Strategie per contrastare l'odio - 18 febbraio 2020
"Mi piace moltissimo andare a casa del mio amico Carlo.
Possiede centinaia di soldatini."
Così comincia l'albo illustrato di Schimel e Mayorga da poco uscito in italiano per uovonero: e da un incipit così costruito ci possiamo immaginare che la voce narrante possa essere invidiosa: perché chi altri potrebbe essere quel "bambino fortunato" del titolo, se non Carlo, che possiede centinaia di soldatini e che può perfino lasciarli in giro a metà di una battaglia, senza dover mettere a posto?
Perché poi continua:
"A casa mia ogni oggetto ha il proprio posto e, subito dopo averlo usato, dobbiamo sempre rimettere tutto in ordine in modo che Davide possa trovare quello che cerca."
Davide è il fratello, e deve poter muoversi per casa senza farsi male: "quando Carlo viene a casa mia non possiamo giocare a biglie né fare campagne militari in sala."
Nel libro non viene mai detto, ma Davide ha una disabilità visiva: ha un cane tutto per sé e una memoria prodigiosa, una grande capacità di inventare storie e sa leggere anche al buio. "Davide è molto fortunato"
Le immagini sono lievi e riescono a restituire un mondo visto con sguardo bambino, in cui le cose non sono oggetto di possesso o di confronto, ma di condivisione e di differenza: in cui si sta insieme dentro la pagina, e dentro la pagina c'è la stanza o il mondo fantastico, e tutto va insieme.
Perché le cose che ci rendono fortunati sono le relazioni: "A me piace tantissimo andare a casa di Carlo ma mi piace sempre tornare a casa mia. Sono un bambino fortunato! Ho un ottimo amico e un fratello meraviglioso!"
Lawrence Schimel e Juan Camilo Mayorga, Che bambino fortunato! traduzione di Lorenza Luz Pozzi, uovonero.
Tra le pagine c'è anche un testo in braille da scoprire, come se fosse un codice segreto, in rilievo.
di Beniamino Sidoti

