cossia Castiglioni

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Castelli di fiammiferi

Le letture di Biblioragazzi, lunedì 29 aprile 2013

di Caterina Ramonda

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Fuori dal guscio: libri giovani che cresceranno. Castelli di fiammiferi

Blog Lettura candita, mercoledì 24 aprile 2013

di Eleonora Rizzoni

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Tutt'altro che tipico

mangialibri.com, mercoledì 4 dicembre 2013

di Elisabetta Della Vigna

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Il paese dimenticato dal tempo

Gigi il giornale dei giovani lettori, domenica 17 marzo 2013

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Istigazione alla lettura

Bookblister, lunedì 18 marzo 2013

di Chiara Beretta Mazzotta

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Siobhan Dowd Cadaveri e dubbi per un ragazzo in cerca di sé

Il Giornale di Brescia, sabato 16 marzo 2013

di Viviana Filippini

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Tre libri magici perché i superpoteri esistono se ci credi

chooze it, lunedì 25 febbraio 2013

di Paola Rinaldi

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La bambina dimenticata dal tempo

mangialibri.com, lunedì 18 febbraio 2013

di Marialaura Rossiello

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Intervista a Peppo Bianchessi

measachair.blogspot.it, lunedì 11 febbraio 2013

di Silvia Geroldi

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La bambina dimenticata dal tempo

ilsole24ore.com, venerdì 8 febbraio 2013

di Mauro Garofalo

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Riccioli d'oro in versione per tutti

Superabile magazine, febbraio 2013

di Antonella Patete

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Fahrenheit, libro del giorno: La bambina dimenticata dal tempo, di Siobhan Dowd

Radio 3 RAI, martedì 28 gennaio 2013

Loredana Lipperini intervista Sante Bandirali – Fahrenheit, Libro del giorno

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Bobby Sands trent'anni dopo

L'Unità, martedì 22 gennaio 2013

di Rock Reynolds

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Se l'età del ferro fa dimenticare le bombe dell'Ira

La lettura, domenica 20 gennaio 2013

di Marco Ostoni

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“La bambina dimenticata dal tempo” di Siobhan Dowd, Uovonero

Libri e marmellata, venerdì 18 gennaio 2013

di Federica Pizzi

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Il mistero del London Eye: un emozionante viaggio nei difficili territori delle relazioni umane

Mondoeditoriale, mercoledì 16 gennaio 2013

di Alice Mauri

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per ragazzi, La bambina dimenticata dal tempo, di Siobhan Dowd, UovoNero Edizioni

Buoneletture.wordpress.com, mercoledì 16 gennaio 2013

di Libreria Atlantide

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Uovonero, libri speciali

Blog mamma&lavoro, mercoledì 9 gennaio 2013

di Marina Petruzio

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La bambina dimenticata dal tempo

Le letture di Biblioragazzi, martedì 8 gennaio 2013

di Caterina Ramonda

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Autismo dalla conoscenza teorica alla pratica educativa. Un libro per comprenderlo

Wakeupnews, martedì 8 gennaio 2013

di Stefania Galli

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Leggere è un diritto per tutti

Andersen numero 297 - gennaio 2013

di Walter Fochesato

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I roghi del tempo e della storia

Il Cittadino, sabato 22 dicembre 2012

di Silvia Canevara

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Recensione di Riccioli d'oro su Pagine Giovani

Pagine Giovani n. 152 - luglio/dicembre 2012

di Claudia Camicia

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I pesci parlanti di Uovo Nero: i libri per tutti

Blog mammagrafica, mercoledì 12 dicembre 2012

di Elena Valli

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Ranocchie in trappola

Il Giornalino, numero 50 dicembre 2012

di Fulvia Degl'Innocenti

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A che cosa giochiamo?

Atlantidekids, mercoledì 28 novembre 2012

di Barbara Ferraro

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Scrivere per immagini. Corso in 8 lezioni per per imparare a raccontare storie al cinema e in tv. Un'idea di Uovonero e Capoverso

Crem@online, domenica 21 ottobre 2012

di Rebecca Ronchi

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Nel segno del giallo

La stampa.it, lunedì 8 ottobre 2012

di Mara Pace

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Kikkerville: o tutti o nessuno

Diario di Di.To., lunedì 8 ottobre 2012

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Portici di carta: successo per la sesta edizione

Salonelibro.it, domenica 7 ottobre 2012

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Animali di versi su Centostorie. Microblog sui libri per bambini

Centostorie, 3 ottobre 2012

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Il mistero del London Eye

Liber 96, ottobre - dicembre 2012

di Sara Deriu

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Animali di versi su Mangialibri.com

Mangialibri.com, 21 settembre 2012

di Annalisa Scarpa

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Disabilità e diritti. Il mistero del London Eye.

RAI Radio 1, domenica 16 settembre 2012

Area di servizio, a cura di Francesca De Carolis

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Compagni di lettura

Terre di mezzo, settembre 2012

di Ilaria Sesana

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Collana Pesci Parlanti, Uovonero

Libri e Marmellata, 7 settembre 2012

di Federica Pizzi

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Autismo. Dalla conoscenza teorica alla pratica educativa.

Disabili.com, 30 agosto 2012

di Tina Naccarato

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Spettro autistico: conoscere la sindrome di Asperger per intervenire in modo adeguato

Disabili.com, 31 luglio 2012

di Tina Naccarato

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Hank Zipzer nella puntata di Ti racconto un libro del 29 luglio

lunedì 29 luglio 2013

clicca per guardare il servizio

leggere è un diritto di tutti

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Creare libri speciali per dare a tutti i bambini, compresi quelli che hanno difficoltà di lettura di vario genere, il piacere di leggere e di condividere gli stessi libri.

Diffondere una cultura della diversità intesa come ricchezza, che sappia stimolare curiosità e conoscenza anziché paura e diffidenza, per mezzo di albi illustrati, opere di narrativa e saggi.

contatti

  • Via Marazzi, 12 - 26013 Crema
  • Tel. +39 0373 500622
  • Mail: libri@uovonero.com

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